sabato, 29 agosto 2009
In mezzo allo scoppio dei fuochi artificiali, l'estate disegnata da orologi e calendari va verso la sua fine, ma qualcosa rimane, come il caldo palpabile, come le esperienze incredibili di questi mesi, l'amore grande e le risate, le incazzature e lo stupore, il fuoco che devasta, il dolore e la speranza.
Tutto rimane di quest'estate, come il caldo ancora fra noi, come i giorni che non scorderemo mai.

 
scritto da Isa71 alle 00:00 pretesti: pensieri, amore, donne, ricordi, lavoro, uomini, dolore, emozioni, amico commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
venerdì, 26 giugno 2009

La mia canzone preferita di Thriller. Che è stato uno dei miei preferiti di sempre…

scritto da Isa71 alle 18:40 pretesti: pensieri, musica, emozioni commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
martedì, 23 giugno 2009

A certe notizie, a certi scossoni, non riesco mai ad abituarmi.

“Abituarsi” non è neanche il termine giusto. Diciamo piuttosto che non so mai come ricevere il colpo. le persone arrivano, le incontri, le conosci, fanno un po’ di strada insieme a te. Poi la vita porta entrambi altrove. Poi un giorno scopri che l’altro non c’è più, che qualcosa se l’è portato via a poco più di trent’anni senza motivo.

Ed è lì che è duro accettare il colpo.

scritto da Isa71 alle 21:22 pretesti: donne, uomini, dolore, emozioni, incazzatura, malumore commenti: commenti (1) (popup) | commenti (1)
martedì, 02 giugno 2009



Il Comune di Viareggio, Onde Libere e Knopfleriani.it vi invitano a “Rock per L’Abruzzo”, grande tributo ai Miti del Rock. Il 13 Giugno alla Cittadella Del Carnevale di Viareggio la solidarietà per i terremotati dell’Abruzzo porta il Rock in prima linea. Il Rock e la sua forza vitale per mandare un messaggio di energia e dare una spinta concreta alla ricostruzione e al sostegno di chi in questo momento ne ha profondamente bisogno.

Rock per L’Abruzzo” sarà un tribute concert che farà battere il cuore del Rock per ritrovarne l’essenza e riportare i grandi del passato sul palco della Cittadella del Carnevale, grazie a Tribute Band di provata qualità che contano un nutrito numero di fans in Italia e in tutta Europa.

Il tributo ai Queen e ai Dire Straits farà da elemento trainante della manifestazione, per una durata di circa sei ore ininterrotte di musica, che vedrà salire sul palco della Cittadella, oltre a Lady Bugs (per il tributo ai Dire Straits) e Great Queen’s Rats (per il tributo ai Queen), anche due band emergenti di provata bravura quali i Lace Black capitanati da Luca Celletti ed i Maryposh capitanati da Veronica Marchi, che eseguiranno alcune cover di classici della storia del Rock più alcuni brani di propria produzione, unendo il passato ed il futuro di una grande musica popolare.

Per questo evento è stata scelta la formula ad Ingresso Gratuito, che consente a tutti di vivere una serata di divertimento e amicizia. La raccolta fondi pro Abruzzo verrà invece effettuata negli appositi Stand situati all’interno della manifestazione, presso i quali il pubblico potrà scegliere quanto donare in piena libertà. Tutti i fondi raccolti verranno donati per la ricostruzione di una scuola elementare in San Demetrio Ne' Vestini.

L'evento “Rock per L’Abruzzo” sarà reso possibile grazie alla collaborazione di alcuni importanti partner, quali: La Fondazione Carnevale di Viareggio, Linea Grafica di Stefano Cunsolo, Musicalnews.com di Giancarlo Passarella , Viareggiok.it di Stefano Pasquinucci, Versiliaintv.com di Francesco Venuto,Edizioni Cinquemarzo.

Un ringraziamento particolare allo staff di Radio Bruno che sarà la Radio Ufficiale dell’Evento.

Lo spettacolo sarà inoltre trasmesso in diretta streaming nelle tendopoli abruzzesi.

Presenteranno la serata Annarita Landi, Giancarlo Passarella, Stefano Pasquinucci.

Sito ufficiale dell’Evento: www.rockperlabruzzo.tk realizzato e amministrato dallo staff di Knopfleriani.it dove potrete trovare info in tempo reale sull’evento.

Apertura cancelli ore 18.30 il 13 Giugno presso la Cittadella del Carnevale di Viareggio.

scritto da Isa71 alle 21:42 pretesti: pensieri, musica, politica, amore, arte, emozioni, soundtrack, amico, buonumore, viaregginitudine commenti: commenti (10) (popup) | commenti (10)
lunedì, 06 aprile 2009
 
scritto da Isa71 alle 21:41 pretesti: pensieri, politica, arte, dolore, emozioni, incazzatura commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
mercoledì, 18 marzo 2009
A volte capita di essere immersi totalmente nella magia.
Delle pietre antiche.
Delle mura medievali.
Delle case museo di Conti Antiquari.
Del sole primaverile inaspettato.
Dello sguardo pieno d'amore di un uomo.
Dei riflessi sull'acqua.
Dell'angolo di strada più affascinante che c'è in una sera di quasi primavera.

scritto da Isa71 alle 22:08 pretesti: viaggi, amore, donne, arte, uomini, emozioni, buonumore commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
venerdì, 30 gennaio 2009

 

Che alla fine negli anni ‘80 c’erano anche alcune belle canzoni. Con una loro eleganza, come questa.

E anche se non vi piace e la trovate superficiale, è lo stesso. Perchè per me, invece, è legata a un sacco di ricordi.

Ciao Mike Francis.

scritto da Isa71 alle 18:15 pretesti: parole, pensieri, musica, emozioni commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
martedì, 27 gennaio 2009
carro


Sabato sera passeggiavo in Piazza Bra, a Verona. C'era parecchia animazione: la pista di pattinaggio, le maschere del Carnevale, gruppi di musicisti tedeschi a suonare alla Gran Guardia. Un sabato sera di città.
Da un lato della piazza, ho visto un vagone ferroviario molto vecchio. L'uomo che amo mi ha spiegato che è un vagone che viene esposto ogni anno in occasione della Giornata della Memoria, che ricorda le vittime della Shoah. Non ne avevo mai visto uno.
Di per sè, è un vagone rugginoso.
Quello che si nota subito, è la scritta su uno dei fianchi.
54 Stucke. Se il mio tedesco mi assiste, vuol dire "54 pezzi". A fianco, una stella a sei punte scarabocchiata.
54 pezzi. Non persone. Non uomini, nè donne, nè bambini. Pezzi. Cose. Che infatti non hanno neanche bisogno di respirare, visto che l'unico "finestrino" è una fessura minuscola in alto, debitamente coperta dal filo spinato.
C'erano in piazza persone che lasciavano fiori tra le ruote e gli ingranaggi del vagone. Fiori, e lumini e foto di cari deportati nei campi di sterminio. Come si fa con i drammi appena accaduti, gli incidenti stradali di ieri, gli attentati o le calamità naturali dell'inverno.
Se sfiori appena la ruggine di quel carro, non puoi negare, non puoi non ricordare, non puoi far finta di non sapere.
Non puoi accettare che la tragedia di ieri diventi il seme di nuove tragedie, in nessun angolo del mondo. In Germania, in Italia, in Israele, in Palestina, in Iraq, in Bosnia.
Nessun uomo si merita di essere un pezzo.
scritto da Isa71 alle 11:17 pretesti: pensieri, politica, donne, uomini, dolore, emozioni, incazzatura commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
giovedì, 08 gennaio 2009
Ricordo la mattina, quando facevo colazione prima di andare a scuola, alle elemntari, mia mamma cuciva le scarpe, chilometri di trapunte su scarpe di camoscio che non poteva permettersi, l'orologio col cucù rotto che però era carino, e la vecchia radio rifinita in finto legno, con la manopola fissa su Radio Montecarlo, e Luisella Berrino che annunciava questa canzone...
Questo è il mio ricordo di Fabrizio De Andrè.
Ho capito davvero solo anni dopo.


...perchè l'amore ha l'amore come solo argomento.

(F. De Andrè - Dolcenera)
scritto da Isa71 alle 20:35 pretesti: parole, pensieri, musica, amore, ricordi, arte, emozioni, amico commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
martedì, 23 dicembre 2008
Tempo di Natale, tempo di Auguri... a quei pochi che ancora resistono alle sirene di altri (ben più miseri) lidi della rete, leggi Facebook et similia, a loro, ai miei lettori abituali e a quelli occasionali, i miei auguri per un tempo migliore. E che il tempo migliore cominci da ciò che si ha nel cuore.
Vi regalo un racconto di c a t p o e t e una foto scattata da me, con un abbraccio grande.
Auguri!

lanterne


Quel giorno, guidando come al solito verso casa, il dottor Ugo Lorenzi non era affatto allegro. In ufficio gli avevano prospettato un 2009 di sangue, sudore e lacrime. Gli affari delle aziende clienti stavano andando male, e questo avrebbe avuto un effetto dirompente sul fatturato dello studio di commercialisti nel quale lavorava da oltre dieci anni. Quindi, doveva dire addio alle solite vacanze in Kenya con la famiglia. Prima di entrare in autostrada, spense il cellulare. Non lo faceva mai, ma quella sera aveva bisogno di riordinare le idee.

Davvero, una situazione difficile. Paventava sopratutto la reazione della moglie, abituata a farsi due settimane al sole mentre a Milano l'inverno arrivava al culmine. Come spiegarle che non c'era niente da fare? Che bisognava accettare qualche sacrificio, con la speranza che in futuro gli affari tornassero a tirare? Accelerò un poco, per superare una Golf che oscillava pericolosamente tra il bordo strada e la corsia di sorpasso. Il traffico era sempre caotico, verso il fine settimana. C'erano camion che cercavano di fare l'ultima consegna prima dello stop forzato per il week end, auto già in marcia per la montagna, furgoni costantemente con la freccia fuori. Insomma, nulla di nuovo. Eppure, si sentiva a disagio in mezzo a quella confusione. Aveva davanti ancora una ventina di chilometri, e gli parevano centinaia.

Uscì al primo casello e si infilò in una della tante strade di campagna che aveva percorso, da ragazzo, con la bici del padre e la canna da pesca sulla spalla. Era molto che non vedeva quei posti. A parte le rotatorie, non erano cambiati. I filari di pioppi si alternavano ai campi arati, con la bella terra scura che ogni anno sapeva produrre quintali di mais, grano, tabacco. Gli faceva bene ritrovare il paesaggio dei suoi anni migliori, quando poteva fantasticare libero su tutto. Ricordava ancora di aver desiderato di diventare un musicista, poi un pilota di jet, un cantante rock, un archeologo... Si riscosse sul rettilineo che portava dritto al portone di casa. “Mah, che sarà mai” pensò, “al massimo si fa una litigata. Pazienza. Vorrà dire che mi terrà il muso per un paio di giorni”. Schiacciò il pulsante dell'apri-cancello e pochi istanti dopo era in garage. Prima di entrare in cucina, decise che avrebbe parlato alla moglie solo dopo cena. Non gli andava di farsi sentire dai bambini mentre discuteva di tagli ed economie.

