sabato, 29 agosto 2009
In mezzo allo scoppio dei fuochi artificiali, l'estate disegnata da orologi e calendari va verso la sua fine, ma qualcosa rimane, come il caldo palpabile, come le esperienze incredibili di questi mesi, l'amore grande e le risate, le incazzature e lo stupore, il fuoco che devasta, il dolore e la speranza.
Tutto rimane di quest'estate, come il caldo ancora fra noi, come i giorni che non scorderemo mai.

 
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venerdì, 26 giugno 2009

La mia canzone preferita di Thriller. Che è stato uno dei miei preferiti di sempre…

scritto da Isa71 alle 18:40 pretesti: pensieri, musica, emozioni commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
martedì, 02 giugno 2009



Il Comune di Viareggio, Onde Libere e Knopfleriani.it vi invitano a “Rock per L’Abruzzo”, grande tributo ai Miti del Rock. Il 13 Giugno alla Cittadella Del Carnevale di Viareggio la solidarietà per i terremotati dell’Abruzzo porta il Rock in prima linea. Il Rock e la sua forza vitale per mandare un messaggio di energia e dare una spinta concreta alla ricostruzione e al sostegno di chi in questo momento ne ha profondamente bisogno.

Rock per L’Abruzzo” sarà un tribute concert che farà battere il cuore del Rock per ritrovarne l’essenza e riportare i grandi del passato sul palco della Cittadella del Carnevale, grazie a Tribute Band di provata qualità che contano un nutrito numero di fans in Italia e in tutta Europa.

Il tributo ai Queen e ai Dire Straits farà da elemento trainante della manifestazione, per una durata di circa sei ore ininterrotte di musica, che vedrà salire sul palco della Cittadella, oltre a Lady Bugs (per il tributo ai Dire Straits) e Great Queen’s Rats (per il tributo ai Queen), anche due band emergenti di provata bravura quali i Lace Black capitanati da Luca Celletti ed i Maryposh capitanati da Veronica Marchi, che eseguiranno alcune cover di classici della storia del Rock più alcuni brani di propria produzione, unendo il passato ed il futuro di una grande musica popolare.

Per questo evento è stata scelta la formula ad Ingresso Gratuito, che consente a tutti di vivere una serata di divertimento e amicizia. La raccolta fondi pro Abruzzo verrà invece effettuata negli appositi Stand situati all’interno della manifestazione, presso i quali il pubblico potrà scegliere quanto donare in piena libertà. Tutti i fondi raccolti verranno donati per la ricostruzione di una scuola elementare in San Demetrio Ne' Vestini.

L'evento “Rock per L’Abruzzo” sarà reso possibile grazie alla collaborazione di alcuni importanti partner, quali: La Fondazione Carnevale di Viareggio, Linea Grafica di Stefano Cunsolo, Musicalnews.com di Giancarlo Passarella , Viareggiok.it di Stefano Pasquinucci, Versiliaintv.com di Francesco Venuto,Edizioni Cinquemarzo.

Un ringraziamento particolare allo staff di Radio Bruno che sarà la Radio Ufficiale dell’Evento.

Lo spettacolo sarà inoltre trasmesso in diretta streaming nelle tendopoli abruzzesi.

Presenteranno la serata Annarita Landi, Giancarlo Passarella, Stefano Pasquinucci.

Sito ufficiale dell’Evento: www.rockperlabruzzo.tk realizzato e amministrato dallo staff di Knopfleriani.it dove potrete trovare info in tempo reale sull’evento.

Apertura cancelli ore 18.30 il 13 Giugno presso la Cittadella del Carnevale di Viareggio.

scritto da Isa71 alle 21:42 pretesti: pensieri, musica, politica, amore, arte, emozioni, soundtrack, amico, buonumore, viaregginitudine commenti: commenti (10) (popup) | commenti (10)
martedì, 12 maggio 2009

Mi godo il fresco per un po'.
E la dolcezza della sera.
scritto da Isa71 alle 21:59 pretesti: parole, pensieri, viaggi, amore, filosofia, piedi, surrealismo, buonumore, inutilità fatta post commenti: commenti (5) (popup) | commenti (5)
lunedì, 06 aprile 2009
 
scritto da Isa71 alle 21:41 pretesti: pensieri, politica, arte, dolore, emozioni, incazzatura commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
venerdì, 30 gennaio 2009

 

Che alla fine negli anni ‘80 c’erano anche alcune belle canzoni. Con una loro eleganza, come questa.

E anche se non vi piace e la trovate superficiale, è lo stesso. Perchè per me, invece, è legata a un sacco di ricordi.

Ciao Mike Francis.

scritto da Isa71 alle 18:15 pretesti: parole, pensieri, musica, emozioni commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
martedì, 27 gennaio 2009
carro


Sabato sera passeggiavo in Piazza Bra, a Verona. C'era parecchia animazione: la pista di pattinaggio, le maschere del Carnevale, gruppi di musicisti tedeschi a suonare alla Gran Guardia. Un sabato sera di città.
Da un lato della piazza, ho visto un vagone ferroviario molto vecchio. L'uomo che amo mi ha spiegato che è un vagone che viene esposto ogni anno in occasione della Giornata della Memoria, che ricorda le vittime della Shoah. Non ne avevo mai visto uno.
Di per sè, è un vagone rugginoso.
Quello che si nota subito, è la scritta su uno dei fianchi.
54 Stucke. Se il mio tedesco mi assiste, vuol dire "54 pezzi". A fianco, una stella a sei punte scarabocchiata.
54 pezzi. Non persone. Non uomini, nè donne, nè bambini. Pezzi. Cose. Che infatti non hanno neanche bisogno di respirare, visto che l'unico "finestrino" è una fessura minuscola in alto, debitamente coperta dal filo spinato.
C'erano in piazza persone che lasciavano fiori tra le ruote e gli ingranaggi del vagone. Fiori, e lumini e foto di cari deportati nei campi di sterminio. Come si fa con i drammi appena accaduti, gli incidenti stradali di ieri, gli attentati o le calamità naturali dell'inverno.
Se sfiori appena la ruggine di quel carro, non puoi negare, non puoi non ricordare, non puoi far finta di non sapere.
Non puoi accettare che la tragedia di ieri diventi il seme di nuove tragedie, in nessun angolo del mondo. In Germania, in Italia, in Israele, in Palestina, in Iraq, in Bosnia.
Nessun uomo si merita di essere un pezzo.
scritto da Isa71 alle 11:17 pretesti: pensieri, politica, donne, uomini, dolore, emozioni, incazzatura commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
venerdì, 16 gennaio 2009

E così si volta pagina. Un anno in più, e un cambiamento radicale. Niente più lavoro pendolare.

Niente più 90 km al giorno per guadagnarsi la pagnotta.

E, pare o almeno si spera, un ambiente di lavoro decisamente migliore. Se non dal punto di vista umano (sto scoprendo che la propensione alla lite negli enti pubblici è smodata), almeno da quello ambientale.

Ho timbrato il cartellino oggi, per la prima volta, in quello che a quanto pare è Il Posto Di Lavoro Definitivo. Ed è una bella sensazione, nel giorno del proprio compleanno. Mi hanno pure regalato un cioccolatino, e fatto gli auguri anche se mi avevano conosciuto da pochi minuti.

Mi porto dietro un anno che è stato quasi come fare il militare, al lavoro contando i giorni per andarmene, e tenendo duro con le mie due colleghe che sono le uniche o quasi che mi mancheranno.

Ma ora è andata, finita, si volta pagina. A 38 anni, mi merito la mia serenità.

 

scritto da Isa71 alle 21:34 pretesti: pensieri, donne, lavoro, uomini, buonumore commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
giovedì, 08 gennaio 2009
Ricordo la mattina, quando facevo colazione prima di andare a scuola, alle elemntari, mia mamma cuciva le scarpe, chilometri di trapunte su scarpe di camoscio che non poteva permettersi, l'orologio col cucù rotto che però era carino, e la vecchia radio rifinita in finto legno, con la manopola fissa su Radio Montecarlo, e Luisella Berrino che annunciava questa canzone...
Questo è il mio ricordo di Fabrizio De Andrè.
Ho capito davvero solo anni dopo.


...perchè l'amore ha l'amore come solo argomento.

(F. De Andrè - Dolcenera)
scritto da Isa71 alle 20:35 pretesti: parole, pensieri, musica, amore, ricordi, arte, emozioni, amico commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
martedì, 23 dicembre 2008
Tempo di Natale, tempo di Auguri... a quei pochi che ancora resistono alle sirene di altri (ben più miseri) lidi della rete, leggi Facebook et similia, a loro, ai miei lettori abituali e a quelli occasionali, i miei auguri per un tempo migliore. E che il tempo migliore cominci da ciò che si ha nel cuore.
Vi regalo un racconto di c a t p o e t e una foto scattata da me, con un abbraccio grande.
Auguri!

lanterne


Quel giorno, guidando come al solito verso casa, il dottor Ugo Lorenzi non era affatto allegro. In ufficio gli avevano prospettato un 2009 di sangue, sudore e lacrime. Gli affari delle aziende clienti stavano andando male, e questo avrebbe avuto un effetto dirompente sul fatturato dello studio di commercialisti nel quale lavorava da oltre dieci anni. Quindi, doveva dire addio alle solite vacanze in Kenya con la famiglia. Prima di entrare in autostrada, spense il cellulare. Non lo faceva mai, ma quella sera aveva bisogno di riordinare le idee.

Davvero, una situazione difficile. Paventava sopratutto la reazione della moglie, abituata a farsi due settimane al sole mentre a Milano l'inverno arrivava al culmine. Come spiegarle che non c'era niente da fare? Che bisognava accettare qualche sacrificio, con la speranza che in futuro gli affari tornassero a tirare? Accelerò un poco, per superare una Golf che oscillava pericolosamente tra il bordo strada e la corsia di sorpasso. Il traffico era sempre caotico, verso il fine settimana. C'erano camion che cercavano di fare l'ultima consegna prima dello stop forzato per il week end, auto già in marcia per la montagna, furgoni costantemente con la freccia fuori. Insomma, nulla di nuovo. Eppure, si sentiva a disagio in mezzo a quella confusione. Aveva davanti ancora una ventina di chilometri, e gli parevano centinaia.

Uscì al primo casello e si infilò in una della tante strade di campagna che aveva percorso, da ragazzo, con la bici del padre e la canna da pesca sulla spalla. Era molto che non vedeva quei posti. A parte le rotatorie, non erano cambiati. I filari di pioppi si alternavano ai campi arati, con la bella terra scura che ogni anno sapeva produrre quintali di mais, grano, tabacco. Gli faceva bene ritrovare il paesaggio dei suoi anni migliori, quando poteva fantasticare libero su tutto. Ricordava ancora di aver desiderato di diventare un musicista, poi un pilota di jet, un cantante rock, un archeologo... Si riscosse sul rettilineo che portava dritto al portone di casa. “Mah, che sarà mai” pensò, “al massimo si fa una litigata. Pazienza. Vorrà dire che mi terrà il muso per un paio di giorni”. Schiacciò il pulsante dell'apri-cancello e pochi istanti dopo era in garage. Prima di entrare in cucina, decise che avrebbe parlato alla moglie solo dopo cena. Non gli andava di farsi sentire dai bambini mentre discuteva di tagli ed economie.

Mangiarono come al solito, con la tv accesa, perché volevano vedere i filmati dove gli animali sembravano tanti clown, e ne combinavano di tutti i colori. Alle dieci, come al solito, dovette faticare per mettere a letto i figli. E pensare che ai suoi tempi lo mandavano in branda subito dopo carosello. Quando finalmente la casa fu tranquilla si risolse a fare la cruciale dichiarazione che gli avrebbe alienato la simpatia di Clara almeno per una settimana. Lei lo ascoltò con calma e attenzione, poi sembrò prender fiato per una lunga replica. Qui viene il bello, perché ciò che disse suonò piacevolmente imprevisto: “Avevo già intuito che per quest'anno le vacanze potevano saltare. Non sono mica scema. Li leggo anch'io i giornali. Ma non devi crucciarti. Anzi, ti ricordi i Salteri di Centa San Nicolò? Mi hanno chiamato per farci gli auguri. Siamo stati al telefono un'ora buona e ci hanno invitati ad andar su in montagna, nella loro malga riattata che a loro non serve. Lo sai che a me la montagna non piace, comunque, pur di portarci i ragazzi mi accontento.”