Mangiarono come al solito, con la tv accesa, perché volevano vedere i filmati dove gli animali sembravano tanti clown, e ne combinavano di tutti i colori. Alle dieci, come al solito, dovette faticare per mettere a letto i figli. E pensare che ai suoi tempi lo mandavano in branda subito dopo carosello. Quando finalmente la casa fu tranquilla si risolse a fare la cruciale dichiarazione che gli avrebbe alienato la simpatia di Clara almeno per una settimana. Lei lo ascoltò con calma e attenzione, poi sembrò prender fiato per una lunga replica. Qui viene il bello, perché ciò che disse suonò piacevolmente imprevisto: “Avevo già intuito che per quest'anno le vacanze potevano saltare. Non sono mica scema. Li leggo anch'io i giornali. Ma non devi crucciarti. Anzi, ti ricordi i Salteri di Centa San Nicolò? Mi hanno chiamato per farci gli auguri. Siamo stati al telefono un'ora buona e ci hanno invitati ad andar su in montagna, nella loro malga riattata che a loro non serve. Lo sai che a me la montagna non piace, comunque, pur di portarci i ragazzi mi accontento.”

Ugo Lorenzi si sentì immediatamente sollevato. Nessuna guerra in famiglia. Niente barricate. Nulla di nulla. L'unica cosa che lo turbava ancora, era di dover passare ben quindici giorni in un paesino dove non c'era il benché minimo svago. Ma, come si dice, di necessità virtù. L'indomani, caricò la famiglia ed i numerosi bagagli sull'auto (e quella fu la volta in cui credette finalmente di aver fatto bene a prendere un SUV). Guidando piano, prese la via del Trentino Alto Adige, con i bambini che guardavano estasiati i picchi altissimi affacciati ai due lati dell'autostrada. Fece un paio di fermate tecniche in autogrill, infine depositò il gruppo in un posto che somigliava parecchio ad un presepe, con la neve alta mezzo metro e le case di legno illuminate da candele accese.

Aveva immaginato di annoiarsi, ma tra battaglie a palle di neve, pupazzi, lunghe passeggiate in mezzo ai boschi e racconti davanti al camino, non ebbe tempo per sbadigliare. La crisi gli aveva restituito il piacere stare con i suoi cari, di giocare senza preoccuparsi dei commenti altrui, persino di raccontare favole ai bimbi prima di dormire. Sulla strada del ritorno, si fece mentalmente una solenne promessa: mai e poi mai avrebbe sacrificato ancora il tempo a far soltanto soldi. Ora sapeva che vivere è molto, molto di più.
scritto da Isa71 alle 21:25 pretesti: parole, pensieri, amore, donne, arte, filosofia, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
martedì, 09 dicembre 2008
Venerdì 12 dicembre, dalle ore 18.00 all'Hotel Villa Toscana da Uz
Viale Colombo 209 - Lido di Camaiore (LU)

Presentazione del libro

"Abito Parole"

di Carlo Alberto Turrini

con mostra fotografica di Marco Bertin, con immagini realizzate in B/N su pellicola ad infrarossi.


Un testo insolito, che ruota intorno al tema - casa - per parlare in realtà di un'umanità varia e disorientata, sfruttando stili letterari eterogenei: il racconto, la prosa, la massima, la poesia.
Nessuna possibilità di prevedere cosa accade nella pagina seguente, né come verrà raccontato...


L'attrice Rebecca Palagi leggerà alcuni brani dal libro.


abitoparole

Carlo Alberto Turrini vive e lavora a Verona. Nel 1982 pubblicò un libro di prosa e poesia intitolato "Il cielo", che fu apprezzato da critici quali Roberto Roversi e Franco Fortini. Ciò malgrado, abbandonò in seguito ogni progetto letterario per passare alla scrittura commerciale, impiegandosi come copywriter. Oggi torna alla letteratura per un radicale bisogno di libertà e di critica al "mondo di vivere" consumistico occidentale.

Marco Bertin, veronese. Ha pubblicato sei libri, tre sul tema del carnevale e tre sull'Africa.
Collabora con l'Unicef. Suoi portfolio sul ritratto e sul paesaggio sono stati pubblicati dalle più autorevoli riviste di settore. Esposizioni personali in Italia, Francia, Belgio, Austria,Germania, Portogallo. Le immagini che presenta parallelamente al volume "Abito parole" sono il risultato di una lunga ricerca svolta in tutta Europa.

scritto da Isa71 alle 22:25 pretesti: parole, pensieri, amore, donne, libri, arte, uomini, emozioni, amico, buonumore, viaregginitudine commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
giovedì, 04 dicembre 2008
fuoco

L'incendio come eredità
spetterebbe a me.
Perchè sono silenzioso.
perchè non ho mai usato la forza.
Perchè sono sincero
e non discrimino
tra i materiali da bruciare.


c a t p o e t

(catpoet.splinder.com - abitoparole.splinder.com)
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venerdì, 28 novembre 2008
amore(Vi avviso: sto per scrivere un post retorico, trito e ritrito e di sicuro anche banale...)
Girovagando per internet, o ascoltando i discorsi delle persone, sento un sacco di bischerate. E ne vedo anche compiere molte, di bischerate.
Tipo inseguire le scie chimiche, proclamare ai quattro venti l'esistenza di un complotto contro di noi, lanciare bombe negli hotel, picchiarsi allo stadio, rilasciare carte prepagate da 40 euro e così via...
Eppure.
Eppure basterebbe così poco: basterebbe che si facesse l'amore più spesso e meglio, per smettere all'istante con tutto questo cumulo quotidiano di follie assortite.
Pensateci (sempre che abiate avuto la fortuna di provare queste emozioni): quando avete appena passato una notte d'amore col vostro/vostra amato/amata, e siete accoccolati fra le sue braccia, da zero a dieci, quanto ve ne frega del resto del mondo, di indossare un passamontagna e andare a sfasciare la carrozza di un treno, o di appostarvi a fotografare la scia chimica dell'aereo che passa sopra casa vostra? Meno di zero.
N - I - E - N - T - E di N - I - E - N - T - E.
Anche perchè se l'avete fatto bene, sinceramente non dovreste avere neanche molte energie residue...
Quindi, ragazzi miei, c'è un'unica, sanissima, sacrosanta soluzione: fare l'amore, tanto e bene.
E di questi tempi, si risparmia anche sul riscaldamento, il che non è poco...
scritto da Isa71 alle 14:33 pretesti: amore, donne, filosofia, uomini, sesso, emozioni, surrealismo, buonumore, inutilità fatta post commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
giovedì, 13 novembre 2008
nebbia

Avevo sentito dire che a volte, su al Nord, c'è la nebbia...
Questa foto l'ho scattata verso le 9.30 di sabato 8 novembre a Verona, dal ponte sull'Adige di Via dell'Autiere. Si, lì in mezzo c'è l'Adige e una bella vista delle colline di Verona.
O almeno credo...
scritto da Isa71 alle 17:00 pretesti: viaggi, emozioni, inutilità fatta post commenti: commenti (5) (popup) | commenti (5)
giovedì, 06 novembre 2008
Ci tengo molto a segnalarvi un evento che si terrà a Roma questo sabato... VI VOGLIO TUTTI LI'!!!

Sabato 8 novembre alle ore 18

alla libreria Odradek di via Dei Banchi Vecchi 57 a Roma

presentazione del libro “Abito Parole”

di Carlo Alberto Turrini

abitoparole

e mostra fotografica di Marco Bertin, con immagini realizzate in B/N su pellicola ad infrarossi. 

info: Libreria Odradek - tel. 06 6833451 - odradek@tiscali.it

love

"Love" - fotografia di Marco Bertin - © Marco Bertin.


scritto da Isa71 alle 16:02 pretesti: libri, arte, emozioni, buonumore commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
mercoledì, 05 novembre 2008
obama

L'avevano detto: "Yes we can", si, noi possiamo. E hanno potuto! E stamani alle 6 quando mi sono alzata per andare al lavoro, ho visto questo ragazzone nero acclamato da un sacco di gente così felice e piena di speranza ritrovata... sono stata contenta.
(avete fatto caso che si muove tale e quale a Gianni Morandi??)

Mi preme però aggiungere una riga per McCain. Uno che affronta la folla dicendo "Ho perso e la colpa è solo mia" è di gran lunga meglio dei nostri piagnisteosi politici "ombra".
scritto da Isa71 alle 21:36 pretesti: politica, emozioni, buonumore commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
lunedì, 20 ottobre 2008
Fuori dal mondo, nel silenzio perfetto di una cerchia di mura antiche, di notte. Nel sole e nei colori della terra che mutano di minuto in minuto. Avere un castello tutto per noi nel quadro della finestra della camera del nostro hotel, e tutta la bellezza da serbare nel cuore.

Montalcino


scritto da Isa71 alle 21:29 pretesti: pensieri, viaggi, amore, arte, emozioni commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
domenica, 28 settembre 2008
paul


paul



paul


A Paul Newman.
Lui che è uno dei grandi.


scritto da Isa71 alle 21:02 pretesti: pensieri, donne, cinema, ricordi, uomini, emozioni, malumore commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
martedì, 09 settembre 2008
A Lucio. E a tutti quelli che lo amano.

In un mondo che
non ci vuole più
il mio canto libero sei tu
E l'immensità
si apre intorno a noi
al di là del limite degli occhi tuoi
Nasce il sentimento
nasce in mezzo al pianto
e s'innalza altissimo e va
e vola sulle accuse della gente
a tutti i suoi retaggi indifferente
sorretto da un anelito d'amore di vero amore
In un mondo che - Pietre un giorno case
prigioniero è - ricoperte dalle rose selvatiche
respiriamo liberi io e te - rivivono ci chiamano
E la verità - Boschi abbandonati
si offre nuda a noi - perciò sopravvissuti vergini e limpida
è l'immagine - si aprono ormai - ci abbracciano
Nuove sensazioni
giovani emozioni
si esprimono purissime in noi
La veste dei fantasmi del passato
cadendo lascia il quadro immacolato
e s'alza un vento tiepido d'amore di vero amore
E riscopro te
dolce compagna che
non sai domandare ma sai che ovunque andrai
al fianco tuo mi avrai
se tu lo vuoi
Pietre un giorno case ricoperte dalle rose selvatiche
rivivono ci chiamano
Boschi abbandonati e perciò sopravvissuti vergini
si aprono ci abbracciano
In un mondo che
prigioniero è
respiriamo liberi io e te
E la verità
si offre nuda a noi
e limpida è l'immagine ormai
Nuove sensazioni
giovani emozioni
si esprimono purissime in noi
La veste dei fantasmi del passato
cadendo lascia il quadro immacolato
e s'alza un vento tiepido d'amore
di vero amore e riscopro....
scritto da Isa71 alle 20:21 pretesti: parole, pensieri, amore, arte, emozioni commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
venerdì, 22 agosto 2008

Ma dite la verità: questi ragazzi che riescono a fare 50 km marciando in un modo assolutamente astruso a vedersi, e faticosissimo, e che poi si sciolgono in lacrime come vitellini, non vi fanno impazzire?
Oh, non so voi, ma io mi son commossa!