Ugo Lorenzi si sentì immediatamente sollevato. Nessuna guerra in famiglia. Niente barricate. Nulla di nulla. L'unica cosa che lo turbava ancora, era di dover passare ben quindici giorni in un paesino dove non c'era il benché minimo svago. Ma, come si dice, di necessità virtù. L'indomani, caricò la famiglia ed i numerosi bagagli sull'auto (e quella fu la volta in cui credette finalmente di aver fatto bene a prendere un SUV). Guidando piano, prese la via del Trentino Alto Adige, con i bambini che guardavano estasiati i picchi altissimi affacciati ai due lati dell'autostrada. Fece un paio di fermate tecniche in autogrill, infine depositò il gruppo in un posto che somigliava parecchio ad un presepe, con la neve alta mezzo metro e le case di legno illuminate da candele accese.

Aveva immaginato di annoiarsi, ma tra battaglie a palle di neve, pupazzi, lunghe passeggiate in mezzo ai boschi e racconti davanti al camino, non ebbe tempo per sbadigliare. La crisi gli aveva restituito il piacere stare con i suoi cari, di giocare senza preoccuparsi dei commenti altrui, persino di raccontare favole ai bimbi prima di dormire. Sulla strada del ritorno, si fece mentalmente una solenne promessa: mai e poi mai avrebbe sacrificato ancora il tempo a far soltanto soldi. Ora sapeva che vivere è molto, molto di più.
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martedì, 09 dicembre 2008
Venerdì 12 dicembre, dalle ore 18.00 all'Hotel Villa Toscana da Uz
Viale Colombo 209 - Lido di Camaiore (LU)

Presentazione del libro

"Abito Parole"

di Carlo Alberto Turrini

con mostra fotografica di Marco Bertin, con immagini realizzate in B/N su pellicola ad infrarossi.


Un testo insolito, che ruota intorno al tema - casa - per parlare in realtà di un'umanità varia e disorientata, sfruttando stili letterari eterogenei: il racconto, la prosa, la massima, la poesia.
Nessuna possibilità di prevedere cosa accade nella pagina seguente, né come verrà raccontato...


L'attrice Rebecca Palagi leggerà alcuni brani dal libro.


abitoparole

Carlo Alberto Turrini vive e lavora a Verona. Nel 1982 pubblicò un libro di prosa e poesia intitolato "Il cielo", che fu apprezzato da critici quali Roberto Roversi e Franco Fortini. Ciò malgrado, abbandonò in seguito ogni progetto letterario per passare alla scrittura commerciale, impiegandosi come copywriter. Oggi torna alla letteratura per un radicale bisogno di libertà e di critica al "mondo di vivere" consumistico occidentale.

Marco Bertin, veronese. Ha pubblicato sei libri, tre sul tema del carnevale e tre sull'Africa.
Collabora con l'Unicef. Suoi portfolio sul ritratto e sul paesaggio sono stati pubblicati dalle più autorevoli riviste di settore. Esposizioni personali in Italia, Francia, Belgio, Austria,Germania, Portogallo. Le immagini che presenta parallelamente al volume "Abito parole" sono il risultato di una lunga ricerca svolta in tutta Europa.

scritto da Isa71 alle 22:25 pretesti: parole, pensieri, amore, donne, libri, arte, uomini, emozioni, amico, buonumore, viaregginitudine commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
domenica, 16 novembre 2008
E' vero. Giorni fa il blogger Chef Marco (ciao Chef) mi commentava dicendo che "mi sono politicizzata" e che una volta parlavo di cucina e poesia.
Il mio blog, me ne sono resa conto, ha perso la leggerezza che lo contraddistingueva nei mesi scorsi. E' come si fosse rabbuiato, e anche se queste pagine scritte non rappresentano che una minuscola parte della mia giornata, risentono evidentemente dell'umore, che va calando in relazione a quello che vedo succedermi attorno.
Da un punto di vista strettamente sociale, intendo. Perchè la vita privata, invece, fila via liscia, e forse adesso poesia e cucina si concentrano là.
Mentre qua diventa necessario esprimere il disagio per una situazione sociale ed ambientale in cui mi sento ogni giorno più scomoda, più schiacciata da cose assurde.
Ho appena scritto una di quelle frasi che tempo fa avei giudicato pallosissime su un blog... a dire il vero son pallose anche scritte da me. Ma pazienza, quello è.
Il lavoro, le assurdità governative, Brunetta... mi viene voglia di raccontare questa sensazione di scomodità qui, forse perchè spero in una reazione. Mia e di altri. Forse mi illudo che queste poche righe siano prese sul serio, quando ho sempre pensato che in un blog non ci fosse nulla di serio.
Forse è domenica sera e dovrei andare a dormire perchè domattina la sveglia suona alle 6 e non dovrei star qui a farneticare in preda alla cattiva digestione di pane e olive che ho mangiato per cena.
E' un periodo che va così, insomma.
C'è ancora poesia, c'è ancora la cucina e c'è ancora spazio (e molto!) per le cose belle che possono popolare la vita. Ma non so come mai, mi viene voglia di difenderle da questo mondo, e tenermele nel mio, di mondi.
Buonanotte.
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giovedì, 30 ottobre 2008
bunuelVi chiedo, amici, di prendervi cinque minuti di tempo, e leggervi questo post:

scritto dal grande Andrea "ConteNebbia" Bruni.

Dice cose semplici ma molto importanti, in questo momento, e la preghiera che vi faccio è di aiutare a tenere viva quest'Idea.

Per favore.

…Poi vedo i ragazzi in piazza, vado nelle pagine dei blog amici e un poco mi rincuoro…Un poco, a onor del vero: siamo in guerra, lo capite? E’ l’unica arma che resta, è la penna. (Contenebbia).

(nella foto: Luis Bunuel)
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lunedì, 27 ottobre 2008




Spike Lee - La 25a ora


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lunedì, 20 ottobre 2008
Fuori dal mondo, nel silenzio perfetto di una cerchia di mura antiche, di notte. Nel sole e nei colori della terra che mutano di minuto in minuto. Avere un castello tutto per noi nel quadro della finestra della camera del nostro hotel, e tutta la bellezza da serbare nel cuore.

Montalcino


scritto da Isa71 alle 21:29 pretesti: pensieri, viaggi, amore, arte, emozioni commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
domenica, 28 settembre 2008
paul


paul



paul


A Paul Newman.
Lui che è uno dei grandi.


scritto da Isa71 alle 21:02 pretesti: pensieri, donne, cinema, ricordi, uomini, emozioni, malumore commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
lunedì, 15 settembre 2008
evaQuando vado dall'estetista o dalla parrucchiera, capita che insistano, le gentili fanciulle, per fornirmi qualche giornale con cui ingannare l'attesa, mentre lo smalto si asciuga o le meches prendono colore.
Se disgraziatamente non posso rispondere "No, grazie, ho il mio libro", come capita di solito, ne approfitto per fare un test.
Prendo il giornale in questione, che mai nella vita sarà Focus o AD, ma qualcosa a scelta fra Novella 2000, Eva 3000 (ma che è, una gara a chi le spara più grosse?!) o Visto, e lo sfoglio con cura, soffermandomi sulle foto con la stessa attenzione con cui il testimone sfoglia le foto segnaletiche degli indagati per trovare il colpevole di un orrido crimine.
Poi, faccio due conti: quanti di questi nerboruti ragazzotti e siliconate giovinette conosco?
Se resto sotto i dieci, sono una donna felice.
Bene, all'ultimo test effettuato (estetista, la scorsa settimana, Eva 3000), ho riconosciuto:
  1. Flavio Briatore e la sua badan... ehm ...moglie;
  2. Fabio Galante, che vale meno perchè viene al mare ad un paio di stabilimenti dal mio;
  3. Antonella Clerici.
TRE!
Il resto per me era un elenco di nomi del tutto sconosciuti, dic ui non ho idea di cosa facciano o da dove vengano, tranne che per quelli che accanto al nome hanno scritto "del GF7": ma ci firmeranno pure gli assegni con questo neo-cognome? Mah.
Resta il fatto che ancora una volta posso dire che la mia vita non la sto sprecando del tutto...
scritto da Isa71 alle 17:22 pretesti: pensieri, filosofia, surrealismo, buonumore, inutilità fatta post commenti: commenti (8) (popup) | commenti (8)
giovedì, 11 settembre 2008
scritto da Isa71 alle 15:26 pretesti: pensieri, politica, dolore, incazzatura commenti: commenti (1) (popup) | commenti (1)
martedì, 09 settembre 2008
A Lucio. E a tutti quelli che lo amano.

In un mondo che
non ci vuole più
il mio canto libero sei tu
E l'immensità
si apre intorno a noi
al di là del limite degli occhi tuoi
Nasce il sentimento
nasce in mezzo al pianto
e s'innalza altissimo e va
e vola sulle accuse della gente
a tutti i suoi retaggi indifferente
sorretto da un anelito d'amore di vero amore
In un mondo che - Pietre un giorno case
prigioniero è - ricoperte dalle rose selvatiche
respiriamo liberi io e te - rivivono ci chiamano
E la verità - Boschi abbandonati
si offre nuda a noi - perciò sopravvissuti vergini e limpida
è l'immagine - si aprono ormai - ci abbracciano
Nuove sensazioni
giovani emozioni
si esprimono purissime in noi
La veste dei fantasmi del passato
cadendo lascia il quadro immacolato
e s'alza un vento tiepido d'amore di vero amore
E riscopro te
dolce compagna che
non sai domandare ma sai che ovunque andrai
al fianco tuo mi avrai
se tu lo vuoi
Pietre un giorno case ricoperte dalle rose selvatiche
rivivono ci chiamano
Boschi abbandonati e perciò sopravvissuti vergini
si aprono ci abbracciano
In un mondo che
prigioniero è
respiriamo liberi io e te
E la verità
si offre nuda a noi
e limpida è l'immagine ormai
Nuove sensazioni
giovani emozioni
si esprimono purissime in noi
La veste dei fantasmi del passato
cadendo lascia il quadro immacolato
e s'alza un vento tiepido d'amore
di vero amore e riscopro....
scritto da Isa71 alle 20:21 pretesti: parole, pensieri, amore, arte, emozioni commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
lunedì, 08 settembre 2008
candelaHo aperto la posta elettronica, poco fa.
Ho trovato questa e-mail, da cui ho tolto i nomi, per ovvi motivi, e che vi traduco dall'inglese.

"Scrivo questa email alle persone nella nostra rubrica che pensiamo possano essere amici di ****** ******. Abbiamo brutte notizie da dare riguardo a nostra figlia.
Nel febbraio di quest'anno le è stato diagnosticato un cancro del collo dell'utero che si è allargato in altre zone. E' stata sottoposta a chemioterapia con buoni risultati, ma il trattamento ha raggiunto il punto in ci non c'erano più benefici significativi. E' entrata in ospedale lo scorso martedì, ed è scomparsa sabato. Era in pace e non aveva dolori."