schwazer
scritto da Isa71 alle 21:36 pretesti: emozioni, buonumore commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
sabato, 02 agosto 2008
notteNonostante io non ami l'estate, c'è qualcosa di incantato per me nelle giornate e soprattutto nelle notti di questa estate...
Ho pensato che sia stato l'amore ad addolcirmi e a smussare un po' i miei spigoli e la mia insofferenza per questa stagione così estrema: per il clima, per i comportamenti delle persone, per i colori.
E invece, mi sono resa conto che sono cambiata io, no, meglio dire che sto ancora cambiando, che sto trovando quello che non avevo mai avuto (e a dire il vero forse nemmeno mai cercato per paura della stabilità) in vita mia.
Una collocazione, un posto nel mondo, in un mio mondo che per fortuna è ancorato da qualche parte all'esterno da qui, fuori dalle traiettorie in cui cercano ogni giorno di costringerci.
Guardo il mio lavoro, imperfetto ma finalmente stabile. Guardo la mia famiglia, bislacca ma serena, la mia casa che a poco a poco, con qualche sacrificio, si trasforma e diventa sempre di più un piccolo nido, guardo l'uomo che amo e che mi sorprende ogni giorno per tutto quanto riusciamo a darci.
In questi giorni ho messo in ordine la scrivania che ho in camera, ho tolto il vecchio pc che si porta dietro le mie ambizioni da grafica, ormai formattate senza rimpianti insieme a tutto quanto c'era nell'hard disk, ho riportato le mie matite colorate sul ripiano che prima era invaso dal monitor gigantesco, e le ho accompagnate con le mie tazze knopfleriane piene di penne e altre matite, col calendario di un bravissimo fotografo, col portacandele in legno che mi ha regalato la cara E. e col notebook nuovo di zecca, più sobrio e meno ingombrante, che mi sono cocnessa qualche settimana fa.
Ecco. Adesso vedo quest'ordine nuovo e arioso, meno ingombro di cose e orpelli, e mi sento meglio, perchè mi somiglia di più.
Alla fine, credo che questa la ricorderò come una buonissima estate.
scritto da Isa71 alle 12:41 pretesti: amore, arte, filosofia, emozioni, buonumore commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
lunedì, 28 luglio 2008
kolsimchaLa musica Klezmer è un genere tradizionale appartenente alla cultura ebraica.
Di questo genere di musica non sapevo niente fino a qualche settimana fa, quando l'uomo che amo me ne ha parlato in termini entusiastici, ripromettendosi di colmare questa mia lacuna, una delle tante, in verità.
Fatto sta che mercoledì scorso scopro che poco distante da qui, nella meravigliosa Pietrasanta, c'è un concerto di musica klezmer, e quindi decidiamo di andare a sentirlo.
In un angolo raccolto di Piazza del Duomo, sotto lo sguardo vigile dei cavalieri di Javier Marin, ci ritroviamo ad ascoltare gli ottimi Kolsimcha, un gruppo svizzero che interpreta la musica klezmer affiancandole una forte vena jazz e sonorità arabeggianti, il tutto con una maestria ed un'abilità musicale senza pari.
Le tantissime persone che si sono fermate ad ascoltare, hanno apprezzato moltissimo la gioia che questi ragazzi esprimono quando suonano, e due ore di concerto sono letteralmente volate.
Ora mi gusto il loro ultimo cd, "Noah", autografato dal clarinettista, e l'emozione di aver scoperto qualcosa di nuovo e fantastico.
scritto da Isa71 alle 18:26 pretesti: musica, arte, emozioni, buonumore commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
mercoledì, 09 luglio 2008
fulmini

In piazza Bra, i turisti passano come nuvole su un campo di grano.

Temporali giapponesi che rilasciano innaturali lampi senza tuoni.

Di quando in quando, osservo uno squarcio di genuina meraviglia tra la massa compatta, grigia, frettolosa che sciama, spinta dal vento di una famelica curiosità.

Quello stupore mi consola.

Da alle mie speranze una statistica sulla quale possono giustificarsi e crescere.


(un frammento di Catpoet)
scritto da Isa71 alle 19:16 pretesti: pensieri, arte, emozioni, catpoesie commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
lunedì, 09 giugno 2008
fontana di trevi
Non so se è più il fatto di essere stata qualche giorno lontana dall'ufficio, o se è perchè sono stata a contatto con tanta bellezza, che adesso sto così bene, in pace e rilassata.
Quasi tre giorni a passeggiare per Roma, a vedere un concerto bellissimo (grazie, Mark, ancora una volta...), a sorprendermi della gentilezza di alcune persone.

O forse è il rumore fresco dell'acqua nella Fontana di Trevi, io e te di schiena che lanciamo la monetina ridendo, la pizza con P. e suo figlio, la visita silenziosa alla Chiesa dei SS. Cosma e Damiano, tutta quella bellezza che dilaga ovunque intorno.

E poi... "you and me baby, how about it?", il pranzo mentre fuori infuria un temporale spaventoso e bellissimo, le risate quando ci accorgiamo di avere l'auto parcheggiata proprio lungo il percorso del Gay Pride.

Eppure alla fine, cos'è stato, se non noi due in una città bellissima, quasi senza meta, camminando nel sole?

scritto da Isa71 alle 18:41 pretesti: parole, pensieri, viaggi, musica, amore, donne, arte, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
lunedì, 02 giugno 2008
tuxedo"Adieu a Saint Laurent, signore dello stile." (Corriere.it)

L'unica cosa che ho mai posseduto firmata Yves Saint Laurent è il mascara (eccellente) che porto anche adesso.

Ma se potessi permettermelo, uno dei miei sogni è poter indossare uno dei suoi bellissimi smoking da portare a pelle.

Quello che invece è alla portata di tutti è l'insegnamento di come dev'essere una donna che veste con stile.

Insegnamento che certi suoi colleghi straccivendoli milionari hanno decisamente perso di vista. Adieu.
scritto da Isa71 alle 12:37 pretesti: donne, arte, uomini, emozioni, malumore commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
martedì, 27 maggio 2008
afaIl caldo, anzi, più che altro, l'afa ci è piombata addosso, interrompendo le trasmissioni della primavera.
E anche se qui sul mare non abbiamo neanche il concetto di "afa", se ci confrontiamo con certe zone d'Italia, la cosa non è comunque gradevole.
Ho ciondolato in un giorno di ferie obbligate, constatando che non c'è più traccia della stagione fredda.
Giro già malamente abbigliata con una vecchia t-shirt come faccio in agosto, nè più nè meno.
Adesso eviterò il solito pippone del "non esistono più le mezze stagioni", tranquilli...
Negli ultimi giorni, scivolando in mezzo all'afa, qualcosa in me è cambiato. E' cresciuto e maturato, direi.
Ho attraversato chilometri di campi di grano inconsapevole, ed ho incontrato la mia maturità, e ora, nonostante i "bimba" affettuosi che mi rivolgono la maggior parte delle persone che conosco, sento tutti i miei trentasette anni. Uno per uno.
Ma la cosa migliore è che non li cambierei. Non sono mai stata così presente a me stessa come ora che sono parte di un qualcosa che percepisco grande e immenso, sono parte di un "noi".
scritto da Isa71 alle 18:56 pretesti: pensieri, viaggi, amore, donne, uomini, dolore, emozioni commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
giovedì, 15 maggio 2008
orsoPoi succede che crolli, così, di punto in bianco. Quando meno te l'aspetti esplodi in un pianto irrefrenabile, che butta fuori tutto quello che hai macerato dentro per giorni. E se ti va bene, c'è qualcuno che ti abbraccia, mentre succede. A me è andata bene.
Ma ecco, questo ti serve anche per capire che così non va.
Che c'è bisogno di prendere il coraggio a due mani, dare una spallata a tutto, e cambiare direzione, prima di farsi troppo male.
Si può accettare di tutto, è vero, soprattutto se si tratta di lavoro. Si prova ad adeguarsi. ma solo fino ad un certo punto. Solo fino a quando non si capisce che ci si sta rimettendo in salute e serenità.
E allora, ecco che i dubbi vanno messi da parte. E bisogna decidersi, anche se di dubbi ce ne saranno di nuovi, e di timori altri, che però si ridimensionano davanti ai vantaggi.
E così, la stanchezza insopportabile che mi sono portata dietro fino ad oggi, ha iniziato a convivere con la speranza di un cambiamento in meglio a breve termine.
Si deve.
E meno male che io ho un abbraccio che mi conforta, e dei baci al sapore di caffè in un caldissimo pomeriggio di primavera, che mi riconsegnano tutta la dolcezza del mondo.
scritto da Isa71 alle 19:00 pretesti: pensieri, lavoro, filosofia, emozioni, buonumore, malumore, inutilità fatta post commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
venerdì, 02 maggio 2008
cappello(Allo sportello, un pomeriggio di primavera. Entra un uomo anziano, sull'ottantina, distinto.)

Uomo: Buongiorno, signorina, dovrei fare questa prenotazione.

Io: Certo, si accomodi pure.

(L'uomo si siede, ed io inizio ad inserire i dati...)


Uomo: Deve proprio scusarmi, signorina. (Lo guardo con aria interrogativa, perchè proprio non capisco di cosa debba scusarsi)

Io: Di cosa?

Uomo: Non mi sono tolto il cappello in sua presenza... (e si toglie con eleganza il cappello, appoggiandolo sulla sedia a fianco. Credo di essere arrossita.)

Io: Oh, non c'è problema, davvero...

Uomo: Sa, sono un uomo di una vota, ed in presenza di una signora bisogna togliere il cappello. (Continuo con la prenotazione, e alla fine il Gentil-Uomo si congeda stringendomi la mano con garbo).

Gentil-Uomo: Grazie, signorina, è stata molto gentile. Arrivederci.

Io: Dovere, grazie a lei. Arrivederci.

Come rendere migliore la giornata di un'impiegata.
scritto da Isa71 alle 14:56 pretesti: donne, lavoro, uomini, emozioni, buonumore commenti: commenti (8) (popup) | commenti (8)
mercoledì, 23 aprile 2008
(Montagnana, PD)

Immaginate di arrivare ad un castello incantato, ascoltando le note di una musica che ha un'aria antica, e che canta così...

Mia signora, posso avere questo ballo
perdonate un cavaliere che non conosce vergogna
mia signora, posso avere questo ballo
e, signora, posso conoscere il vostro nome?
Avete ballato al braccio di un soldato
ed io ho sentito la lama dell'amore così tagliente
e quando avete sorriso mi avete distrutto
ed io sono stato attratto da voi, mia Regina

Ora, questi stivali potranno portarmi dove vorranno
sebbene potrebbero non splendere mai come i suoi
non c'è cavaliere che non ucciderei
per avere la mano della mia signora da baciare
Si, e mi seguirono attraverso la sala
per non lasciarmi ad un respiro da voi
e loro caddero in silenzio, tutti quanti
e voi poteste vedere che il mio cuore era sincero

Poi vi ho condotta via dalla sala
e cavalcammo su per la collina
via, oltre le mura della città
e di certo siete ancora la mia signora
Una notte d'estate di tanto tempo fa,
stella cadenti nel cielo
e ancora, cuore mio, devo sapere
perché mi amate, signora, perché?

scritto da Isa71 alle 19:14 pretesti: parole, pensieri, viaggi, musica, amore, donne, arte, uomini, emozioni commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
lunedì, 21 aprile 2008

A Mantova! Guidata dall'imperturbabile voce della signorina TomTom, resto senza fiato sul ponte che mi porta verso il profilo rosso della città, verso l'uomo che amo, verso gli amici.
Verso questo scozzese anzianotto che è ancora capace di incantare con quelle sue chitarre, e con un pugno di musicisti di livello eccelso.
Serata e concerto indimenticabili.
scritto da Isa71 alle 18:55 pretesti: viaggi, musica, amore, arte, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (5) (popup) | commenti (5)
martedì, 15 aprile 2008
mk

Mi aspettano.
Prendo l'auto e vado perchè mi aspettano i miei amici. Mi aspetta quest'omino qui sopra che mi tiene compagnia da 23 anni. Vado perchè mi aspetta l'uomo che amo.
Direi che ho motivi a sufficienza per partire.
Voi nel frattempo fate i bravi, io intanto vado a finire la valigia.
A presto!
scritto da Isa71 alle 21:40 pretesti: parole, pensieri, viaggi, musica, amore, donne, arte, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
lunedì, 14 aprile 2008
Ecco, vedi, adesso è proprio quello a cui sto pensando. Questa sensazione di "mille piccole cose che stanno andando a scatafascio".
In auto sotto la pioggia battente, mentre cerco un bancomat che funzioni, mentre cerco di non finire l'ultima goccia di benzina, mentre il distributore di GPL abituale è guasto, mentre vedo il nostro paese che se ne va allegramente a puttane, mentre sento quel tremore nella tua e nella mia voce al telefono.
Mentre parlo con una signora che mi racconta del figlio licenziato dopo tre mesi di contratto a progetto, ed ha una laurea e ha 30 anni e le viene da piangere, e guardo questi biglietti per andare a un concerto che fatica a mantenere il suo fascino e la sua magia in mezzo a questa bruttura del mondo.
Ecco.
Io adesso voglio questo. Voglio un abbraccio, voglio il tuo abbraccio, voglio un abbraccio per tutte quelle persone che oggi faticano a deglutire.


scritto da Isa71 alle 18:37 pretesti: parole, pensieri, musica, politica, amore, donne, uomini, dolore, emozioni, incazzatura commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
sabato, 12 aprile 2008
luna Sono la luna
e ogni mese io mi specchio
bella al chiaro della terra

Sono la luna
e la tristezza dei Pierrots
corre via sulla mia lama
Sono la luna
la mia luce una speranza
il mio riflesso un’assonanza
bambino che dormi già
sei tutta la mia fortuna
sono la luna.
Mi chiamo luna
e di faccia o di profilo
in ogni agenda c’è il mio viso
Mi chiamo luna
un mare in piena so svuotare
ogni piacere ho già deriso
Mi chiamo luna
per l’amarezza dei poeti
ho le chiavi della fuga

e ci sarà chi scambierà
amore con fortuna
Mi chiamo luna.
Dimmi luna
sei in un angolo di cielo
un silenzio da cercare
dimmi luna
sei brillante imbarazzante
una curva da leccare
dimmi luna
il mostro che ti porti addosso
è la nostra storia più crudele
e ci sarà chi scriverà alla luna
ad un’altra luna.

(Leo Ferrè, nella traduzione di Andrea Satta – Tetes de Bois)
scritto da Isa71 alle 12:32 pretesti: parole, pensieri, musica, amore, donne, arte, uomini, emozioni commenti: commenti (2) (popup) | commenti (2)
domenica, 06 aprile 2008
trenoAvanti e indietro. Lungo le strade. Lungo le ferrovie. Lungo le linee del telefono e sui cavi che sorreggono la rete.
Faccio marcia indietro per uscire dal parcheggio della stazione e li vedo.
Una ragazzina che scende dallo scooter di un più o meno diciottenne. Ha uno zainetto piuttosto grande, e una borsa. Si baciano. Lei si volta e gli sorride un'ultima volta prima di entrare nella stazione.
Dall'altro lato, un uomo saluta una donna e una bambina. "Vieni, ti faccio vedere i treni" le dice, trascinandosi dietro un trolley.
Guido verso casa, il tuo treno corre sul binario a fianco la strada, mi supera e sparisce dietro una curva.

.....................
Dialogo.
"E quando vi vedete?"
"Questo fine settimana."
"Certo che vi fate un bel culo..."
.....................

L'amore in Italia viaggia. Non si può concedere di fermarsi e trovare la sua posizione, la sua stabilità. Ha una sua stabilità mentale ed emozionale. Solidissima. Per sopravvivere alle autostrade e alle ferrovie, serve una disciplina quasi Zen. Mettere al primo posto l'altro, ma sul serio. Esplorare con cura ogni possibilità, ogni piega della vita, per far combaciare i desideri.
Eliminare i capricci, le sciocchezze, le banalità. Non ci si può permettere di perdere tempo in quisquilie, in piccole discussioni, quindi si riflette, si parla con calma, ci si impegna perchè tutto possa funzionare alla perfezione.
Perchè tutto porti solo alla meraviglia di un cielo guardato insieme, del vento fra i capelli, sapendo che l'amore resiste a queste difficoltà, e a molto altro.

Riflessione su un post scritto da Catpoet. Questo:
"Siamo pendolari dell'amore. Una volta vado io da lei, un'altra viene lei da me. Situazione che credevo rara. Invece, è molto frequente. Fare trecento e passa chilometri per dirsi "ti amo", per darsi un bacio. Per darsi e basta. Poi, riprendere il trenino, l'areoplano o l'auto, e tornare a casa, che è soltanto il posto dove c'è da lavorare. Altri hanno la donna o l'uomo comodi comodi. Guardacaso, l'hanno conosciuta/o al bar di fronte. Non voglio giudicare, né posso generalizzare (i sentimenti son piuttosto bravi a scansare le classificazioni). Eppure, mi pare che farsi il culo tanto, per una persona tra i milioni che possiamo incontrare, sia una bella prova d'amore. Per questo, celebro le fatiche dei poveri amanti, quelli che, magari da anni, cercano uno straccio di occupazione vicina all'essere amato. Per poter dargli un bacio almeno una volta al giorno. O tutte le volte che vorrebbero farlo, mentre devono accontentarsi di una voce al cellulare (comunque, è sempre la più bella voce del mondo, statene certi)."
scritto da Isa71 alle 22:03 pretesti: pensieri, viaggi, amore, filosofia, uomini, dolore, emozioni commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
martedì, 25 marzo 2008
romaIl suonatore di tromba jazz sulla terrazza del Gianicolo, mentre diluvia su Roma e ci perdiamo in quel panorama, sotto l'ombrello.
Inseguiti per tre giorni da pioggia e grandine, ci lasciamo alle spalle il quotidiano.
Il bed & breakfast tutto rosa, ritrovarsi per sbaglio nel porto di Civitavecchia, a cena da P. e C. (finalmente!!), girare in città ridendo, guardare in silenzio la pioggia che scende dentro al Pantheon, "quante paia sono tre scarpe", le carrozzelle, la mostra di PV, gli ombrelli dei cinesi abbandonati nelle pozzanghere, i carciofi alla giudia, il sale sul pavimento, il diluvio al Colosseo, la luna che ci illude per qualche attimo, il vento che ci strapazza, "svoltare a destra appena potete", la pietra, i palazzi e gli scorci, il tuo sguardo che non mi lascia mai, l'aria buona, l'abbacchio a Via Merulana, il nostro ovetto di Pasqua, la tempesta al ritorno.
Vorrei che ognuno di voi avesse trascorso un fine settimana bello come il mio.
Ho già voglia di tornare a Roma.

(foto mia, sabato 22 marzo, ore 9.30 circa)
scritto da Isa71 alle 21:23 pretesti: pensieri, viaggi, amore, donne, arte, uomini, emozioni, amico, piedi, buonumore commenti: commenti (7) (popup) | commenti (7)
mercoledì, 12 marzo 2008
glasStamattina sono salita in auto per andare al lavoro, e appena dentro l'abitacolo, ho sentito il forte odore della verniciatura fatta dal carrozziere.
Gliel'avevo lasciata per sistemare una botta che mi hanno dato mentre la mia povera macchinina era parcheggiata.
Non è nemmeno la prima volta che mi colpiscono l'auto mentre è parcheggiata... meno male che ho trovato uno onesto che si è fatto avanti.
Vabbè, tornando a noi. L'odore delle vernici per auto è inconfondibile, e anche piuttosto penetrante. Mentre guidavo verso il lavoro, però, mi sono resa conto che c'era qualcosa in più, una specie di "retro-odore" che andava a sfiorare qualcosa di nascosto nella mia testa. Solo che non mi veniva in mete nulla... Dieci ore dopo, sulla via del ritorno, d'improvviso ho capito.
Da bambina, passavo spesso il pomeriggio nel negozio di una signora che stava proprio di fronte alla bottega di mio padre.
Vendeva vernici per carrozzerie, nello specifico quelle col pappagallo. Per me quella signora è stata a lungo una specie di terza nonna, a volte pranzavo a casa sua e mi preparava della pasta fatta in casa incredibilmente buona. Era di origini abruzzesi, e spianava la sfoglia fino a farla diventare trasparente... Mi lasciava giocare con le mazzette dei campionari dei colori, che mi parevano oggetti meravigliosi, con tutti quei blu e quei rossi e le striscioline dei metallizzati che sbrilluccicavano al sole. E quando poteva, mi regalava uno dei pappagalli gonfiabili che servivano come decorazione del negozio.
Per tutto il viaggio di ritorno ho pensato a quei pomeriggi, io e la mia terza nonna in mezzo a un viavai di carrozzieri e verniciatori, fra pile di barattoli colorati e in mezzo a tutto quell'odore inconfondibile che ho ritrovato oggi nella mia auto.
Ciao Terza Nonna L.: sai che mi manchi ancora moltissimo?
scritto da Isa71 alle 21:24 pretesti: pensieri, donne, ricordi, dolore, emozioni commenti: commenti (7) (popup) | commenti (7)
mercoledì, 05 marzo 2008
scritto da Isa71 alle 19:16 pretesti: musica, arte, emozioni commenti: commenti (popup) | commenti
domenica, 24 febbraio 2008
torta

Quindi, a quanto pare, oggi questo blog compie un anno.
Sono 365 giorni di chiacchiere, lasciate ad intervalli più o meno regolari su queste pagine virtuali, e tutto perchè un anno fa sognai un gatto parlante, che disquisiva con me di qualcosa che non ho mai ricordato, ma aveva la bella voce di Mastroianni.
Ho incontrato tante persone simpatiche, da queste parti, e mi piace scambiare qualche pensiero con tutti. Ho avuto anche alcune cose totalmente impreviste da questo blog. Cose che mi fanno sentire una persona estremamente fortunata.
Quel gatto apparso in sogno, ah, quel gatto...
Buon blog, ma soprattutto, buona vita a voi, amici miei!


(E qui sotto c'è qualcosa per me e per voi...!)


scritto da Isa71 alle 12:42 pretesti: pensieri, amore, donne, ricordi, uomini, emozioni, amico, surrealismo commenti: commenti (9) (popup) | commenti (9)
mercoledì, 13 febbraio 2008
guyOggi vi consiglio un CD che non potete trovare nei negozi sotto casa, ma dovrete fare lo sforzo di ordinarlo on line se ne volete una copia.
So già che qualcuno (io so chi... ) obietterà che io sono di parte vista la mia adorazione per il musicista in questione, ma tant'è l'album è molto carino e io ve lo consiglio lo stesso.
Chi è un po' pratico di quella band straordinaria che furono i Dire Straits e del loro leader Mark Knopfler, dedito ora ad una signorile carriera solista, saprà quasi certamente che Guy Fletcher è il suo tastierista (e spesso anche co-produttore) e collaboratore storico, fin dal 1983.
Tutti gli altri (oltre a comprare una copia di Brothers in arms o di Golden heart), si accontentino di sapere che il giovanotto ha suonato anche con Mick Jagger, i Roxy Music, Tina Turner e svariati altri pezzi molto grossi.
Questo gennaio il buon Guy ha partorito il suo primo album solista, autoprodotto, suonato in gran parte da lui, con l'aggiunta di qualche amico decisamente prestigioso (incluso lo stesso Knopfler), e devo dire che l'album è molto carino, ben suonato e ottimamente prodotto, con una dozzina di canzoni rilassate e rilassanti, che sanno già di tardo pomeriggio estivo, mentre si aspetta l'ora dell'aperitivo in spiaggia.
Siccome sono buona, eccovi un po' di link.
Per ascoltarvi 30" di ogni pezzo, cliccate QUI.
Per visitare il sito del buon Guy, ari-cliccate QUI.
E se volete ascoltare un brano per intero...