Avevo conosciuto S. solo virtualmente, per e-mail, perchè gestiva un bellissimo sito su uno dei miei attori preferiti.
Poi da un paio d'anni non l'avevo più sentita, e anche il sito non era più aggiornato dal 2005, ed avevo pensato che, come spesso succede in questo fragile mondo virtuale, la sua vita avesse preso il sopravvento, non lasciandole tempo di fare altro, e probabilmente così è stato per un po', visto che la malatti è sopraggiunta nello scorso febbraio.
Spero davvero che se ne sia andata in pace e senza soffrire.
Quello che mi angoscia da una mezz'ora a questa parte, è tornare di nuovo all'idea che davvero possiamo sparire in un attimo, così...
Vivere, vivere tutto e non rinunciare a nulla.
Non pensare "Posso farlo domani"... mai.
E mi chiedo se tutti i pensieri che le persone che hanno letto quella email (e sono davvero tante) stanno lasciando andare nell'aria di questo mondo, in qualche modo tengano in vita S., così come potrebbero tenere in vita, per sempre, ognuno di noi...
scritto da Isa71 alle 22:02 pretesti: pensieri, donne, filosofia, uomini, dolore commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
lunedì, 25 agosto 2008
ecoLa sala d'aspetta è sobria, moderna. Un divanetto blu e alcune poltroncine nere. Al centro, un tavolino da fumo di ebano e marmo bianco. Sul tavolo da fumo c'è un grosso posacenere di cristallo. Sul muro, il cartello "Vietato fumare."
Una ragazza ciarla al cellulare che continua a squillare ininterrottamente. Un uomo commenta fra sè le notizie che la radio diffonde nella saletta. Vorrebbe attaccare discorso con questi argomenti, probabilmente.
Io sto seduta, con una mano reggo la cartella con i vecchi referti e con l'altra una bottiglietta d'acqua da cui bevo sorsi regolari. Neanche per riempire la vescica per l'ecografia che mi accingo a fare, quanto per la gola secca.
Ho paura.
Terrore, denso e colloso, che scende dalla gola fino alle ginocchia. Il cuore va a mille mentre cerco di ripetermi che devo stare calma, che tutto andrà bene e se non andrà bene troverò una soluzione, perchè io la trovo sempre una soluzione. Perchè io sono forte. Perchè io posso scalare ogni montagna. Perchè io mi sto cagando sotto e al dopo non ci voglio neanche pensare.
Se il medico non mi chiama credo che mi verrà un infarto e allora non dovrò più preoccuparmi di nulla.
Mi chiama.
Entro.
Dopo un breve colloquio, mi fa stendere sul lettino e inizia l'esame.
Va tutto bene.
Non c'è niente.
Tutto nella norma, signora, può rivestirsi.
Respiro.
Respiro.
Respiro.
Mi sento bene in un modo che non si può immaginare se non lo si prova.

Questa mezz'ora di panico si ripete nella mia vita da anni, ormai, con regolare cadenza annuale. E' la mia ecografia di controllo per il seno.
Mia madre è morta per un cancro al seno sei anni fa, e mi ha fatto giurare che mi sarei controllata ogni anno, sempre.
Io ho visto giorno dopo giorno com'è morta mia madre, un po' alla volta. Quando fu diagnosticato, il suo tumore, non credo che esistessero nemmeno, le ecografie.
Adesso esistono, e sono strumenti diagnostici meravigliosi: indolori, innocui, semplici e chiarissimi.
La mia mezz'ora di terrore mi consente di dormire serena e di sapere che se mai quella bestiolina infida che è il tumore al seno, dovesse mai apparire dalle mie parti, io lo scoprirò presto e lo sconfiggerò e non morirò in mezzo a sofferenze atroci, come mia madre, e come decine di donne che non fanno mai controlli perchè "a me non accadrà mai", perchè "ah no io non ci vado, ho troppa paura" e così via.
Mezz'ora di terrore in una sala d'aspetto sono niente a confronto dell'orrore in cui potreste cadere poi...
Quindi, amiche mie, alzate le chiappe e prenotate il vostro controllo annuale: sono 36,15 euro di ticket, meno del reggiseno strafigo che rischiate di non poter più indossare.
E dopo, autopalpazione mensile: imparate a conoscere il vostro seno, e ne noterete ogni minima modifica. E ancora: mammografia dopo i 40 - 45 anni, e dopo i 45 è totalmente gratis ogni due anni, chiedetelo alla vostra ASL.
Fatelo, ve ne prego.
E se a leggere questo sono gli uomini, imponetelo alle donne della vostra vita, se volete averle al vostro fianco per lunghi anni felici.

Un llink utile: AIRC - Cos'è il tumore al seno
scritto da Isa71 alle 19:37 pretesti: pensieri, donne, buonumore commenti: commenti (5) (popup) | commenti (5)
venerdì, 08 agosto 2008

otto

08.08.08


Dopo attenta riflessione, mi sono resa conto che, tolta l'apertura delle Olimpiadi, con il numero 8 ci son meno soddisfazioni che con il 7 dello scorso anno.
scritto da Isa71 alle 22:05 pretesti: pensieri commenti: commenti (1) (popup) | commenti (1)
martedì, 29 luglio 2008
mentaHo appena tentato di fare un mojito con l'origano invece che con la menta.
Eh si, perchè sono andata in giardino a prendere i profumati rametti (perchè, ovviamente, c'è chi coltiva la canapa sul balcone e chi la menta per il mojito: ognuno ha i suoi bisogni) e quando sono arrivata a mettere le foglioline nel bicchiere, mi sono accorta di avere in mano un rametto di origano.
Per qualche attimo ho anche pensato di fare l'esperimento: il glorioso orijito, il nuovo cocktail dell'estate 2008, Lucignolo non parlerebbe d'altro, già già.
Ho lasciato perdere.
Fa troppo caldo per tentare l'esperimento.
E l'idea di trovarmi una sgallettata intervistatrice di lucignolo in giro per casa mi terrorizza.
Evviva Hemingway.
Evviva il mojito.
Evviva la menta menzognera.
scritto da Isa71 alle 23:04 pretesti: pensieri, filosofia, surrealismo, inutilità fatta post commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
mercoledì, 09 luglio 2008
fulmini

In piazza Bra, i turisti passano come nuvole su un campo di grano.

Temporali giapponesi che rilasciano innaturali lampi senza tuoni.

Di quando in quando, osservo uno squarcio di genuina meraviglia tra la massa compatta, grigia, frettolosa che sciama, spinta dal vento di una famelica curiosità.

Quello stupore mi consola.

Da alle mie speranze una statistica sulla quale possono giustificarsi e crescere.


(un frammento di Catpoet)
scritto da Isa71 alle 19:16 pretesti: pensieri, arte, emozioni, catpoesie commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
lunedì, 09 giugno 2008
fontana di trevi
Non so se è più il fatto di essere stata qualche giorno lontana dall'ufficio, o se è perchè sono stata a contatto con tanta bellezza, che adesso sto così bene, in pace e rilassata.
Quasi tre giorni a passeggiare per Roma, a vedere un concerto bellissimo (grazie, Mark, ancora una volta...), a sorprendermi della gentilezza di alcune persone.

O forse è il rumore fresco dell'acqua nella Fontana di Trevi, io e te di schiena che lanciamo la monetina ridendo, la pizza con P. e suo figlio, la visita silenziosa alla Chiesa dei SS. Cosma e Damiano, tutta quella bellezza che dilaga ovunque intorno.

E poi... "you and me baby, how about it?", il pranzo mentre fuori infuria un temporale spaventoso e bellissimo, le risate quando ci accorgiamo di avere l'auto parcheggiata proprio lungo il percorso del Gay Pride.

Eppure alla fine, cos'è stato, se non noi due in una città bellissima, quasi senza meta, camminando nel sole?

scritto da Isa71 alle 18:41 pretesti: parole, pensieri, viaggi, musica, amore, donne, arte, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
sabato, 31 maggio 2008
cane"Noi non vogliamo razze di cani stranieri". E' l'ultima sparata del vicesindaco di Treviso Giancarlo Gentilini. Parlando in occasione della presentazione delle unità cinofile del Corpo Forestale, in piazza dei Signori, lo Sceriffo anti-immigrati stavolta se l'è presa con il meticciato dei nostri amici a quattro zampe: ok al lupo italiano, una razza nata alla fine degli anni Sessanta, al bando pechinesi, chihuahua, labrador, husky e tutto quanto suoni "esotico". Anche se si chiama Fido e non Mohamed.
In piazza dei Signori era in corso un'esibizione del Corpo forestale che presentava le unità cinofile per il recupero di animali di specie estinte. Si tratta di cani di una razza chiamata "lupo italiano", creata negli anni Sessanta. Cani che piacciono a Gentilini: "Questi sì che vanno bene, sono gli animali dei nostri progenitori. Dobbiamo dire no, invece - ha proseguito il vicesindaco di Treviso - a quei cani stranieri che non sono rispettosi dell'ecoflora nostrana e del nostro ambiente".
Gentilini non è nuovo a sparate contro gli stranieri, in particolare gli immigrati islamici. Ma è la prima volta in assoluto che se la prende con i cani "meticci" o di razze estere, anche se in passato era già stato protagonista di una memorabile battaglia contro le cacche dei quattro zampe. (da La Tribuna di Treviso del 29 maggio)

Ecco. Stamani, ascoltando la radio, scopro che secondo quel mattacchione di Gentilini, anche il mio Lester, di razza Epagneul Breton, è un cane che andrebbe espulso dal sacro suolo italico.
E' talmente assurdo nei suoi pensieri, questo vicesindaco, che potrebbe finire col diventarmi pure simpatico, di quella simpatia che si riserva al matto del paese quando dice la sua bischerata quotidiana.
Mi chiedo, però, se fra le italiche razze canine, il Gentilini inserisca anche il Mastino Napoletano (ohibò, il cane terrone e per giunta razzolante nella spazzatura), il Pastore Abruzzese (orrore, compesano di Di Pietro!) e il Cirneco dell'Etna (cane terrone e pure mafioso).
Bah. Anzi, bau.

(nella foto, un temibile cane extracomunitario che sta evidentemente meditando di colonizzare e distruggere l'ecoflora nostrana)
scritto da Isa71 alle 14:49 pretesti: pensieri, politica, incazzatura, cani, malumore commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
martedì, 27 maggio 2008
afaIl caldo, anzi, più che altro, l'afa ci è piombata addosso, interrompendo le trasmissioni della primavera.
E anche se qui sul mare non abbiamo neanche il concetto di "afa", se ci confrontiamo con certe zone d'Italia, la cosa non è comunque gradevole.
Ho ciondolato in un giorno di ferie obbligate, constatando che non c'è più traccia della stagione fredda.
Giro già malamente abbigliata con una vecchia t-shirt come faccio in agosto, nè più nè meno.
Adesso eviterò il solito pippone del "non esistono più le mezze stagioni", tranquilli...
Negli ultimi giorni, scivolando in mezzo all'afa, qualcosa in me è cambiato. E' cresciuto e maturato, direi.
Ho attraversato chilometri di campi di grano inconsapevole, ed ho incontrato la mia maturità, e ora, nonostante i "bimba" affettuosi che mi rivolgono la maggior parte delle persone che conosco, sento tutti i miei trentasette anni. Uno per uno.
Ma la cosa migliore è che non li cambierei. Non sono mai stata così presente a me stessa come ora che sono parte di un qualcosa che percepisco grande e immenso, sono parte di un "noi".
scritto da Isa71 alle 18:56 pretesti: pensieri, viaggi, amore, donne, uomini, dolore, emozioni commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
venerdì, 16 maggio 2008
sveglia(Al bar, oggi pomeriggio intorno alle 17.00, dialogo fra me e la barista L.)

Io: Ciao bella, mi fai un ******** per favore? (dopo capirete perchè ho messo gli asterischi, n.d.r.)

L: Certo. (seguono chiacchiere da bancone del bar. Poi L. mi mette davanti un marocchino al vetro.)

Io: (guardo il bicchiere perplessa) Ma... non ti avevo chiesto un cappuccino?

L: Oddio, scusami, aspetta che te lo rifaccio!

Io: No no, calma. Il fatto è che lo chiedevo anche a me stessa. Stavo pensando se volevo un marocchino o un cappuccino, ma mica lo so cosa ti ho chiesto...

L: (perplessa) Oddio... ma sai che non me lo ricordo proprio cosa mi avevi chiesto?

(attimo di silenzio filosoficamente pregnante)

Io: A che ora ti sei alzata stamani?