(*)"musichevole": beh, se non avete mai visto "Cantando sotto la pioggia", mica è colpa mia, eh... rimediate!!

scritto da Isa71 alle 18:58 pretesti: pensieri, musica, arte, emozioni, buonumore commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
sabato, 09 febbraio 2008
boxCaro P.
Ho preso la cornice, oggi. Mi piace molto, anche se è ancora un po' più grande di quello che avrei voluto.
Del resto, sapevo che non ne avrei trovato facilmente una più piccola. A voler essere del tutto sinceri, nemmeno una piccola sarebbe potuta stare sul comodino, dove voglio metterla.
E' da un po' che ci penso, sai? Credo sia il momento.
Ho tenuto la nostra scatola sul comodino per un bel po' di tempo, e la sola idea di spostarla da lì, foss'anche solo per spolverare, mi ha sempre sgomentato, quasi come se cercassi di strappare un pezzo di me: un braccio, un piede.
Ma ora sento, so che qualcosa è cambiato.
Quella che mi pareva un'eresia, spostare la nostra scatola da lì, adesso è un'idea che posso contemplare, che posso mettere in pratica.
C'è della felicità nella mia vita, ora, ed ho il desiderio di vederla ovunque intorno a me, e soprattutto ogni notte prima di dormire, ed ogni mattino appena apro gli occhi.
Quello che ho provato per te, quello che ci siamo scambiati nei pochi anni della nostra conoscenza, non si sposterà mai, dal mio comodino, ma soprattutto, dal mio cuore e dalla mia anima.
Ho bisogno, adesso, di andare avanti, di lasciare che il passato resti passato, e che sciolga questi legami con gli oggetti che alla lunga diventano schiavitù.
So per certo che ne saresti felice, perchè è così che mi hai sempre voluta: libera di andare per il mondo a trovare me stessa e la migliore delle vite possibili.
Quello che ho provato per te resterà per sempre nella mia vita, ed è un insegnamento, un dono.
E questo non cambierà mai.
So che ti piacerebbe, questa cornice, e soprattutto la foto che ci ho messo dentro.
Grazie.
scritto da Isa71 alle 19:52 pretesti: pensieri, amore, donne, ricordi, uomini, emozioni, amico commenti: commenti (4) (popup) | commenti (4)
mercoledì, 23 gennaio 2008
fuochiPerchè alla fine tutto lo splendore della vita si riduce a pochi piccoli intensi momenti.
Dopo una settimana terrificante, fatta di corse, lavoro, appuntamenti che riempono ogni piccolo spazio della giornata, il tutto condito da un tempo che definire da lupi è riduttivo (nebbia da Val Padana e nubifragi tropicali...), una si aspetterebbe di aver bisogno di chi sa cosa per risollevarsi il morale.
E invece.
E invece basta una passeggiata sotto un sole che ha dell'incredibile, in un sabato mattina che ha già in sè la scintilla della primavera, anche se è fine gennaio.
Bastano pochi passi sulla spiaggia al tramonto, a godersi il profumo dolce del salmastro e l'aria pulita, argentata, che ricopre un panorama stranamente silenzioso, mentre solo pochi metri più in là impazza la festa dell'inizio del Carnevale.
Basta sentirsi stretta tra le braccia di chi si ama, perdersi in uno sguardo, dissolversi in un bacio che fa esplodere il cuore, e non sai più se i fuochi artificiali sono solo sopra la tua testa, a illuminare il cielo, o se li senti nel tuo petto.

(perdonate la latitanza, amici cari, ma in questi giorni il lavoro mi sta uccidendo e non ho un minuto di respiro... ma vi penso!! )
scritto da Isa71 alle 18:21 pretesti: pensieri, amore, donne, arte, uomini, sesso, emozioni, buonumore commenti: commenti (9) (popup) | commenti (9)
mercoledì, 16 gennaio 2008
cocktailPerchè quando ti dicono che dimostri dieci anni meno di quelli che ci sono sulla carta d'identità.
Perchè quando ricevi un numero di sms, telefonate, messaggi vari assolutamente imprevisto e non sai come fare per rispondere a tutti.
Perchè quando la tua migliore amica accetta di prendere un aperitivo con te, e poi invece scopri che ha invitato altri amici, e ti ritrovi di fronte a uno (...uno... beh, in realtà due e mezzo) dei migliori Cocktail Champagne della zona gustato con un gigantesco assortimento di stuzzichini, risotto imprevisto e un vassoio di perizoma assolutamente esilaranti serviti con le patatine ed i crostini, mentre il cameriere complice ha le lacrime agli occhi da tanto che gli viene da ridere.
Perchè quando ti ritrovi in mano il regalo che ti ha fatto quella che è la tua collega di lavoro da neanche un mese.
Perchè quando ti svegli nel cuore della notte perchè il cellulare ha appena squillato e trovi un sms che ti fa battere il cuore e e venire gli occhi lucidi.
Ecco, allora capisci che i trentasette (cazzarola, trentasette, si...) anni che compi, forse sono stato davvero una gran fortuna, qualcosa di cui ringraziare.
Quindi, all'ultimo momento... tanti auguri Isabella. E' stato proprio un bel compleanno.
scritto da Isa71 alle 23:55 pretesti: pensieri, amore, donne, lavoro, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (21) (popup) | commenti (21)
domenica, 13 gennaio 2008
Come un coriandolo, vorrei poter volare insieme a te
e in ogni angolo scoprir la gioia e la magia che c’è,
se in una maschera puoi ritrovare un senso ai tuoi perché
quel viso d’angelo vorrei che somigliasse un poco a te,
vola coriandolo, vuol dir che in fondo musica ce n’è.





Perchè io ve lo posso anche spiega', ma tanto voaltri 'un potete capì quel che è l'aria di vì, quando manchino sette giorni all'apertura.
Dice: "All'apertura di hè?" O delafia, del Carnevale, sennò di 'osa?
Vi potete mette' lì a guardà questo video, che mi garba da morì, fra l'altro, perchè in un angolino sul carro del Baroni (che lu' si che faceva de' cari che 'un si possino spiegà da tanto erino belli e grossi, e al su' funerale c'era la banda che ni sonava la Coppa...) ci sono anch'io, che stiantavo dal freddo, perchè a gambe nude o quasi sul caro, di febbraio ci si more dal freddo, sapete?
Ecco, io vi potrei anche spiegà com'è esse' su' viali più belli del mondo, che ti giri di vì e vedi i monti con la neve, e ti giri di là e vedi il mare, e nel mezzo c'è il sole, e po' c'è quell'odore che sa di salmastro e brigidini e diesel e coriandoli e ti par d'esse ridiventato bimbetto, e ti viene guasi da piange quando ripensi alle manganellate e a coriandoli che ti stioccavino in gola mentre guardavi i mascheroni a bocca aperta e ti parevino così grossi, e 'un sai più se erino davero grossi o se eri te piccina... e se tu sei lì con qualcuno ti viene subito voglia d'abbracciallo e baciallo perchè è l'effetto che ti fa questa magia vì che si fa solo noi a Viareggio, e 'un c'è storia, han voglia di dì vell'altri che credino di fa il carnevale, vì così è tutto diferente, c'è solo da fa una cosa: venì a vedè, se no 'un ci si crede.
E penzà che c'è dela gente che pensa che sia solo un mucchio di carta di giornale, un popoino di colla e du' pezzi di legno. Sta' lustro, vai...

*(non mi vorrete mica chiedere la traduzione, no? Tanto si capisce. E se non si capisce... beh, uscite dall'autostrada a Viareggio Nord, domenica 20 e 27 febbraio, oppure il 3, il 5 o il 10 di febbraio e venite a vedere con i vostri occhi: se respirate abbastanza salmastro forse capirete... vi s'aspetta!)
scritto da Isa71 alle 18:17 pretesti: pensieri, amore, ricordi, arte, emozioni, buonumore, viaregginitudine commenti: commenti (8) (popup) | commenti (8)
giovedì, 10 gennaio 2008
corniceHo ancora un gran mal di schiena, per colpa di questa brutta influenza che mi perseguita da una settimana. Si, sinceramente avrei preferito continuare ad alzarmi alle 6 ogni mattina come d'abitudine, piuttosto che passare le giornate stesa qua e là fra una corsa e l'altra in bagno (no comment), nutrendomi di riso bollito e tè.
Sono qui che metto a posto qualche oggetto, e vedo come la struttura della mia vita, no, anzi, l'essenza stessa della mia vita è cambiata negli ultimi mesi.
Così, dopo un sacco di tempo in cui è successo poco o niente. Non vedo più di fronte a me binari di solido acciaio, pronti a condurmi in una direzione stabilita, ma un bel numero di piccoli sentieri di cui posso solo intuire la forma ed il percorso, ma stranamente, per me che sono sempre stata una donna dalle sospensioni parecchio rigide che non ama i viottoli impervi e pieni di buche, cominciano ad essere interessanti.
Dai sentieri si può sempre uscire con facilità, per perdersi in un bosco, scoprire una radura, imbattersi in personaggi imprevisti, scoprire frutti nuovi e deliziosi. E anche, si, lo ammetto, pungersi le dita sui rovi mentre si pensa di raccogliere more, o irritarsi sfiorando ortiche ben nascoste.
Ma è sempre meglio così, che il brusco e devastante deragliamento che serve per uscire da un binario.
O peggio ancora, dover aspettare che un macchinista a noi ignoto azioni il cambio, decidendo lui per noi.
E così eccomi qui, guardo la cartella con le pratiche del mio lavoro appena iniziato, che ancora non so neanche quanto è esattamente la busta paga. Ma so che a fine mese arriverà.
E i mucchi di fogli, appunti, progetti, sogni sparsi qui sulla mia scrivania.
E la nostra foto che aspetta ancora di essere messa in una cornice, noi due che sorridiamo.
E sappiamo benissimo perchè.
scritto da Isa71 alle 16:40 pretesti: pensieri, amore, donne, lavoro, uomini, emozioni, buonumore, inutilità fatta post commenti: commenti (11) (popup) | commenti (11)
mercoledì, 09 gennaio 2008
locandina
E' con grande piacere che segnalo una nuova "Storia d'Archivio" che sarà raccontata da Riccardo Mazzoni, con la collaborazione di Rebecca Palagi, Samanta Barontini e Adriano Barghetti al Museo della Marineria di Viareggio sabato 12 gennaio alle ore 17.00.

"A voi che nei vortici del mare furente"
La tragedia di Golfo Aranci del 9 gennaio 1896
Una suggestiva rievocazione della più grave tragedia della marineria viareggina attraverso rare cronache tra narrazione, musica e canto Una “storia d’archivio” di Riccardo Mazzoni
Voci narranti di Riccardo Mazzoni e Rebecca Palagi
Intermezzi vocali di Samanta Barontini
Accompagnamento musicale di Adriano Barghetti
Sabato 12 gennaio 2007, ore 17
Museo della Marineria, Lungocanale Est

Per le nostre “Storie d’archivio” è arrivato il momento di confrontarsi con la più grave tragedia della marineria viareggina: il naufragio della tartana “Fenice”, del cutter “Ifigenia” e della bilancella “Ida” nella tremenda notte di tempesta del 9 gennaio 1896 che provocò la morte di 18 marinai concittadini.
Sulla base di rari e interessantissimi documenti d’epoca, tra i quali spiccano le cronache del giornale “La Burlamacca”, alcune firmate da Enrico Sisco (con una straordinaria intervista al capitano marittimo Francesco Vassalle, unico sopravvissuto della “Fenice”, che verrà letta integralmente insieme ad altra documentazione originale  da Rebecca Palagi), è stato possibile ricostruire minuziosamente le modalità e le atmosfere attraverso le quali il popolo di Viareggio conobbe e visse i tragici avvenimenti che per oltre un mese tennero col fiato sospeso e gettarono nella più cupa disperazione l’intera comunità.
Sarà anche un’occasione per raccontare brevemente alcuni aspetti della Viareggio a cavallo tra Ottocento e Novecento, soprattutto il mondo degli spettacoli e degli intrattenimenti, con la valenza che la musica e il canto assumevano sia nella cultura popolare che in quella aristocratica o borghese. Con una rarità: la gustosa e ironica canzone “Alba chiara” che Icilio Sadun scrisse sui versi di Enrico Pea nel 1917, interpretata insieme ad altri pezzi musicali (canti popolari e romanze d’epoca) dalla magica voce di Samanta Barontini accompagnata al piano da Adriano Barghetti.
scritto da Isa71 alle 14:40 pretesti: ricordi, arte, emozioni, viaregginitudine commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
domenica, 06 gennaio 2008

Va bene, probabilmente a volte (spesso?) Adriano Celentano è un po' sopra le righe. A volte straparla. A volte è simpaticamente odioso quando si lancia in certi suoi sermoni politico-social-ambientalisti.
Però nella sua storia da musicista ci ha lasciato alcune delle più belle canzoni che la musica italiana ricordi, senza contare che è stato uno dei primi a cantare il rock in Italia, quando ancora dava scandalo.
Io ricordo queste canzoni sentite dalle cassette sull'auto di mio padre, intorno alla metà degli anni '70, e non capivo proprio tutto tutto, ma mi parevano belle canzoni. E lo sono.
Soprattutto questa, che si chiama "Storia d'amore".
Buon Compleanno, orologiaio della Via Gluck.
scritto da Isa71 alle 12:16 pretesti: pensieri, musica, donne, arte, uomini, emozioni, buonumore commenti: commenti (10) (popup) | commenti (10)
giovedì, 03 gennaio 2008
klimtIeri ero in ufficio, e stavo per uscire e tornarmene a casa, quando ho sentito un po' di mie colleghe esclamare alcuni "Ooooh!" e "Aaaah!" molto commossi e inteneriti.
Quando sono arrivata nell'atrio, si erano già disperse, ma ho incontrato una di loro che mi ha allungato un foglio.
"Tieni" mi ha detto, "ne ho stampata una copia anche per te."
Sono sempre contenta quando vengo "inclusa" in queste piccole cose fra colleghe, io che sono l'ultima arrivata.
Sul foglio c'è una bellissima poesia di Madre Teresa di Calcutta, rivolta alla donna.
E noi, che in quella sede siamo all'incirca al 90% ragazze (e dall'idea che mi sono fatta in queste prime settimane di lavoro, direi anche piuttosto toste), non possiamo che apprezzare...

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni...
Però ciò che è iportante non cambia,
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea d'arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un'altra delusione;
fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite...
Insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece di compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!


(Madre Teresa di Calcutta)
scritto da Isa71 alle 18:42 pretesti: parole, pensieri, donne, filosofia, emozioni, buonumore commenti: commenti (7) (popup) | commenti (7)
domenica, 30 dicembre 2007
anno nuovoE così un altro anno sta per finire.
Se mi guardo indietro, mi sembra lunghissimo, enorme. e soprattutto pieno di roba.
Frattura della gamba a parte, quasi mi dispiace lasciare il 2007, perchè davvero questo è un anno che ha rivoluzionato la mia esistenza.
E per un sacco di motivi diversi.
Quindi, adesso, oltre che augurarvi che il nuovo anno sia bellissimo e pieno delle cose che desiderate, o al limite che vi porti qualcosa di bello anche se non lo stavate cercando, voglio augurarmi che il 2008 sia la prosecuzione della fine di questo... non posso volere nulla di più: che tutto resti com'è ora.
Ci vediamo fra un po', lettori Splinderiani.
Andateci piano con lo spumante, e ricordatevi di baciare e coccolare le persone a cui volete bene!!

Auguri!


E per tutti voi, un po' di meravigliosa, bellissima dolcezza: spero che sia questa la musica che avrete nel cuore al risveglio, il 1° gennaio 2008.



(S. Rachmaninov - Piano concerto n° 2
Philadelphia Simphony Orchestra, direttore: Leopold Stokowski)

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domenica, 23 dicembre 2007
stellaA tutti voi, amici di Splinder, tantissimi auguri di Buon Natale: grazie di avermi letta, commentata, dibattuta, ignorata, presa in simpatia o antipatia.
Non avete idea di quanto questo posto virtuale mi abbia regalato in concreto.
Questo racconto di Catpoet è il mio regalo per voi. Auguri!

La Ballata di Gerusalemme - un racconto di catpoet

Nella strada affollata l’uomo stava riflettendo tra sé, attento a scansare i passanti, distratti dall’euforia degli ultimi acquisti prima di Natale. Era stato incaricato di commettere un piccolo furto, tanto insignificante da poter essere quasi definito banale. Se non fosse che, a causa di un furto simile, qualche anno prima erano crollati i due grattacieli più alti del mondo, con il loro immane carico di vite umane. Se avesse avuto un po’ di coraggio, avrebbe mollato tutto e sarebbe scappato in qualche sperduto paese dell’America Latina. Ma doveva fare i conti con la sua inestirpabile propensione al lusso, con i costi della scuola svizzera del figlio, con le mille voglie della sua ultima partner. Inoltre, non era certo che esistesse un luogo tanto remoto da sfuggire allo sguardo indagatore dei suoi datori di lavoro.

Aveva anche considerato di andare alla polizia, a riferire tutto ciò che sapeva di molti degli attentati più sanguinari verificatisi negli anni dopo il duemila. Purtroppo, l’unico risultato che poteva aspettarsi era un ricovero in qualche clinica per malattie mentali. Quindi, non poteva fa altro che onorare l’impegno e consegnare la solita merce al solito indirizzo (un’anonima casella all’ufficio postale di un quartiere parigino).

Per l’immediato, invece, non aveva preoccupazioni di sorta. Sapeva che l’appartamento sarebbe stato libero alle ventuno precise, quando la sua vittima, ignara, avrebbe chiuso il pesante portone di ferro per andare a cena in centro, come faceva ogni sera. Controllò l’ora e rialzò il bavero del cappotto. C’era il freddo tagliente che rende più dolce esagerare con il vino, la sera del cenone. C’erano i visi inebriati di chi usciva dai grandi magazzini con l’ultimo regalo sottobraccio. Eugenio Bravetta si divertì ad osservare un tipo che tentava disperatamente di infilare un enorme scatolone nella sua auto. Alla fine, se ne andò con il pacco mezzo fuori dal finestrino. Anche lui aveva una famiglia dalla quale tornare.

Bravetta, dal canto suo, aveva già organizzato la solita cena con troppe portate e poca allegria, anche se i suoi ospiti non sembravano mai accorgersi del suo stato d’animo reale, mentre scartava i regali o invitava una bella donna a danzare. Mancavano solo cinque minuti. Spense il cellulare ed attraversò la strada con calma, quasi scontrandosi con il giovane intabarrato che arrivava dal numero 5 di via Tito Livio. Ora doveva far in fretta. Entrò circospetto nell’atrio rivestito in marmo del vecchio palazzo. Doveva fare tre piani di scale a piedi, perché in ascensore qualcuno avrebbe potuto notarlo troppo facilmente.

La porta dell’appartamento era di un modello antiquato come tutto il resto. Fu facile forzarla senza il benché minimo rumore. Dentro, faceva molto caldo. Perlustrò brevemente il corridoio fermandosi sulla soglia dello studio. Era quella la stanza del tesoro. Sulla scrivania, una cartellina di cartone con un titolo “La ballata di Gerusalemme”. La aprì per un istante, controllò che fosse piena di fogli dattiloscritti e se ne andò subito, indifferente alla possibilità che quella casa potesse contenere altre cose di valore. Nessun rumore. Nessun incontro sgradito. Era andato davvero tutto liscio.

Nel parcheggio deserto di via Treves, l’ auto era ancora al suo posto, nel lato meno illuminato del piazzale. Vi salì, ma non mise in moto. Rifletté ancora una volta sulla follia dei suoi padroni. Da otto anni, avevano avviato un gioco crudele, nel quale lui aveva l’incarico di rubare una sceneggiatura ad un autore sempre diverso, che veniva scelto in modo casuale. Il resto della faccenda consisteva nel mettere effettivamente in atto ciò che lo scrittore di turno aveva solo immaginato.

Se, per assurdo, avesse pensato di far scoppiare la terza guerra mondiale, loro si sarebbero preoccupati di far diventare reale ogni avvenimento descritto nella trama. E nessuno si riteneva responsabile degli orrori che provocava. In fin dei conti, loro si limitavano ad realizzare le fantasie di altri. Questo osceno meccanismo era stato usato per l’abbattimento delle Twin Towers, per una serie di sanguinosi attentati in Spagna, per l’affondamento di una petroliera al largo della Norvegia e per molti altri delitti avvenuti in tutto il mondo. Combattuto tra la voglia di sapere quale sarebbe stato il prossimo disastro, e il desiderio di restarne all’oscuro, Bravetta strinse le mani sul volante e vi poggiò la faccia. Si sentiva stanchissimo. Anche se lui era semplicemente un ottimo ladro, si considerava comunque un assassino. Stava per azionare lo starter, quando la curiosità ebbe il sopravvento. Aprì il fascicolo all’ultima pagina e lesse le righe finali.

Dicevano: – dopo quindici anni di guerre e di tragici attentati, ebrei e palestinesi hanno finalmente trovato un’intesa. L’accordo, siglato da tutte le parti in conflitto, prevede tra l’altro che il lungo muro tra Israele e Cisgiordania venga abbattuto, lasciando al suo posto una strada alberata in cui ogni albero rappresenterà un martire della secolare incomprensione tra i due popoli. Per celebrare un avvenimento così bello ed importante, un poeta ebreo ed un musicista palestinese stanno scrivendo insieme la “Ballata di Gerusalemme”. Su questa musica, scorrono i titoli di coda.

Eugenio chiuse il manoscritto con le mani che tremavano. Lo scellerato accordo tra i suoi datori di lavoro prevedeva che la sceneggiatura venisse realizzata, qualunque fosse il suo contenuto.