L: Alle 5.00

Io: E io alle 6.00. Hai vinto. Abbiamo bisogno di dormire, si...

L: Già...
scritto da Isa71 alle 21:43 pretesti: pensieri, lavoro, filosofia, dialoghi, inutilità fatta post commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
giovedì, 15 maggio 2008
orsoPoi succede che crolli, così, di punto in bianco. Quando meno te l'aspetti esplodi in un pianto irrefrenabile, che butta fuori tutto quello che hai macerato dentro per giorni. E se ti va bene, c'è qualcuno che ti abbraccia, mentre succede. A me è andata bene.
Ma ecco, questo ti serve anche per capire che così non va.
Che c'è bisogno di prendere il coraggio a due mani, dare una spallata a tutto, e cambiare direzione, prima di farsi troppo male.
Si può accettare di tutto, è vero, soprattutto se si tratta di lavoro. Si prova ad adeguarsi. ma solo fino ad un certo punto. Solo fino a quando non si capisce che ci si sta rimettendo in salute e serenità.
E allora, ecco che i dubbi vanno messi da parte. E bisogna decidersi, anche se di dubbi ce ne saranno di nuovi, e di timori altri, che però si ridimensionano davanti ai vantaggi.
E così, la stanchezza insopportabile che mi sono portata dietro fino ad oggi, ha iniziato a convivere con la speranza di un cambiamento in meglio a breve termine.
Si deve.
E meno male che io ho un abbraccio che mi conforta, e dei baci al sapore di caffè in un caldissimo pomeriggio di primavera, che mi riconsegnano tutta la dolcezza del mondo.
scritto da Isa71 alle 19:00 pretesti: pensieri, lavoro, filosofia, emozioni, buonumore, malumore, inutilità fatta post commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
mercoledì, 23 aprile 2008
(Montagnana, PD)

Immaginate di arrivare ad un castello incantato, ascoltando le note di una musica che ha un'aria antica, e che canta così...

Mia signora, posso avere questo ballo
perdonate un cavaliere che non conosce vergogna
mia signora, posso avere questo ballo
e, signora, posso conoscere il vostro nome?
Avete ballato al braccio di un soldato
ed io ho sentito la lama dell'amore così tagliente
e quando avete sorriso mi avete distrutto
ed io sono stato attratto da voi, mia Regina

Ora, questi stivali potranno portarmi dove vorranno
sebbene potrebbero non splendere mai come i suoi
non c'è cavaliere che non ucciderei
per avere la mano della mia signora da baciare
Si, e mi seguirono attraverso la sala
per non lasciarmi ad un respiro da voi
e loro caddero in silenzio, tutti quanti
e voi poteste vedere che il mio cuore era sincero

Poi vi ho condotta via dalla sala
e cavalcammo su per la collina
via, oltre le mura della città
e di certo siete ancora la mia signora
Una notte d'estate di tanto tempo fa,
stella cadenti nel cielo
e ancora, cuore mio, devo sapere
perché mi amate, signora, perché?

scritto da Isa71 alle 19:14 pretesti: parole, pensieri, viaggi, musica, amore, donne, arte, uomini, emozioni commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
martedì, 15 aprile 2008
mk

Mi aspettano.
Prendo l'auto e vado perchè mi aspettano i miei amici. Mi aspetta quest'omino qui sopra che mi tiene compagnia da 23 anni. Vado perchè mi aspetta l'uomo che amo.
Direi che ho motivi a sufficienza per partire.
Voi nel frattempo fate i bravi, io intanto vado a finire la valigia.
A presto!
scritto da Isa71 alle 21:40 pretesti: parole, pensieri, viaggi, musica, amore, donne, arte, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
lunedì, 14 aprile 2008
Ecco, vedi, adesso è proprio quello a cui sto pensando. Questa sensazione di "mille piccole cose che stanno andando a scatafascio".
In auto sotto la pioggia battente, mentre cerco un bancomat che funzioni, mentre cerco di non finire l'ultima goccia di benzina, mentre il distributore di GPL abituale è guasto, mentre vedo il nostro paese che se ne va allegramente a puttane, mentre sento quel tremore nella tua e nella mia voce al telefono.
Mentre parlo con una signora che mi racconta del figlio licenziato dopo tre mesi di contratto a progetto, ed ha una laurea e ha 30 anni e le viene da piangere, e guardo questi biglietti per andare a un concerto che fatica a mantenere il suo fascino e la sua magia in mezzo a questa bruttura del mondo.
Ecco.
Io adesso voglio questo. Voglio un abbraccio, voglio il tuo abbraccio, voglio un abbraccio per tutte quelle persone che oggi faticano a deglutire.


scritto da Isa71 alle 18:37 pretesti: parole, pensieri, musica, politica, amore, donne, uomini, dolore, emozioni, incazzatura commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
sabato, 12 aprile 2008
luna Sono la luna
e ogni mese io mi specchio
bella al chiaro della terra

Sono la luna
e la tristezza dei Pierrots
corre via sulla mia lama
Sono la luna
la mia luce una speranza
il mio riflesso un’assonanza
bambino che dormi già
sei tutta la mia fortuna
sono la luna.
Mi chiamo luna
e di faccia o di profilo
in ogni agenda c’è il mio viso
Mi chiamo luna
un mare in piena so svuotare
ogni piacere ho già deriso
Mi chiamo luna
per l’amarezza dei poeti
ho le chiavi della fuga

e ci sarà chi scambierà
amore con fortuna
Mi chiamo luna.
Dimmi luna
sei in un angolo di cielo
un silenzio da cercare
dimmi luna
sei brillante imbarazzante
una curva da leccare
dimmi luna
il mostro che ti porti addosso
è la nostra storia più crudele
e ci sarà chi scriverà alla luna
ad un’altra luna.

(Leo Ferrè, nella traduzione di Andrea Satta – Tetes de Bois)
scritto da Isa71 alle 12:32 pretesti: parole, pensieri, musica, amore, donne, arte, uomini, emozioni commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
domenica, 06 aprile 2008
trenoAvanti e indietro. Lungo le strade. Lungo le ferrovie. Lungo le linee del telefono e sui cavi che sorreggono la rete.
Faccio marcia indietro per uscire dal parcheggio della stazione e li vedo.
Una ragazzina che scende dallo scooter di un più o meno diciottenne. Ha uno zainetto piuttosto grande, e una borsa. Si baciano. Lei si volta e gli sorride un'ultima volta prima di entrare nella stazione.
Dall'altro lato, un uomo saluta una donna e una bambina. "Vieni, ti faccio vedere i treni" le dice, trascinandosi dietro un trolley.
Guido verso casa, il tuo treno corre sul binario a fianco la strada, mi supera e sparisce dietro una curva.

.....................
Dialogo.
"E quando vi vedete?"
"Questo fine settimana."
"Certo che vi fate un bel culo..."
.....................

L'amore in Italia viaggia. Non si può concedere di fermarsi e trovare la sua posizione, la sua stabilità. Ha una sua stabilità mentale ed emozionale. Solidissima. Per sopravvivere alle autostrade e alle ferrovie, serve una disciplina quasi Zen. Mettere al primo posto l'altro, ma sul serio. Esplorare con cura ogni possibilità, ogni piega della vita, per far combaciare i desideri.
Eliminare i capricci, le sciocchezze, le banalità. Non ci si può permettere di perdere tempo in quisquilie, in piccole discussioni, quindi si riflette, si parla con calma, ci si impegna perchè tutto possa funzionare alla perfezione.
Perchè tutto porti solo alla meraviglia di un cielo guardato insieme, del vento fra i capelli, sapendo che l'amore resiste a queste difficoltà, e a molto altro.

Riflessione su un post scritto da Catpoet. Questo:
"Siamo pendolari dell'amore. Una volta vado io da lei, un'altra viene lei da me. Situazione che credevo rara. Invece, è molto frequente. Fare trecento e passa chilometri per dirsi "ti amo", per darsi un bacio. Per darsi e basta. Poi, riprendere il trenino, l'areoplano o l'auto, e tornare a casa, che è soltanto il posto dove c'è da lavorare. Altri hanno la donna o l'uomo comodi comodi. Guardacaso, l'hanno conosciuta/o al bar di fronte. Non voglio giudicare, né posso generalizzare (i sentimenti son piuttosto bravi a scansare le classificazioni). Eppure, mi pare che farsi il culo tanto, per una persona tra i milioni che possiamo incontrare, sia una bella prova d'amore. Per questo, celebro le fatiche dei poveri amanti, quelli che, magari da anni, cercano uno straccio di occupazione vicina all'essere amato. Per poter dargli un bacio almeno una volta al giorno. O tutte le volte che vorrebbero farlo, mentre devono accontentarsi di una voce al cellulare (comunque, è sempre la più bella voce del mondo, statene certi)."
scritto da Isa71 alle 22:03 pretesti: pensieri, viaggi, amore, filosofia, uomini, dolore, emozioni commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
lunedì, 31 marzo 2008
cascoAbbiamo compiuto 14 anni, e ci hanno dato il casco obbligatorio.
Ne abbiamo compiuti 18, e ci hanno imposto le cinture di sicurezza.
Abbiamo iniziato a far sesso, e si è diffuso l'AIDS, cambiando per sempre tutto.
Siamo usciti dalla scuola, e c'è stato il crollo verticale dell'occupazione.
Siamo usciti dalle università, e c'è stata imposta la flessibilità, insieme ai contratti atipici: Co.Co.Co, Co.Co.Pro, e così via.
Volevamo conoscere il mondo, ci hanno dato internet e ci hanno reclusi in casa.
Volevamo i nostri 15 minuti di celebrità Warholiana, e ci hanno dato il Grande Fratello.
E' evidente che noi intorno ai 35 anni, non ci godiamo e (temo) non ci godremo mai un bel niente.
Ascoltiamo, pessimisti, i Baustelle...

E’ difficile resistere al Mercato, amore mio. Di conseguenza andiamo in cerca di rivoluzioni e vena artistica. Per questo le avanguardie erano ok, almeno fino al ’66. Ma ormai la fine va da sé. E’ inevitabile.
Anna pensa di soccombere al Mercato. Non lo sa perché si è laureata. Anni fa credeva nella lotta, adesso sta paralizzata in strada. Finge di essere morta. Scrive con lo spray sui muri che la catastrofe è inevitabile.
Vede la Fine. In metropolitana. Nella puttana che le si siede a fianco. Nel tizio stanco. Nella sua borsa di Dior.  Legge la Fine. Nei sacchi dei cinesi. Nei giorni spesi al centro commerciale. Nel sesso orale. Nel suo non eccitarla più. Vede la Fine in me che vendo dischi in questo modo orrendo. Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà. E’ difficile resistere al Mercato, Anna lo sa. Un tempo aveva un sogno stupido: un nucleo armato terroristico. Adesso è un corpo fragile che sa d’essere morto e sogna l’Africa. Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe.Vede la Fine. In metropolitana. Nella puttana che le si siede a fianco. Nel tizio stanco. Nella sua borsa di Dior. Muore il Mercato. Per autoconsunzione. Non è peccato. E non è Marx & Engels. E’ l’estinzione. E’ un ragazzino in agonia. Vede la Fine in me che spendo soldi e tempo in un Nintendo dentro il bar della stazione e da anni non la chiamo più.
(Baustelle, "Il liberismo ha i giorni contati", Amen - 2008)
scritto da Isa71 alle 18:42 pretesti: pensieri, politica, amore, filosofia, amico, malumore commenti: commenti (11) (popup) | commenti (11)
martedì, 25 marzo 2008
romaIl suonatore di tromba jazz sulla terrazza del Gianicolo, mentre diluvia su Roma e ci perdiamo in quel panorama, sotto l'ombrello.
Inseguiti per tre giorni da pioggia e grandine, ci lasciamo alle spalle il quotidiano.
Il bed & breakfast tutto rosa, ritrovarsi per sbaglio nel porto di Civitavecchia, a cena da P. e C. (finalmente!!), girare in città ridendo, guardare in silenzio la pioggia che scende dentro al Pantheon, "quante paia sono tre scarpe", le carrozzelle, la mostra di PV, gli ombrelli dei cinesi abbandonati nelle pozzanghere, i carciofi alla giudia, il sale sul pavimento, il diluvio al Colosseo, la luna che ci illude per qualche attimo, il vento che ci strapazza, "svoltare a destra appena potete", la pietra, i palazzi e gli scorci, il tuo sguardo che non mi lascia mai, l'aria buona, l'abbacchio a Via Merulana, il nostro ovetto di Pasqua, la tempesta al ritorno.
Vorrei che ognuno di voi avesse trascorso un fine settimana bello come il mio.
Ho già voglia di tornare a Roma.