Avviò l’auto fischiettando e piangendo insieme. Quello, sarebbe stato di sicuro un Natale di pace.
scritto da Isa71 alle 22:44 pretesti: pensieri, amore, donne, arte, uomini, emozioni, buonumore commenti: commenti (14) (popup) | commenti (14)
venerdì, 21 dicembre 2007
tastieraE così eccomi qua, è venerdì e sono sopravvissuta alla mia prima settimana da impiegata statale.
Prima settimana di fuoco, visto che il lavoro è stato condito da un bel carico di commissioni per le feste. E' stato come correre senza pausa per ora.
E per di più, alzarsi alle 6 del mattino fa sembrare le giornate chilometriche.
Sono in prima linea.
Mi hanno piazzata ad uno sportello al pubblico in una zona periferica della città, piena di situazioni socialmente complesse.
Per intenderci. anziani soli, immigrati, tassi di disoccupazione altissimi. Il mio primo giorno di lavoro, appena arrivata, mi hanno avvisata: non perdere mai di vista la borsa, che qui gli scippi sono all'ordine del giorno.
A contatto di una situazione del genere, in una settimana, se mai ne avessi avuto bisogno, ho capito quanto sono fortunata, e quanto è buona la vita che faccio.
E per fortuna, mi piace anche molto quello che sto facendo come lavoro, perchè mi dà la possibilità di aiutare gli altri, di risolvere qualche piccolo problema. Non cambierò la vita a nessuno, probabilmente, ma forse potrò aiutare a rendere più semplici alcune cose.
E questo non è poco. E' difficile stare al pubblico, lo so per esperienza precedente, ma dà anche molta più soddisfazione che starsene da soli dietro una scrivania in un ufficio pieno di scartoffie.
Le mie colleghe sono in gamba, sul serio. Sono lì da una vita, eppure si battono ancora per aiutare gli utenti, e per cercare di migliorare le cose. Mi stanno insegnando il mestiere, e in una settimana ho già imparato moltissimo. Sono gentili con me e le mie pippe mentali da neo-assunta, e non ci manca l'occasione per farci due risate o scambiarci qualche consiglio da brava massaia.
Perchè si, ognuna di noi, dopo il lavoro torna a casa e riprende il suo posto di madre, moglie, figlia, casalinga.
Io giro negli uffici col cartellino di riconoscimento in bella vista, perchè se no mi scambiano per un utente. Continuo a conoscere colleghi che fanno turni diversi, prima o poi imparerò tutti i nomi, i turni, gli incarichi.
Ho una bella sensazione quando timbro il cartellino. Probabilmente fra qualche anno odierò doverlo fare, ma adesso mi fa sentire al sicuro. Mi fa sentire utile. Mi conferma ogni mattina che alla fine del mese ci sarà uno stipendio, anche se non enorme.
E sto scoprendo che vedere l'alba in mezzo al gelo dell'inverno è bellissimo.
scritto da Isa71 alle 16:42 pretesti: pensieri, donne, lavoro, emozioni commenti: commenti (8) (popup) | commenti (8)
mercoledì, 12 dicembre 2007
firmaL'ufficio è una stanza grande, con le pareti occupate da armadietti con archivi in ordine alfabetico.
Pareti intere.
Le scrivanie sono ordinarie, burocratiche, in metallo grigio.
Tutto, in realtà, è in varie sfumature di grigio.
L'unica cosa colorata che salta all'occhio è il marchietto di Windows XP su un computer appoggiato provvisoriamente su una delle scrivanie. Stona quasi.
L'impiegato mi porge i fogli e la penna.
Tre pagine in tre copie. In totale nove firme. Nonostante abbia accuratamente letto il documento poco prima, mi salta all'occhio una scritta in grassetto: "a tempo indeterminato".
E' tutto lì, in quelle tre parole.
Faccio le nove firme e mi rendo conto di essere emozionata. Ho appena firmato il mio contratto da impiegata di un ente pubblico. A tempo indeterminato.
Penso, mentre firmo, a quanto vorrebbero essere al mio posto in questo momento.
Penso allo stipendio che arriverà regolarmente. Non una cifra da nababbi, ma costante e senza troppi timori.
Porgo i fogli firmati all'impiegato, che mi sorride e mi ringrazia. Prima di tornare a casa passerò da altri due o tre uffici, ricevendo strette di mano di benvenuto e congratulazioni. E facendo non so quante altre firme.
Ho.
Un.
Lavoro.
A.
Tempo.
Indeterminato.
Non è il lavoro che sognavo, ma è un buon lavoro. E ora vedo mio padre che respira meglio, e se ne andrà in pensione più tranquillo.
Arriviamo a casa e scoppio a piangere.
Di felicità.
scritto da Isa71 alle 21:43 pretesti: pensieri, lavoro, emozioni, buonumore commenti: commenti (19) (popup) | commenti (19)
domenica, 09 dicembre 2007
mm

Il vento taglia, è non è un modo di dire, una metafora.
Ieri quando correva impazzito tra i vicoli e le strette viuzze del borgo medievale di Massa Marittima, sembrava di vederlo. Lunghe strisce metalliche saettanti fra i muri di pietra centenaria, incitate da un cielo cristallino. Nessuno in giro. All'ora di pranzo di un giorno di festa le piazze sono vuote e geometricamente definite come in un dipinto di De Chirico.
Luce violenta, bianchissima, e freddo orizzontale e inarrestabile.
Ad un certo punto, mentre si vagava in cerca di una fantomatica mostra di prodotti enogastronomici, non ce l'ho fatta più. Basta così. Ho raccolto le orecchie cadute sul selciato e mi sono rintanata in un vicolo buio e umdio, abbastanza stretto da riuscire ad opporsi all'ingresso delle lame di vento.

vicolo

E lì abbiamo trovato un ristoro, minuscolo e caldissimo, con un proprietario di quelli ancora abbastanza appassionati del loro mestiere da presentarsi personalmente ad accoglierti alla porta quando arrivi, come fosse casa sua e non un esercizio commerciale, e ovviamente a venirti a salutare quando te ne vai, suggerendoti quale bottiglia di vino acquistare...
E lì, mentre un gruppo di ragazzi del Nord Italia anche loro visibilmente lividi di freddo si abbarbicavano sui termosifoni, sono stata guarita nel corpo e nell'anima da una delle migliori "acquacotta" mai mangiata in vita mia.
A volte basta una zuppa antica come il mondo e bollente a compiere un piccolo miracolo, e a far diventare meravigliosa una gita che sembrava rotolare verso una fuga anticipata.

panorama

PS: le fotografie, per una volta, sono mie.
scritto da Isa71 alle 12:24 pretesti: pensieri, viaggi, arte, emozioni, buonumore commenti: commenti (5) (popup) | commenti (5)
mercoledì, 05 dicembre 2007
mancioAbbiamo lottato.
Firmato petizioni.
Scritto lettere di protesta al Gruppo Espresso, al direttore editoriale di Radio Capital Vittorio Zucconi e al direttore artistico (pfui) Linus, e lettere di "raccomandazione" a qualunque emittente radiofonica d'italia.
Ci siamo riusciti.
Da stasera, alle 23.00 Sergio Mancinelli torna con la sua "Area protetta" su Lifegate Radio.

A volte incazzarsi serve.

Per ascoltare da web: Lifegate e poi cliccate sul player a destra.
scritto da Isa71 alle 23:55 pretesti: pensieri, musica, emozioni, incazzatura, buonumore commenti: commenti (7) (popup) | commenti (7)
giovedì, 22 novembre 2007
C'è, nel corpo di un essere umano, di qualunque essere umano, una bellezza ed un mistero che avvicinano a Dio, al Grande Orologiaio o a qualunque entità superiore, fosse anche l'anima dell'uomo in sè, e che ce ne fanno percepire tutta la grandezza.
Il movimento, le forme, le infinite possibilità di questa macchina al contempo meravigliosa e terribile, tecnicamente perfetta e delicatissima, possono essere esaltate in molti modi: dallo sguardo dell'amore, dallo slancio agonistico, dalla grazie e dalla misura di un balletto.
Un omaggio al grande coreografo Maurice Bejart, nel giorno della sua scomparsa.

Bolero, di Maurice Ravel - primo ballerino: Jorge Donn - coreografia: Maurice Bejart.




Ballet for life, omaggio a Jorge Donn e Freddie Mercury - musica: The show must go on, Queen - coreografia Maurice Bejart.


scritto da Isa71 alle 16:31 pretesti: pensieri, musica, donne, arte, uomini, emozioni commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
martedì, 20 novembre 2007
burroSono in una fase di gravi dipendenze ed improvvisi colpi di fulmine. Dopo i cappuccini, i caffè al ginseng, le matite Caran D'Ache e i rossetti di Dior, adesso è il turno del burro salato sul pane tostato, accompagnato dal tè.
Ora, il tè nei pomeriggi d'inverno è una delle mie dipendenze più durature, ma ho avuto questo ritorno di fiamma per il burro salato per colpa di SimonaC e dei suoi post aggraziati sui piccoli riti della vita.
Perchè alla fine, le mie folgorazioni appartengono tutte alla categoria dei piccoli riti ritagliati in mezzo alle cose da fare.
I momenti per me. Le piccole cose che sembrano quasi stravaganti per la loro aria antiquata e fuori moda. E soprattutto, per la loro necessaria lentezza.
Non si può aver fretta nel tostare il pane.
Non si può aver fretta quando si attende che il tè rilasci i suoi aromi nella tazza.
Non si può aver fretta quando si stende una maschera sul viso ascoltando il proprio cd preferito.
Non si può aver fretta quando si guarda il sole tramontare.
Non si può aver fretta quando si accarezza il volto di chi si ama.
Ecco, forse adesso la mia più grave dipendenza è quella per la lentezza, per la calma. Se procedo con calma, devo per forza escludere le sciocchezze che riempono i buchi vuoti lasciati dal continuo correre. E così restano solo le cose importanti, fatte per bene, con calma, e godute fino in fondo.
E riesco a pensare, a vedere tutto con lucidità, con chiarezza. E riesco anche a respirare correttamente, senza affanno.
Rimane un sacco di spazio per la dolcezza ed il sorriso, così. E per stendere un velo di burro salato sul pane tostato.
scritto da Isa71 alle 17:19 pretesti: pensieri, donne, arte, filosofia, uomini, emozioni, buonumore, inutilità fatta post commenti: commenti (10) (popup) | commenti (10)
lunedì, 12 novembre 2007
ruscello"Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in un'unica direzione finchè non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso."
Arthur Golden, "Memorie di una geisha" - 1997