(foto mia, sabato 22 marzo, ore 9.30 circa)
scritto da Isa71 alle 21:23 pretesti: pensieri, viaggi, amore, donne, arte, uomini, emozioni, amico, piedi, buonumore commenti: commenti (7) (popup) | commenti (7)
mercoledì, 12 marzo 2008
glasStamattina sono salita in auto per andare al lavoro, e appena dentro l'abitacolo, ho sentito il forte odore della verniciatura fatta dal carrozziere.
Gliel'avevo lasciata per sistemare una botta che mi hanno dato mentre la mia povera macchinina era parcheggiata.
Non è nemmeno la prima volta che mi colpiscono l'auto mentre è parcheggiata... meno male che ho trovato uno onesto che si è fatto avanti.
Vabbè, tornando a noi. L'odore delle vernici per auto è inconfondibile, e anche piuttosto penetrante. Mentre guidavo verso il lavoro, però, mi sono resa conto che c'era qualcosa in più, una specie di "retro-odore" che andava a sfiorare qualcosa di nascosto nella mia testa. Solo che non mi veniva in mete nulla... Dieci ore dopo, sulla via del ritorno, d'improvviso ho capito.
Da bambina, passavo spesso il pomeriggio nel negozio di una signora che stava proprio di fronte alla bottega di mio padre.
Vendeva vernici per carrozzerie, nello specifico quelle col pappagallo. Per me quella signora è stata a lungo una specie di terza nonna, a volte pranzavo a casa sua e mi preparava della pasta fatta in casa incredibilmente buona. Era di origini abruzzesi, e spianava la sfoglia fino a farla diventare trasparente... Mi lasciava giocare con le mazzette dei campionari dei colori, che mi parevano oggetti meravigliosi, con tutti quei blu e quei rossi e le striscioline dei metallizzati che sbrilluccicavano al sole. E quando poteva, mi regalava uno dei pappagalli gonfiabili che servivano come decorazione del negozio.
Per tutto il viaggio di ritorno ho pensato a quei pomeriggi, io e la mia terza nonna in mezzo a un viavai di carrozzieri e verniciatori, fra pile di barattoli colorati e in mezzo a tutto quell'odore inconfondibile che ho ritrovato oggi nella mia auto.
Ciao Terza Nonna L.: sai che mi manchi ancora moltissimo?
scritto da Isa71 alle 21:24 pretesti: pensieri, donne, ricordi, dolore, emozioni commenti: commenti (7) (popup) | commenti (7)
giovedì, 06 marzo 2008
chiuso

Mi sa proprio che ho bisogno di una piccola vacanza.
Ci vediamo lunedì, più o meno. Fate i bravi, nel frattempo, e se vi va, lasciate un messaggio su come state impiegando il vostro tempo nel frattempo.
Ciao!
scritto da Isa71 alle 16:26 pretesti: pensieri, viaggi, buonumore, malumore, inutilità fatta post commenti: commenti (9) (popup) | commenti (9)
martedì, 26 febbraio 2008
angeloIeri pomeriggio, più o meno a quest'ora, ho sentito alla radio la notizia che un bambino era caduto in un pozzo, in Puglia.
Ancora prima dell'ovvia citazione del giornalista, mi è volato il pensiero alla tragedia di Alfredino, di circa 25 anni fa, immagini che agghiacciarono tutti i bambini che come me assistettero a quella penosa diretta dei tentativi di salvarlo.
Trovatemi qualcuno che, bambino all'epoca, non sia rimasto traumatizzato al punto di evitare pure di camminare sopra un tombino...
Poi, la sera, la notizia peggiore. Il bambino è stato salvato, e questo è bene.
Sono stati trovati i resti di due bimbi, in fondo al pozzo. E questo è male. Malissimo.
Stamani si scopre che sono i resti dei due bambini di Gravina di Puglia scomparsi un paio di anni fa.
Per tutto il giorno non ho potuto fare a meno di pensare, parlandone magari con qualche collega in ufficio, che c'è qualcosa di orribile eppure di pietoso, in questa vicenda.
Il caso o chi per lui, lascia che un altro bambino cada in quello stesso pozzo, e che per salvare lui, si trovino i resti di quei due poveri bambini.
Il bimbo caduto nel pozzo si chiama Michele, come l'arcangelo che a spada tratta lotta contro il male. San Michele Arcangelo è il patrono di Gravina di Puglia.
C'è qualcosa di terribile e sovrannaturale, in questo orrore.
Si tirino fuori da quel buco, quei due piccoli corpi che hanno patito le pene dell'inferno, e finalmente si dia una risposta.
Una qualunque risposta che ci dia per lo meno il sollievo della conoscenza.
Perchè il sollievo dall'orrore, non c'è arcangelo in forma di bambino che ce la può dare.
scritto da Isa71 alle 19:27 pretesti: pensieri, dolore, incazzatura commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
domenica, 24 febbraio 2008
torta

Quindi, a quanto pare, oggi questo blog compie un anno.
Sono 365 giorni di chiacchiere, lasciate ad intervalli più o meno regolari su queste pagine virtuali, e tutto perchè un anno fa sognai un gatto parlante, che disquisiva con me di qualcosa che non ho mai ricordato, ma aveva la bella voce di Mastroianni.
Ho incontrato tante persone simpatiche, da queste parti, e mi piace scambiare qualche pensiero con tutti. Ho avuto anche alcune cose totalmente impreviste da questo blog. Cose che mi fanno sentire una persona estremamente fortunata.
Quel gatto apparso in sogno, ah, quel gatto...
Buon blog, ma soprattutto, buona vita a voi, amici miei!


(E qui sotto c'è qualcosa per me e per voi...!)


scritto da Isa71 alle 12:42 pretesti: pensieri, amore, donne, ricordi, uomini, emozioni, amico, surrealismo commenti: commenti (9) (popup) | commenti (9)
mercoledì, 13 febbraio 2008
guyOggi vi consiglio un CD che non potete trovare nei negozi sotto casa, ma dovrete fare lo sforzo di ordinarlo on line se ne volete una copia.
So già che qualcuno (io so chi... ) obietterà che io sono di parte vista la mia adorazione per il musicista in questione, ma tant'è l'album è molto carino e io ve lo consiglio lo stesso.
Chi è un po' pratico di quella band straordinaria che furono i Dire Straits e del loro leader Mark Knopfler, dedito ora ad una signorile carriera solista, saprà quasi certamente che Guy Fletcher è il suo tastierista (e spesso anche co-produttore) e collaboratore storico, fin dal 1983.
Tutti gli altri (oltre a comprare una copia di Brothers in arms o di Golden heart), si accontentino di sapere che il giovanotto ha suonato anche con Mick Jagger, i Roxy Music, Tina Turner e svariati altri pezzi molto grossi.
Questo gennaio il buon Guy ha partorito il suo primo album solista, autoprodotto, suonato in gran parte da lui, con l'aggiunta di qualche amico decisamente prestigioso (incluso lo stesso Knopfler), e devo dire che l'album è molto carino, ben suonato e ottimamente prodotto, con una dozzina di canzoni rilassate e rilassanti, che sanno già di tardo pomeriggio estivo, mentre si aspetta l'ora dell'aperitivo in spiaggia.
Siccome sono buona, eccovi un po' di link.
Per ascoltarvi 30" di ogni pezzo, cliccate QUI.
Per visitare il sito del buon Guy, ari-cliccate QUI.
E se volete ascoltare un brano per intero...



(*)"musichevole": beh, se non avete mai visto "Cantando sotto la pioggia", mica è colpa mia, eh... rimediate!!

scritto da Isa71 alle 18:58 pretesti: pensieri, musica, arte, emozioni, buonumore commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
sabato, 09 febbraio 2008
boxCaro P.
Ho preso la cornice, oggi. Mi piace molto, anche se è ancora un po' più grande di quello che avrei voluto.
Del resto, sapevo che non ne avrei trovato facilmente una più piccola. A voler essere del tutto sinceri, nemmeno una piccola sarebbe potuta stare sul comodino, dove voglio metterla.
E' da un po' che ci penso, sai? Credo sia il momento.
Ho tenuto la nostra scatola sul comodino per un bel po' di tempo, e la sola idea di spostarla da lì, foss'anche solo per spolverare, mi ha sempre sgomentato, quasi come se cercassi di strappare un pezzo di me: un braccio, un piede.
Ma ora sento, so che qualcosa è cambiato.
Quella che mi pareva un'eresia, spostare la nostra scatola da lì, adesso è un'idea che posso contemplare, che posso mettere in pratica.
C'è della felicità nella mia vita, ora, ed ho il desiderio di vederla ovunque intorno a me, e soprattutto ogni notte prima di dormire, ed ogni mattino appena apro gli occhi.
Quello che ho provato per te, quello che ci siamo scambiati nei pochi anni della nostra conoscenza, non si sposterà mai, dal mio comodino, ma soprattutto, dal mio cuore e dalla mia anima.
Ho bisogno, adesso, di andare avanti, di lasciare che il passato resti passato, e che sciolga questi legami con gli oggetti che alla lunga diventano schiavitù.
So per certo che ne saresti felice, perchè è così che mi hai sempre voluta: libera di andare per il mondo a trovare me stessa e la migliore delle vite possibili.
Quello che ho provato per te resterà per sempre nella mia vita, ed è un insegnamento, un dono.
E questo non cambierà mai.
So che ti piacerebbe, questa cornice, e soprattutto la foto che ci ho messo dentro.
Grazie.
scritto da Isa71 alle 19:52 pretesti: pensieri, amore, donne, ricordi, uomini, emozioni, amico commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
mercoledì, 30 gennaio 2008
"Non l'ho preso a pugni.
Non sono tipo da pugni, io"


(dalla testimonianza di Olindo Romano,
imputato per gli omicidi di Erba.)
scritto da Isa71 alle 20:14 pretesti: pensieri, incazzatura, malumore commenti: commenti (5) (popup) | commenti (5)
domenica, 27 gennaio 2008
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

(Primo Levi, "Se questo è un uomo")

scritto da Isa71 alle 11:38 pretesti: pensieri, politica, donne, uomini, dolore, incazzatura commenti: commenti (8) (popup) | commenti (8)
mercoledì, 23 gennaio 2008
fuochiPerchè alla fine tutto lo splendore della vita si riduce a pochi piccoli intensi momenti.
Dopo una settimana terrificante, fatta di corse, lavoro, appuntamenti che riempono ogni piccolo spazio della giornata, il tutto condito da un tempo che definire da lupi è riduttivo (nebbia da Val Padana e nubifragi tropicali...), una si aspetterebbe di aver bisogno di chi sa cosa per risollevarsi il morale.
E invece.
E invece basta una passeggiata sotto un sole che ha dell'incredibile, in un sabato mattina che ha già in sè la scintilla della primavera, anche se è fine gennaio.
Bastano pochi passi sulla spiaggia al tramonto, a godersi il profumo dolce del salmastro e l'aria pulita, argentata, che ricopre un panorama stranamente silenzioso, mentre solo pochi metri più in là impazza la festa dell'inizio del Carnevale.
Basta sentirsi stretta tra le braccia di chi si ama, perdersi in uno sguardo, dissolversi in un bacio che fa esplodere il cuore, e non sai più se i fuochi artificiali sono solo sopra la tua testa, a illuminare il cielo, o se li senti nel tuo petto.

(perdonate la latitanza, amici cari, ma in questi giorni il lavoro mi sta uccidendo e non ho un minuto di respiro... ma vi penso!! )
scritto da Isa71 alle 18:21 pretesti: pensieri, amore, donne, arte, uomini, sesso, emozioni, buonumore commenti: commenti (9) (popup) | commenti (9)
mercoledì, 16 gennaio 2008
cocktailPerchè quando ti dicono che dimostri dieci anni meno di quelli che ci sono sulla carta d'identità.
Perchè quando ricevi un numero di sms, telefonate, messaggi vari assolutamente imprevisto e non sai come fare per rispondere a tutti.
Perchè quando la tua migliore amica accetta di prendere un aperitivo con te, e poi invece scopri che ha invitato altri amici, e ti ritrovi di fronte a uno (...uno... beh, in realtà due e mezzo) dei migliori Cocktail Champagne della zona gustato con un gigantesco assortimento di stuzzichini, risotto imprevisto e un vassoio di perizoma assolutamente esilaranti serviti con le patatine ed i crostini, mentre il cameriere complice ha le lacrime agli occhi da tanto che gli viene da ridere.
Perchè quando ti ritrovi in mano il regalo che ti ha fatto quella che è la tua collega di lavoro da neanche un mese.
Perchè quando ti svegli nel cuore della notte perchè il cellulare ha appena squillato e trovi un sms che ti fa battere il cuore e e venire gli occhi lucidi.
Ecco, allora capisci che i trentasette (cazzarola, trentasette, si...) anni che compi, forse sono stato davvero una gran fortuna, qualcosa di cui ringraziare.
Quindi, all'ultimo momento... tanti auguri Isabella. E' stato proprio un bel compleanno.
scritto da Isa71 alle 23:55 pretesti: pensieri, amore, donne, lavoro, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (21) (popup) | commenti (21)
domenica, 13 gennaio 2008
Come un coriandolo, vorrei poter volare insieme a te
e in ogni angolo scoprir la gioia e la magia che c’è,
se in una maschera puoi ritrovare un senso ai tuoi perché
quel viso d’angelo vorrei che somigliasse un poco a te,
vola coriandolo, vuol dir che in fondo musica ce n’è.





Perchè io ve lo posso anche spiega', ma tanto voaltri 'un potete capì quel che è l'aria di vì, quando manchino sette giorni all'apertura.
Dice: "All'apertura di hè?" O delafia, del Carnevale, sennò di 'osa?
Vi potete mette' lì a guardà questo video, che mi garba da morì, fra l'altro, perchè in un angolino sul carro del Baroni (che lu' si che faceva de' cari che 'un si possino spiegà da tanto erino belli e grossi, e al su' funerale c'era la banda che ni sonava la Coppa...) ci sono anch'io, che stiantavo dal freddo, perchè a gambe nude o quasi sul caro, di febbraio ci si more dal freddo, sapete?
Ecco, io vi potrei anche spiegà com'è esse' su' viali più belli del mondo, che ti giri di vì e vedi i monti con la neve, e ti giri di là e vedi il mare, e nel mezzo c'è il sole, e po' c'è quell'odore che sa di salmastro e brigidini e diesel e coriandoli e ti par d'esse ridiventato bimbetto, e ti viene guasi da piange quando ripensi alle manganellate e a coriandoli che ti stioccavino in gola mentre guardavi i mascheroni a bocca aperta e ti parevino così grossi, e 'un sai più se erino davero grossi o se eri te piccina... e se tu sei lì con qualcuno ti viene subito voglia d'abbracciallo e baciallo perchè è l'effetto che ti fa questa magia vì che si fa solo noi a Viareggio, e 'un c'è storia, han voglia di dì vell'altri che credino di fa il carnevale, vì così è tutto diferente, c'è solo da fa una cosa: venì a vedè, se no 'un ci si crede.
E penzà che c'è dela gente che pensa che sia solo un mucchio di carta di giornale, un popoino di colla e du' pezzi di legno. Sta' lustro, vai...

*(non mi vorrete mica chiedere la traduzione, no? Tanto si capisce. E se non si capisce... beh, uscite dall'autostrada a Viareggio Nord, domenica 20 e 27 febbraio, oppure il 3, il 5 o il 10 di febbraio e venite a vedere con i vostri occhi: se respirate abbastanza salmastro forse capirete... vi s'aspetta!)
scritto da Isa71 alle 18:17 pretesti: pensieri, amore, ricordi, arte, emozioni, buonumore, viaregginitudine commenti: commenti (8) (popup) | commenti (8)
giovedì, 10 gennaio 2008
corniceHo ancora un gran mal di schiena, per colpa di questa brutta influenza che mi perseguita da una settimana. Si, sinceramente avrei preferito continuare ad alzarmi alle 6 ogni mattina come d'abitudine, piuttosto che passare le giornate stesa qua e là fra una corsa e l'altra in bagno (no comment), nutrendomi di riso bollito e tè.
Sono qui che metto a posto qualche oggetto, e vedo come la struttura della mia vita, no, anzi, l'essenza stessa della mia vita è cambiata negli ultimi mesi.
Così, dopo un sacco di tempo in cui è successo poco o niente. Non vedo più di fronte a me binari di solido acciaio, pronti a condurmi in una direzione stabilita, ma un bel numero di piccoli sentieri di cui posso solo intuire la forma ed il percorso, ma stranamente, per me che sono sempre stata una donna dalle sospensioni parecchio rigide che non ama i viottoli impervi e pieni di buche, cominciano ad essere interessanti.
Dai sentieri si può sempre uscire con facilità, per perdersi in un bosco, scoprire una radura, imbattersi in personaggi imprevisti, scoprire frutti nuovi e deliziosi. E anche, si, lo ammetto, pungersi le dita sui rovi mentre si pensa di raccogliere more, o irritarsi sfiorando ortiche ben nascoste.
Ma è sempre meglio così, che il brusco e devastante deragliamento che serve per uscire da un binario.
O peggio ancora, dover aspettare che un macchinista a noi ignoto azioni il cambio, decidendo lui per noi.
E così eccomi qui, guardo la cartella con le pratiche del mio lavoro appena iniziato, che ancora non so neanche quanto è esattamente la busta paga. Ma so che a fine mese arriverà.
E i mucchi di fogli, appunti, progetti, sogni sparsi qui sulla mia scrivania.
E la nostra foto che aspetta ancora di essere messa in una cornice, noi due che sorridiamo.
E sappiamo benissimo perchè.
scritto da Isa71 alle 16:40 pretesti: pensieri, amore, donne, lavoro, uomini, emozioni, buonumore, inutilità fatta post commenti: commenti (11) (popup) | commenti (11)
domenica, 06 gennaio 2008

Va bene, probabilmente a volte (spesso?) Adriano Celentano è un po' sopra le righe. A volte straparla. A volte è simpaticamente odioso quando si lancia in certi suoi sermoni politico-social-ambientalisti.
Però nella sua storia da musicista ci ha lasciato alcune delle più belle canzoni che la musica italiana ricordi, senza contare che è stato uno dei primi a cantare il rock in Italia, quando ancora dava scandalo.
Io ricordo queste canzoni sentite dalle cassette sull'auto di mio padre, intorno alla metà degli anni '70, e non capivo proprio tutto tutto, ma mi parevano belle canzoni. E lo sono.
Soprattutto questa, che si chiama "Storia d'amore".
Buon Compleanno, orologiaio della Via Gluck.
scritto da Isa71 alle 12:16 pretesti: pensieri, musica, donne, arte, uomini, emozioni, buonumore commenti: commenti (10) (popup) | commenti (10)
giovedì, 03 gennaio 2008
klimtIeri ero in ufficio, e stavo per uscire e tornarmene a casa, quando ho sentito un po' di mie colleghe esclamare alcuni "Ooooh!" e "Aaaah!" molto commossi e inteneriti.
Quando sono arrivata nell'atrio, si erano già disperse, ma ho incontrato una di loro che mi ha allungato un foglio.
"Tieni" mi ha detto, "ne ho stampata una copia anche per te."
Sono sempre contenta quando vengo "inclusa" in queste piccole cose fra colleghe, io che sono l'ultima arrivata.
Sul foglio c'è una bellissima poesia di Madre Teresa di Calcutta, rivolta alla donna.
E noi, che in quella sede siamo all'incirca al 90% ragazze (e dall'idea che mi sono fatta in queste prime settimane di lavoro, direi anche piuttosto toste), non possiamo che apprezzare...

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni...
Però ciò che è iportante non cambia,
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea d'arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un'altra delusione;
fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite...
Insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece di compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!


(Madre Teresa di Calcutta)
scritto da Isa71 alle 18:42 pretesti: parole, pensieri, donne, filosofia, emozioni, buonumore commenti: commenti (7) (popup) | commenti (7)
domenica, 30 dicembre 2007
anno nuovoE così un altro anno sta per finire.
Se mi guardo indietro, mi sembra lunghissimo, enorme. e soprattutto pieno di roba.
Frattura della gamba a parte, quasi mi dispiace lasciare il 2007, perchè davvero questo è un anno che ha rivoluzionato la mia esistenza.
E per un sacco di motivi diversi.
Quindi, adesso, oltre che augurarvi che il nuovo anno sia bellissimo e pieno delle cose che desiderate, o al limite che vi porti qualcosa di bello anche se non lo stavate cercando, voglio augurarmi che il 2008 sia la prosecuzione della fine di questo... non posso volere nulla di più: che tutto resti com'è ora.
Ci vediamo fra un po', lettori Splinderiani.
Andateci piano con lo spumante, e ricordatevi di baciare e coccolare le persone a cui volete bene!!

Auguri!


E per tutti voi, un po' di meravigliosa, bellissima dolcezza: spero che sia questa la musica che avrete nel cuore al risveglio, il 1° gennaio 2008.



(S. Rachmaninov - Piano concerto n° 2
Philadelphia Simphony Orchestra, direttore: Leopold Stokowski)

scritto da Isa71 alle 14:54 pretesti: parole, pensieri, musica, amore, donne, arte, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (11) (popup) | commenti (11)
sabato, 29 dicembre 2007
hamtaroMi sono beccata un mega raffreddore.
Non un'influenza da allarme del tg, no, ma un bel raffreddore, di quelli super.
E così ieri, tornata dal lavoro, ho passato la giornata sul letto, arrotolata nel plaid di pile con l'equivalente della Schwarzwald in fazzolettini di carta sparsi sul letto.
E ho guardato la tv del pomeriggio. Cosa che non facevo dal 1983, più o meno.
Ho pensato "Ci saranno dei cartoni animati, a quest'ora" e infatti becco subito un bel Lupo de' Lupis il Lupo Buonino d'annata. Da povera illusa, mi godo lo spettacolo, sperando in altri cartoni.
Che arrivano. Ma sono nipponici. E vabbè, sono cresciuta con Candy Candy e Goldrake, che male vuoi che mi facciano? Così mi metto a guardare, e scopro che il mondo è cambiato e anche parecchio, negli ultimi 25 anni.
E scopro che i disegnatori dei cartoni giapponesi si drogano, e di brutto anche, e con roba tagliata malissimo.
Nel primo cartone dopo l'illusorio Lupo Buonino, ci sono 5 Principesse Sirene che passano le giornate in una mega villa sul mare, sorseggiando bibite e meditando su come i loro flirt possano influire negativamente sulla loro attività di salvataggio del mondo dai cattivi. Ogni tanto vengono richiamate all'ordine da un essere simile a un pinguino blu vestito da marinaretto.
Giuro, non sto vaneggiando. A un certo punto, mentre una delle Principesse Sirene (che sono munite di gambe!) flirta con un giovane motociclista dai capelli verdognoli, si palesa negli abissi una cattivona con le ali d'angelo. Allora tre delle cinque squinzie si gettano in mare, e - oplà! - appaiono le code da pesce! Le sirene discutono un po' i destini del mondo con la cattivona alata, e poi decidono di sfoderare la loro arma segreta: d'improvviso in un turbinio di stoffe colorate e fluttuanti, perline e strass, le tre tipe ritornano in possesso delle loro gambe (!) e si ritrovano abbigliate come Orietta Berti a Sanremo nel 1978, tutte balze e pizzi e perline, si dotano di microfoni sbrilluccicanti (!!!) e iniziano a cantare. Sott'acqua. Senza neanche spettinarsi un po'.
Eh si. Giuro che è andata così.
E la cosa peggiore è che la cattivona alata se n'è andata stizzita e sconfitta, minacciando vendetta. Beh, in effetti la canzone era particolarmente brutta, anche io avrei alzato i tacchi.
Ecco, a questo punto potrei proseguire raccontandovi del criceto Hamtaro che parla con gli altri criceti e passeggia per strada liberamente senza che nessuno dica "bi". Ma direi che per oggi è abbastanza.
Aridatece Mazinga.
scritto da Isa71 alle 11:56 pretesti: pensieri, salute, malumore, inutilità fatta post commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
domenica, 23 dicembre 2007
stellaA tutti voi, amici di Splinder, tantissimi auguri di Buon Natale: grazie di avermi letta, commentata, dibattuta, ignorata, presa in simpatia o antipatia.
Non avete idea di quanto questo posto virtuale mi abbia regalato in concreto.
Questo racconto di Catpoet è il mio regalo per voi. Auguri!