Ricordo bene questa frase, mi viene in mente ogni volta che urto contro qualcosa che fa cambiare la direzione del mio ruscello.
E' così che funziona, sul serio.
A volte l'urto è devastante, ed è paragonabile ad uno di quei cataclismi naturali che sconvolgono per sempre la geografia di un luogo, a volte nemmeno ci accorgiamo della deviazione, e solo dopo un po' comprendiamo ciò che è accaduto.
E dobbiamo guardare il nostro nuovo corso, e capirlo e, soprattutto, accettarlo, perchè è possibile, anzi, è probabile, che niente possa tornare com'era prima.
Ma gli urti, è innegabile, ci fanno bene, di qualunque tipo essi siano. Anche l'esperienza più drammatica, più sconvolgente, ci segnerà in modo da farci incontrare il cambiamento successivo, quello che stravolgerà in meglio il nostro corso.
E guai se non trovassimo mai ostacoli. Le nostre acque ristagnerebbero, asfissiate dalla poca ossigenazione.
Quindi eccomi qui, a constatare la curva che ha intrapreso il mio ruscello, una curva che non avrei mai incontrato se non fossi saltata su quelle piccole rapide di qualche anno fa, se non mi fossi scontrata con quegli spuntoni di roccia che hanno completamente rivoluzionato il mio percorso.
E' tempo di cambiamenti, l'acqua scorre limpida e vitale...
scritto da Isa71 alle 22:24 pretesti: pensieri, amore, donne, uomini, emozioni, buonumore commenti: commenti (13) (popup) | commenti (13)
mercoledì, 07 novembre 2007
massa mar
Avete mai fatto una gita per caso? Così, senza un progetto specifico e preciso nato in precedenza. "Vado a prendere il vino, vieni anche tu?" mi ha chiesto mio padre qualche mattina fa, e così, con giusto il tempo per prendere la borsa e infilarmi un paio di scarpe comode, abbiamo puntato verso Massa Marittima, in una delle mattinate novembrine più calde che io mi ricordi.
Ho guidato per un po' su autostrade che tagliano colline rotonde e lisce, mio padre che contava gli autovelox lungo l'Aurelia, e il cane che sonnecchiava sul sedile posteriore.
Poi, un paesaggio che è una benedizione per gli occhi e per il cuore. Colline di olivi, e vigneti ingialliti che interrompono il verde, gli alberi che lasciano andare le foglie nella brezza, e più giù, in lontananza, il mare, e le isole azzurrine.
alberoC'è silenzio, nemmeno il traffico della provinciale riesce ad arrivare quassù, le auto sono appena macchioline di colore che scorrono dietro ai filari dei cipressi. Sembra una di quelle immagini da cartolina su cui intere schiere di americani appoggiano le loro fantasticherie sulla Toscana, eppure tutto è vero e nello stesso tempo così diverso da quell'idea.
La terra è rossa e argillosa, e spolvera sotto le ruote dei trattori, le palizzate sono solide e ben piantate, ma il legno è grezzo e lascia schegge nelle mani. Niente è patinato e ripulito. Gli stivali dei contadini sono sporchi, e i volti silenziosi e attenti. C'è un muretto che corre lungo un tratto di strada, vecchio come il mondo, spezzato dagli alberi, da una pianta di fico con le foglie tutte gialle nata lì per caso.
pinetaOgni tanto appare una pianta di fichi d'india, chissà come mai qualcuno le ha piantate, insieme a qualche ciuffo argentato di agave, a rendere il paesaggio più selvatico, meno dolce.
Non è una cartolina ad uso e consumo dei turisti, è realtà.
Ci fermiamo all'azienda agricola a prendere il vino, e approfitto per fare razzia di un po' dei loro prodotti, tenermi lontana da salumi, formaggi e barattolini di sughetti e conserve è praticamente impossibile, e vedo già mio padre sgomento che osserva il mio cestino zeppo di cose.
Prendo qualcosa anche per due o tre persone a cui voglio bene, no resisto alla voglia di viziare chi amo con qualche sorpresa...
Approfittiamo e pranziamo lì, a uno dei tavoli che ci sono in veranda. Un tagliere di affettati, formaggio, pomodori secchi, pane e un bicchiere di vino per uno, spillato dalla botte. L'aria è così tiepida che pervista2 l'ennesima volta mi chiedo se è davvero ottobre, oppure il calendario ha preso una strada ignota e sta facendo quello che gli pare.
Si sta bene. Non c'è nulla di speciale in questo pranzo improvvisato come questa gita, e non cambierei una virgola.
E la cosa migliore è che sono bei momenti che trascorro con mio padre, senza che ci siano forzature od obblighi di alcun genere. Chiacchieriamo tranquillamente, scambiamo qualche parola con due impiegati che mangiano un panino vicino a noi, e non credo che potremmo essere più vicini di così.
lo guardo mentre fa scendere il cane dall'auto per farlo sgranchire un po' e dargli da bere. Fra poco torneremo a casa.
E' un autunno d'oro.
scritto da Isa71 alle 19:30 pretesti: pensieri, viaggi, emozioni, cani, buonumore commenti: commenti (13) (popup) | commenti (13)
lunedì, 05 novembre 2007
gattoUn anno fa una persona molto speciale, e senza dubbio alcuno un eccellente scrittore, ha scritto il primo post sul suo blog.
Io l'ho scoperto per caso, girovagando qua e là, come spesso succede da queste parti, e visto che C a t p o e t è diventato una delle mie letture abituali, ed una fonte di riflessioni, pensieri ed emozioni, mi fa piacere fargli gli auguri per questo primo anno di blog e riscrivere qui da me quella poesia che ha avviato la sua avventura.
Voi nel frattempo fate un salto a leggerlo, sono sicura che ne sarete felici: vi stupirà.

Buon compleanno, Catpoet...


Sopra questo ponte.
Questo ponte che oscilla.
Sempre.
Un pensiero gettato nell’abisso:
ardere sulla scia di un sogno.
Inseguirlo tanto da dimenticar se stessi.
Mandami questo sogno benedetto.
Mandami un passione intensa, fammi dimenticare
le macabre introspezioni che ancora tento, in pomeriggi
di evidente follia, senza lasciar spazio
per la campana che fuori risuona.
Mandami delle storie buone, da raccontare agli adulti
prima di dormire.
Mandami, mandami danzatrici
sul limitare dell’accampamento,
svelte di fianchi e flessuose di pensiero.
Là, sullo specchio di una luna che riempie il cielo.
Sotto la puntinata architrave che sostiene l’universo,
il senso apparirà immediato.


(di catpoet, anche la foto)
scritto da Isa71 alle 18:00 pretesti: parole, pensieri, amore, donne, arte, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (8) (popup) | commenti (8)
domenica, 04 novembre 2007
linus

Clicca sull'immagine per ingrandirla...
e' passato il Grande Cocomero-Zucca!

(vedi questo post...)
scritto da Isa71 alle 15:14 pretesti: amore, donne, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
martedì, 30 ottobre 2007
cocomeroCaro Grande Cocomero,
che poi per prima cosa dovresti spiegarmi perchè qui ti chiamano "cocomero" quando in realtà sei una zucca. Del resto, si sa, ad Halloween sono le zucche a farla da padrone.
Mi è venuto in mente di scriverti una lettera, quest'anno, proprio a te, che con quella che è la mia piccola esistenza italiana non hai niente a che fare. Non restarci male: lo sai che qui abbiamo delle precedenze, per Babbo Natale (lo so, è un po' prevaricatore, ma non ci si può far nulla ormai, visto che si appoggia alle multinazionali. C'è da capirlo però, con tutti quei pacchi da consegnare o si adegua al mercato o non potrebbe farcela, povero, ha anche una certa età...) e soprattutto per la Befana.
Però sai com'è, le zucche mi stanno simpatiche, soprattutto dentro al risotto, e ogni volta che penso che Linus, come ogni anno passerà la notte in un campo di zucche ad aspettarti, mi intenerisco, e quindi ti ho un po' preso in simpatia. Perchè tu e Linus siete i due elementi che dimostrano che a volte sperare in un altro mondo, in un'altra possibilità, in un'altra versione dei fatti, è possibile, e crederci fino in fondo può essere bellissimo.
Per questo ti scrivo, e la cosa sorprendente davvero è che non ho nulla da chiederti, se non di lasciare le cose così come stanno, almeno per me. Non spostare una virgola, Grande Cocomero-Zucca. Vola sopra il mio orticello, fai ciao con la mano, e vai oltre, vai da Linus, e portagli regali, che se li merita, perchè anche lui crede che un altro mondo sia possibile.
Ho passato anni seduta nel mio orticello ad aspettarti, mentre tutti gli altri andavano in giro a prendersi ciò che spetta loro, o che hanno sempre pensato che spettasse loro: dolcetto o scherzetto. Io non sono mai stata brava a chiedere, e se mai trovassi il coraggio di suonare alla porta di uno sconosciuto, non riuscirei ad aprir bocca, e dubito che mi verrebbe regalata anche una sola caramella. E così sono stata ad aspettarti nell'orto delle zucche, come ogni piccolo, testardo Linus di questo mondo, sperando, convincendomi alla fine, che ci fosse qualcosa in più, che ci fosse un'altra strada per raggiungere il dono previsto per me. E ora vedo che ho fatto bene. Vedo quella che è la mia vita adesso, e capisco che Linus ha ragione.
Il Grande Cocomero-Zucca esiste, e prima o poi passa e ti porta i suoi doni. E sono immensamente più grandi di qualche caramella.
Basta aver pazienza.
Quindi grazie, Grande Cocomero-Zucca, fai buon viaggio e tieni duro, perchè c'è chi ha fiducia in te.
Con affetto, Isabella.
PS: e buon Halloween a tutti i Linus di questo mondo.

scritto da Isa71 alle 18:11 pretesti: pensieri, amore, donne, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (20) (popup) | commenti (20)
giovedì, 25 ottobre 2007
candelaAd un certo punto tutto si fa più chiaro.
All'improvviso, come accendere una candela nel buio più pesto. Anche quando fuori la nebbiolina autunnale piovosa rende i contorni indistinti, addolcendo ogni forma. Esistono dei momenti di perfetta, assoluta lucidità e limpidezza, dove ogni tessera del mosaico trova il suo posto.
Si può vedere tutto il quadro, distintamente, in nei più minuscoli dettagli, si può capire ogni minuscola implicazione, ogni correlazione fra un fatto e l'altro, le traiettorie che portano da una causa al suo effetto sono nette e definite come scie luminose nel buio.
Le parole sono scritte al neon.
E tutto accade all'improvviso. Prima ci sono confusione, dubbi e domande. Poi qualcuno o qualcosa accendono la luce, e tutto riguadagna la sua esatta posizione, ed è chiaro.
Il che non significa che se ci sono problemi, si trovino all'istante anche le soluzioni, o che siano cancellate malinconie e problemi, o che addirittura si conquisti una qualche capacità di preveggenza. No. E' solo chiarezza. E' una candela accesa nel buio. E' sentire consapevolezza e serenità che scivolano dentro, dolcemente ma con risolutezza. E tutto quadra. Tutto è come deve essere.
scritto da Isa71 alle 18:04 pretesti: pensieri, amore, donne, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (9) (popup) | commenti (9)
martedì, 23 ottobre 2007

A riprova di quello che ho scritto ieri sulla magnifica serata dell'Alcatraz di sabato scorso, ecco l'esecuzione di una "Sultans of Swing"... beh: giudicate voi.
Ma occhio che potrebbe prendervi fuoco il mouse!
I LadyBugs sono (da sin.): Davide Ruggerini alle tastiere, Alessandro Caraffini alla chitarra e voce, Simone Pezzini alla batteria, Adriano Pezzini alla chitarra, Tiziano Lana al basso.
scritto da Isa71 alle 11:24 pretesti: musica, amore, arte, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (10) (popup) | commenti (10)
lunedì, 22 ottobre 2007
ladybugs

Eccoli qua. Quelli che ormai mi diverto a definire i "miei ragazzi", e cioè i LadyBugs, tribute band dei Dire Straits da Mantova (e quanto è riduttiva questa definizione...), fotografati mentre travolgono l'Alcatraz di Milano con il loro modo di suonare: diretto, divertito, scanzonato, eppure sempre incredibilmente professionale e musicalmente ineccepibile.
A vedere questa foto mi emoziono da morire, perchè hanno la cornice che si meritano, sembra uscita dalle pagine di Rolling Stone...
La nostra serata di beneficenza è stata un successo, e ancora mi stupisco di come un gruppetto sparuto di ragazzi accomunati da una passione, senza altro supporto se non una testardaggine senza pari, siano riusciti a concretizzare un sogno così grande.
Eppure ci siamo riusciti. E mi sono ritrovata fuori da questo locale a fissare la nostra locandina appesa accanto a quella di Amy Winehouse, che sta in classifica e ha i video su MTV. Ed ho fatto oltre 500 km guidando da sola, più altri 300 con il gruppo, per godermi questi due giorni che ora mi sembrano brevissimi, trascorsi troppo troppo velocemente. E poi il pranzo e l'atmosfera serena con A. e la sua magnifica famiglia, le risate in auto, l'arrivo in gruppo in albergo, truccarsi con le mani che tremano per l'emozione.
E ancora riabbracciare amici che non vedevo da un po' ed abbracciare persone che ancora non avevo mai incontrato di persona, le foto, i video girati durante il soundcheck, e trovare il suo sorriso ad aspettarmi, la pizza tutti insieme ridendo come pazzi, e gli amici di Nutriaid che colpiscono al cuore tutti i ragazzi del pubblico con i video dei loro bambini in Rwanda, e i brividi alle prime note di "Once upon a time in the west", e l'entusiasmo del pubblico sulle note di "Sultans of swing" sparata quasi a velocità da heavy metal, e vedere gruppetti di metallari ed emo-kids ventenni che ballano sulle note di "Walk of life" e ci vengono a chiedere "Ma che musica è questa??" con la faccia di chi ha appena visto la luce, e la foto di gruppo, e tutto il resto che non posso scrivere ancora perchè altrimenti occuperei tutto lo spazio di Splinder.
Caterve di emozioni. Sono in sovraccarico e temo che potrei esplodere da un minuto all'altro, bang! come una supernova.
Sono schifosamente felice.

lady2

scritto da Isa71 alle 18:26 pretesti: pensieri, viaggi, musica, amore, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (7) (popup) | commenti (7)