La Ballata di Gerusalemme - un racconto di catpoet

Nella strada affollata l’uomo stava riflettendo tra sé, attento a scansare i passanti, distratti dall’euforia degli ultimi acquisti prima di Natale. Era stato incaricato di commettere un piccolo furto, tanto insignificante da poter essere quasi definito banale. Se non fosse che, a causa di un furto simile, qualche anno prima erano crollati i due grattacieli più alti del mondo, con il loro immane carico di vite umane. Se avesse avuto un po’ di coraggio, avrebbe mollato tutto e sarebbe scappato in qualche sperduto paese dell’America Latina. Ma doveva fare i conti con la sua inestirpabile propensione al lusso, con i costi della scuola svizzera del figlio, con le mille voglie della sua ultima partner. Inoltre, non era certo che esistesse un luogo tanto remoto da sfuggire allo sguardo indagatore dei suoi datori di lavoro.

Aveva anche considerato di andare alla polizia, a riferire tutto ciò che sapeva di molti degli attentati più sanguinari verificatisi negli anni dopo il duemila. Purtroppo, l’unico risultato che poteva aspettarsi era un ricovero in qualche clinica per malattie mentali. Quindi, non poteva fa altro che onorare l’impegno e consegnare la solita merce al solito indirizzo (un’anonima casella all’ufficio postale di un quartiere parigino).

Per l’immediato, invece, non aveva preoccupazioni di sorta. Sapeva che l’appartamento sarebbe stato libero alle ventuno precise, quando la sua vittima, ignara, avrebbe chiuso il pesante portone di ferro per andare a cena in centro, come faceva ogni sera. Controllò l’ora e rialzò il bavero del cappotto. C’era il freddo tagliente che rende più dolce esagerare con il vino, la sera del cenone. C’erano i visi inebriati di chi usciva dai grandi magazzini con l’ultimo regalo sottobraccio. Eugenio Bravetta si divertì ad osservare un tipo che tentava disperatamente di infilare un enorme scatolone nella sua auto. Alla fine, se ne andò con il pacco mezzo fuori dal finestrino. Anche lui aveva una famiglia dalla quale tornare.

Bravetta, dal canto suo, aveva già organizzato la solita cena con troppe portate e poca allegria, anche se i suoi ospiti non sembravano mai accorgersi del suo stato d’animo reale, mentre scartava i regali o invitava una bella donna a danzare. Mancavano solo cinque minuti. Spense il cellulare ed attraversò la strada con calma, quasi scontrandosi con il giovane intabarrato che arrivava dal numero 5 di via Tito Livio. Ora doveva far in fretta. Entrò circospetto nell’atrio rivestito in marmo del vecchio palazzo. Doveva fare tre piani di scale a piedi, perché in ascensore qualcuno avrebbe potuto notarlo troppo facilmente.

La porta dell’appartamento era di un modello antiquato come tutto il resto. Fu facile forzarla senza il benché minimo rumore. Dentro, faceva molto caldo. Perlustrò brevemente il corridoio fermandosi sulla soglia dello studio. Era quella la stanza del tesoro. Sulla scrivania, una cartellina di cartone con un titolo “La ballata di Gerusalemme”. La aprì per un istante, controllò che fosse piena di fogli dattiloscritti e se ne andò subito, indifferente alla possibilità che quella casa potesse contenere altre cose di valore. Nessun rumore. Nessun incontro sgradito. Era andato davvero tutto liscio.

Nel parcheggio deserto di via Treves, l’ auto era ancora al suo posto, nel lato meno illuminato del piazzale. Vi salì, ma non mise in moto. Rifletté ancora una volta sulla follia dei suoi padroni. Da otto anni, avevano avviato un gioco crudele, nel quale lui aveva l’incarico di rubare una sceneggiatura ad un autore sempre diverso, che veniva scelto in modo casuale. Il resto della faccenda consisteva nel mettere effettivamente in atto ciò che lo scrittore di turno aveva solo immaginato.

Se, per assurdo, avesse pensato di far scoppiare la terza guerra mondiale, loro si sarebbero preoccupati di far diventare reale ogni avvenimento descritto nella trama. E nessuno si riteneva responsabile degli orrori che provocava. In fin dei conti, loro si limitavano ad realizzare le fantasie di altri. Questo osceno meccanismo era stato usato per l’abbattimento delle Twin Towers, per una serie di sanguinosi attentati in Spagna, per l’affondamento di una petroliera al largo della Norvegia e per molti altri delitti avvenuti in tutto il mondo. Combattuto tra la voglia di sapere quale sarebbe stato il prossimo disastro, e il desiderio di restarne all’oscuro, Bravetta strinse le mani sul volante e vi poggiò la faccia. Si sentiva stanchissimo. Anche se lui era semplicemente un ottimo ladro, si considerava comunque un assassino. Stava per azionare lo starter, quando la curiosità ebbe il sopravvento. Aprì il fascicolo all’ultima pagina e lesse le righe finali.

Dicevano: – dopo quindici anni di guerre e di tragici attentati, ebrei e palestinesi hanno finalmente trovato un’intesa. L’accordo, siglato da tutte le parti in conflitto, prevede tra l’altro che il lungo muro tra Israele e Cisgiordania venga abbattuto, lasciando al suo posto una strada alberata in cui ogni albero rappresenterà un martire della secolare incomprensione tra i due popoli. Per celebrare un avvenimento così bello ed importante, un poeta ebreo ed un musicista palestinese stanno scrivendo insieme la “Ballata di Gerusalemme”. Su questa musica, scorrono i titoli di coda.

Eugenio chiuse il manoscritto con le mani che tremavano. Lo scellerato accordo tra i suoi datori di lavoro prevedeva che la sceneggiatura venisse realizzata, qualunque fosse il suo contenuto.

Avviò l’auto fischiettando e piangendo insieme. Quello, sarebbe stato di sicuro un Natale di pace.
scritto da Isa71 alle 22:44 pretesti: pensieri, amore, donne, arte, uomini, emozioni, buonumore commenti: commenti (14) (popup) | commenti (14)
venerdì, 21 dicembre 2007
tastieraE così eccomi qua, è venerdì e sono sopravvissuta alla mia prima settimana da impiegata statale.
Prima settimana di fuoco, visto che il lavoro è stato condito da un bel carico di commissioni per le feste. E' stato come correre senza pausa per ora.
E per di più, alzarsi alle 6 del mattino fa sembrare le giornate chilometriche.
Sono in prima linea.
Mi hanno piazzata ad uno sportello al pubblico in una zona periferica della città, piena di situazioni socialmente complesse.
Per intenderci. anziani soli, immigrati, tassi di disoccupazione altissimi. Il mio primo giorno di lavoro, appena arrivata, mi hanno avvisata: non perdere mai di vista la borsa, che qui gli scippi sono all'ordine del giorno.
A contatto di una situazione del genere, in una settimana, se mai ne avessi avuto bisogno, ho capito quanto sono fortunata, e quanto è buona la vita che faccio.
E per fortuna, mi piace anche molto quello che sto facendo come lavoro, perchè mi dà la possibilità di aiutare gli altri, di risolvere qualche piccolo problema. Non cambierò la vita a nessuno, probabilmente, ma forse potrò aiutare a rendere più semplici alcune cose.
E questo non è poco. E' difficile stare al pubblico, lo so per esperienza precedente, ma dà anche molta più soddisfazione che starsene da soli dietro una scrivania in un ufficio pieno di scartoffie.
Le mie colleghe sono in gamba, sul serio. Sono lì da una vita, eppure si battono ancora per aiutare gli utenti, e per cercare di migliorare le cose. Mi stanno insegnando il mestiere, e in una settimana ho già imparato moltissimo. Sono gentili con me e le mie pippe mentali da neo-assunta, e non ci manca l'occasione per farci due risate o scambiarci qualche consiglio da brava massaia.
Perchè si, ognuna di noi, dopo il lavoro torna a casa e riprende il suo posto di madre, moglie, figlia, casalinga.
Io giro negli uffici col cartellino di riconoscimento in bella vista, perchè se no mi scambiano per un utente. Continuo a conoscere colleghi che fanno turni diversi, prima o poi imparerò tutti i nomi, i turni, gli incarichi.
Ho una bella sensazione quando timbro il cartellino. Probabilmente fra qualche anno odierò doverlo fare, ma adesso mi fa sentire al sicuro. Mi fa sentire utile. Mi conferma ogni mattina che alla fine del mese ci sarà uno stipendio, anche se non enorme.
E sto scoprendo che vedere l'alba in mezzo al gelo dell'inverno è bellissimo.
scritto da Isa71 alle 16:42 pretesti: pensieri, donne, lavoro, emozioni commenti: commenti (8) (popup) | commenti (8)
martedì, 18 dicembre 2007
Per andare il mio nuovo lavoro, iniziato alle 7.30 di ieri mattina, va bene. Le colleghe sono simpatiche e gentili, e quel che faccio mi piace.
E' che non mi ricordavo più com'è alzarsi alle 6.00 ogni mattina. Mi serve qualche attimo per riprendermi. Voi aspettatemi, eh?
"Non dimenticatemi.....!!!" (cit. Renato Zero).

Ragazzi, ho un sonno...

micio
scritto da Isa71 alle 20:21 pretesti: pensieri, lavoro commenti: commenti (11) (popup) | commenti (11)
venerdì, 14 dicembre 2007
padreOggi ho letto il post scritto da un mio amico, sul suo blog.
Lo conosco da moltissimi anni, questo ragazzo, da prima che internet esistesse.
Eravamo compagni di scuola alle medie, ai tempi in cui le partite si giocavano tutte la domenica pomeriggio e per telefonare quando si era fuori casa, si doveva andare alla cabina ed usare il gettone.
Ecco, giusto per dare un'idea dell'epoca storica.
Bene, il mio amico Marco Speedy ha scritto questo post, e siccome è qualcosa di davvero importante, e bello, serio e pieno d'amore, vi scrivo l'inizio, vi lascio il link e voi andate a leggervelo, fatevi questo favore.
Merita.
Parli di padri e figli, di dolore, speranza e sacrificio. E di misteri dell'anima che nessuno di noi può capire fino in fondo, probabilmente, ma soltanto viverli, e, per quanto possibile, goderne il più possibile.
Un abbraccio ai padri.

"Un anno fa.
Un anno fa, cominciai a sentirmi con un amico di Brindisi,Renato, il quale mi chiedeva consigli sul Morbo di parkinson, da qui è nata una bella amicizia per il momento solo virtuale.
Purtroppo per suo padre le cose non sono andate bene, pochi giorni prima di Natale è passato a miglior vita.
In questi giorni mi è rivenuto in mente e di seguito posterò gli ultimi due messaggi di Renato, sperando che tutti proprio tutti possano amare e accudire il proprio padre come lui a fatto.

Sabato 16 dicembre 2006 Renato scrive :
  (prosegue QUI sul blog di Marco Speedy)"
scritto da Isa71 alle 15:24 pretesti: pensieri, amore, donne, uomini, dolore commenti: commenti (1) (popup) | commenti (1)
mercoledì, 12 dicembre 2007
firmaL'ufficio è una stanza grande, con le pareti occupate da armadietti con archivi in ordine alfabetico.
Pareti intere.
Le scrivanie sono ordinarie, burocratiche, in metallo grigio.
Tutto, in realtà, è in varie sfumature di grigio.
L'unica cosa colorata che salta all'occhio è il marchietto di Windows XP su un computer appoggiato provvisoriamente su una delle scrivanie. Stona quasi.
L'impiegato mi porge i fogli e la penna.
Tre pagine in tre copie. In totale nove firme. Nonostante abbia accuratamente letto il documento poco prima, mi salta all'occhio una scritta in grassetto: "a tempo indeterminato".
E' tutto lì, in quelle tre parole.
Faccio le nove firme e mi rendo conto di essere emozionata. Ho appena firmato il mio contratto da impiegata di un ente pubblico. A tempo indeterminato.
Penso, mentre firmo, a quanto vorrebbero essere al mio posto in questo momento.
Penso allo stipendio che arriverà regolarmente. Non una cifra da nababbi, ma costante e senza troppi timori.
Porgo i fogli firmati all'impiegato, che mi sorride e mi ringrazia. Prima di tornare a casa passerò da altri due o tre uffici, ricevendo strette di mano di benvenuto e congratulazioni. E facendo non so quante altre firme.
Ho.
Un.
Lavoro.
A.
Tempo.
Indeterminato.
Non è il lavoro che sognavo, ma è un buon lavoro. E ora vedo mio padre che respira meglio, e se ne andrà in pensione più tranquillo.
Arriviamo a casa e scoppio a piangere.
Di felicità.
scritto da Isa71 alle 21:43 pretesti: pensieri, lavoro, emozioni, buonumore commenti: commenti (19) (popup) | commenti (19)
lunedì, 10 dicembre 2007
mappaSuccesso stamattina.

Banco accettazione di un notissimo ospedale dell'area pisana.
L'impiegata trasferisce (con mooolta calma) i miei dati sul computer.
A un certo punto si ferma e fissa il monitor con la stessa espressione della mucca che guarda passare il treno (copyright Prof. E.C., 1990 circa).

Impiegata: Lido ...di ...Camaiore. Il comune è Viareggio, vero?

Io: No. E' Camaiore.

Impiegata: (perplessa, sbatte le ciglia) Ah, perchè, Camaiore fa comune?

Io: Eh già. Strano, eh?

Ora. Io ho fatto un concorso all'ASL della mia zona. E' richiesto un diploma di scuola media superiore. Non aggiungo altro...
scritto da Isa71 alle 13:20 pretesti: pensieri, lavoro, dialoghi, malumore commenti: commenti (13) (popup) | commenti (13)
domenica, 09 dicembre 2007
mm

Il vento taglia, è non è un modo di dire, una metafora.
Ieri quando correva impazzito tra i vicoli e le strette viuzze del borgo medievale di Massa Marittima, sembrava di vederlo. Lunghe strisce metalliche saettanti fra i muri di pietra centenaria, incitate da un cielo cristallino. Nessuno in giro. All'ora di pranzo di un giorno di festa le piazze sono vuote e geometricamente definite come in un dipinto di De Chirico.
Luce violenta, bianchissima, e freddo orizzontale e inarrestabile.
Ad un certo punto, mentre si vagava in cerca di una fantomatica mostra di prodotti enogastronomici, non ce l'ho fatta più. Basta così. Ho raccolto le orecchie cadute sul selciato e mi sono rintanata in un vicolo buio e umdio, abbastanza stretto da riuscire ad opporsi all'ingresso delle lame di vento.

vicolo

E lì abbiamo trovato un ristoro, minuscolo e caldissimo, con un proprietario di quelli ancora abbastanza appassionati del loro mestiere da presentarsi personalmente ad accoglierti alla porta quando arrivi, come fosse casa sua e non un esercizio commerciale, e ovviamente a venirti a salutare quando te ne vai, suggerendoti quale bottiglia di vino acquistare...
E lì, mentre un gruppo di ragazzi del Nord Italia anche loro visibilmente lividi di freddo si abbarbicavano sui termosifoni, sono stata guarita nel corpo e nell'anima da una delle migliori "acquacotta" mai mangiata in vita mia.
A volte basta una zuppa antica come il mondo e bollente a compiere un piccolo miracolo, e a far diventare meravigliosa una gita che sembrava rotolare verso una fuga anticipata.

panorama

PS: le fotografie, per una volta, sono mie.
scritto da Isa71 alle 12:24 pretesti: pensieri, viaggi, arte, emozioni, buonumore commenti: commenti (5) (popup) | commenti (5)
mercoledì, 05 dicembre 2007
mancioAbbiamo lottato.
Firmato petizioni.
Scritto lettere di protesta al Gruppo Espresso, al direttore editoriale di Radio Capital Vittorio Zucconi e al direttore artistico (pfui) Linus, e lettere di "raccomandazione" a qualunque emittente radiofonica d'italia.
Ci siamo riusciti.
Da stasera, alle 23.00 Sergio Mancinelli torna con la sua "Area protetta" su Lifegate Radio.

A volte incazzarsi serve.

Per ascoltare da web: Lifegate e poi cliccate sul player a destra.
scritto da Isa71 alle 23:55 pretesti: pensieri, musica, emozioni, incazzatura, buonumore commenti: commenti (7) (popup) | commenti (7)
venerdì, 30 novembre 2007

fiocco

1 dicembre.
Giornata Mondiale per la Lotta all'AIDS.

Usate i preservativi.
condom

...anche quando vi dicono questo:

vignetta

(Chiesa: "I preservativi non proteggono dall'AIDS" 
Morte: "Grazie per l'aiuto")

Links utili:

scritto da Isa71 alle 18:42 pretesti: pensieri, politica, amore, donne, uomini, dolore, sesso, salute, incazzatura commenti: commenti (8) (popup) | commenti (8)
sabato, 24 novembre 2007
busteStamani ho fatto una cosa nuova. Sono stata un paio d'ore davanti al più grande supermercato della mia zona a dare una mano per un'iniziativa di volontariato, la "Colletta Alimentare", di sicuro ne avete sentito parlare in questi giorni.
Bene, lì per lì mi sono messa a inscatolare i prodotti raccolti, poi mi hanno mandata a consegnare le buste e i volantini ai clienti che entravano al supermercato per fare la spesa.
Ecco, una volta di più mi sono resa conto di quanto i comportamenti delle persone siano stravaganti, imprevedibili e multiformi.
Di fronte a noi volontarie che con un bel sorriso porgevamo le buste per la raccolta, la gamma delle reazioni è stata un vero è proprio spettacolo di psico-sociologia:
1) il tipo che "si lo so che c'è quest'iniziativa e vi cercavo": arriva con la mano già allungata e accenna pure un mezzo sorriso.
2) il tipo "e vabbè, prendiamo 'sta busta". Non è felicissimo della cosa, ma prende la busta e la mette nel carrello.
3) il tipo "guai a te se osi passarmi uno di quei sacchetti!" accompagnato da un'occhiata che potrebbe incenerire tutto il supermercato. Questo tipo ti passa davanti e ti fissa negli occhi, per evitare ripensamenti dell'ultimo minuto.
4) il tipo "svicolatore": cincischia col cellulare, si accende una sigaretta, guarda le vetrine... insomma: fa il vago per evitare che tu gli consegni la busta per la raccolta. Sono sicura che questo tipo poi prende un sacco di cose per la raccolta, si sente in colpa, è evidente. A questa categoria si possono anche associare quelli che tentano di entrare da un altro ingresso, che ovviamente è presidiato anche quello dai volontari...
5) il tipo "io non mi fermo, vedi tu": arriva praticamente correndo, e qui serve una certa abilità da parte del volontario nel consegnare la busta infilandola direttamente nel carrello, senza caderci dentro, possibilmente. Se riesci a fare tutto senza far fermare il cliente, forse ti sorride quasi.
6) il tipo "cos'è questo?" e chiede ovviamente spiegazioni lunghe e dettagliate, inclusi i recapiti di tutti quelli che beneficeranno dell'iniziativa.
7) il tipo "sostenitore entusiasta": di solito è una donna, arriva con due carrelli (uno è per la mamma-suocera-nonna), chiede tre buste per la raccolta e ha stampato in faccia un sorriso che dice "vi riconsegnerò mezzo supermercato!"
8) il tipo distratto: prende la busta senza neanche guardarla, immerso com'è nei suoi pensieri, e potreste anche mettergli in mano un pitone vivo o un cactus: lui non se ne accorgerà.

Due piccole menzioni speciali. Una per la signora che è arrivata all'uscita col carrello pieno, si è data una manata in fronte dicendo "Cavolo! Mi sono scordata di prendere la roba per la Colletta!", ed è tornata dentro a riprendere qualche oggetto. Considerando le code che c'erano di sabato mattina alle 12, è stata a dir poco eroica. E una per il tale che mi si è piazzato davanti, e con tono da rimprovero mi ha detto: "Lei si rende conto che così ci guadagna il supermercato, vero?!" - ahem... discorso lungo, ma io che posso farci? - e prosegue: "Comunque la mette, sono loro che ci guadagnano!" (tono da pulpito).
Momento di silenzio imbarazzato.
"Lo so. Ma c'è anche tanta gente che ha fame. Da qualche parte si dovrà pure iniziare."
Se n'è andato, a mani vuote.

Ovviamente ho puntato la mia attenzione anche su coloro che uscivano dal negozio con la spesa fatta. Oltre alle mie consuete sbirciate nei carrelli, cosa di cui ho già parlato in questo post, ho notato (a malincuore, devo ammetterlo) che le persone più attive in questa piccola forma di beneficenza erano quelle almeno in apparenza meno abbienti, e soprattutto moltissimi anziani.
Vedere arrivare una nonnina con le sue poche cose nel carrello che ti porge qualche pacco di riso o degli omogeneizzati per la raccolta, stringe il cuore, e la dice lunga su come sta andando questo paese...
Mi hanno fatto molta tenerezza tanti genitori che porgevano la busta gialla con i prodotti ai loro bambini, e spiegavano loro perchè dovevano dare qualche oggetto della loro spesa ai volontari.
Piccola speranza aggiunta alle pile di cartoni pieni di prodotti che si sono accumulati in poche ore.
scritto da Isa71 alle 15:51 pretesti: pensieri, politica, filosofia, buonumore commenti: commenti (7) (popup) | commenti (7)
giovedì, 22 novembre 2007
C'è, nel corpo di un essere umano, di qualunque essere umano, una bellezza ed un mistero che avvicinano a Dio, al Grande Orologiaio o a qualunque entità superiore, fosse anche l'anima dell'uomo in sè, e che ce ne fanno percepire tutta la grandezza.
Il movimento, le forme, le infinite possibilità di questa macchina al contempo meravigliosa e terribile, tecnicamente perfetta e delicatissima, possono essere esaltate in molti modi: dallo sguardo dell'amore, dallo slancio agonistico, dalla grazie e dalla misura di un balletto.
Un omaggio al grande coreografo Maurice Bejart, nel giorno della sua scomparsa.

Bolero, di Maurice Ravel - primo ballerino: Jorge Donn - coreografia: Maurice Bejart.




Ballet for life, omaggio a Jorge Donn e Freddie Mercury - musica: The show must go on, Queen - coreografia Maurice Bejart.


scritto da Isa71 alle 16:31 pretesti: pensieri, musica, donne, arte, uomini, emozioni commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)