Manco da moltissimo tempo da questo blog. Scusatemi, sono impegnata a vivere là fuori.
Però un augurio di Buon Natale volevo lasciarvelo comunque. Qua, anche se si è svuotato, è sempre un bel posto.Questo racconto l'ha scritto Carlo Alberto Turrini, qui noto come catpoet o abitoparole, e che è anche l'Uomo che Amo. Buon Natale amici... e se pensate che sia una favola... beh, non lo è.

Sotto i boschi di pini e betulle, nel turbinio di neve che mescolava nuvole basse con l'orizzonte altrettanto bianco, stavo pescando sul lago ghiacciato con Pekka. Il buco, nello strato di parecchi centimetri si faceva con un grosso trapano, in meno di un minuto. Poi bisognava togliere i guanti, tuffare la mano nuda nell'acqua gelida e tirar fuori subito i pezzetti di ghiaccio, prima che si saldassero nuovamente imprigionando la lenza. Dove poteva nascere il mito di Babbo Natale, se non in quelle contrade isolate dal resto del mondo per più di sei mesi l'anno?
Immaginai elfi, gnomi, fate, mentre lavoravano alacremente per i nostri bambini. Succedeva in una casa di legno, di quelle che esistono solo nelle fiabe, mentre io le vedevo sul serio, girando lo sguardo intorno da Vaala ai boschi verso Kemi. E sapevo che ci si stava pure bene, con le stufe alimentate con buona legna profumata di resina. Un pesce abboccò allora, distraendomi dalle mie fantasticherie da turista. Era un pesce di san Pietro; il primo che avessi mai pescato. A prenderne almeno altri dieci ci si poteva fare una bella frittura.
Ecco lì la realtà, la lotta per la sopravvivenza, l'istinto predatore della razza umana. Eppure, non riuscii a trovare davvero il disincanto, in quel vento gelido e nello sforzo di resistergli. Capivo finalmente che essere persone significa sfidarsi, ma restare bimbi dentro, e godere di ogni nuova esperienza, persino dei geloni. Eravamo due uomini adulti inginocchiati nel ghiaccio nella luce tagliente del mezzodì. Uno, contento di essere nella sua terra, l'altro, felice di stare inaspettatamente a 3000 chilometri da casa.
Aveva senso? No. Aveva gusto. Quel che avrei potuto desiderare per Natale era proprio la lenza che tenevo tra le mani. E furono due, tre, fino a quindici i pesci che pescammo quella volta. Ogni pescatore immerso nei suoi pensieri, ma entrambi con un sorriso ingenuo stampato sulla faccia. Ero talmente entusiasta delle prede che avrei voluto restare ancora fino al buio. Pekka non era d'accordo; prudente e finlandese più di me, mi riportò sulla terra facendomi notare che la temperatura stava calando bruscamente e che eravamo lì da oltre due ore.
Chissà perché, mi sembrò che il suo sano realismo fosse rivolto anche alle mie fantasie su giganti buoni vestiti di rosso, che distribuiscono regali di notte, passando per i camini. Vabbé, avevo volato alto... capita! Comunque ero soddisfatto, con il pescato nella borsa di nylon bianco e la prospettiva di una bella cena con la radio in sottofondo. Fu allora che il branco di renne uscì dal bosco, tagliandoci la strada con passi lenti e maestosi. Il capobranco si stava dirigendo verso il Nord, come se sapesse bene dove doveva arrivare...















Riceviamo e volentieri pubblichiamo...
E dopo una settimana di pene... oggi ho sfornato il mio primo pane!
...E siccome non ho il pene, non può darmi neanche il pane, e quindi devo farmelo da me. Il pane, non il pene.
Credo che ormai siamo tutte contagiate, noi ragazze (e col termine ragazze, includo anche le over-quaranta-quasi-cinquantenni) dalla sindrome di Audrey. Tolte alcune inevitabili maschiacce (ma che magari nascondono un cuore di burro), ci basta un tubino nero o un accessorio très Givenchy per sentirci Audrey per un attimo.
Ok.
Lavorare con il pubblico può essere fastidioso, lo ammetto: ognuno ha il suo carattere, le sue esigenze, e di solito non corrispondono neanche lontanamente con quello che offre il servizio.

Lo faccio solo perchè
E così si volta pagina. Un anno in più, e un cambiamento radicale. Niente più lavoro pendolare.

(Vi avviso: sto per scrivere un post retorico, trito e ritrito e di sicuro anche banale...)



Ogni martedì S. viene da me a fare le pulizie.
Quando vado dall'estetista o dalla parrucchiera, capita che insistano, le gentili fanciulle, per fornirmi qualche giornale con cui ingannare l'attesa, mentre lo smalto si asciuga o le meches prendono colore.
La sala d'aspetta è sobria, moderna. Un divanetto blu e alcune poltroncine nere. Al centro, un tavolino da fumo di ebano e marmo bianco. Sul tavolo da fumo c'è un grosso posacenere di cristallo. Sul muro, il cartello "Vietato fumare."
Nonostante io non ami l'estate, c'è qualcosa di incantato per me nelle giornate e soprattutto nelle notti di questa estate...
La musica Klezmer è un genere tradizionale appartenente alla cultura ebraica.

(In ufficio, dialogo fra colleghe.)
Ecco.
Poi succede che crolli, così, di punto in bianco. Quando meno te l'aspetti esplodi in un pianto irrefrenabile, che butta fuori tutto quello che hai macerato dentro per giorni. E se ti va bene, c'è qualcuno che ti abbraccia, mentre succede. A me è andata bene.
(Allo sportello, un pomeriggio di primavera. Entra un uomo anziano, sull'ottantina, distinto.)

Il suonatore di tromba jazz sulla terrazza del Gianicolo, mentre diluvia su Roma e ci perdiamo in quel panorama, sotto l'ombrello.



Oggi vi consiglio un CD che non potete trovare nei negozi sotto casa, ma dovrete fare lo sforzo di ordinarlo on line se ne volete una copia.
Vai a pensare che cosa può succedere nella vita.
Perchè alla fine tutto lo splendore della vita si riduce a pochi piccoli intensi momenti.
Perchè quando ti dicono che dimostri dieci anni meno di quelli che ci sono sulla carta d'identità.
Ho ancora un gran mal di schiena, per colpa di questa brutta influenza che mi perseguita da una settimana. Si, sinceramente avrei preferito continuare ad alzarmi alle 6 ogni mattina come d'abitudine, piuttosto che passare le giornate stesa qua e là fra una corsa e l'altra in bagno (no comment), nutrendomi di riso bollito e tè.
Ieri ero in ufficio, e stavo per uscire e tornarmene a casa, quando ho sentito un po' di mie colleghe esclamare alcuni "Ooooh!" e "Aaaah!" molto commossi e inteneriti.
A tutti voi, amici di Splinder, tantissimi auguri di Buon Natale: grazie di avermi letta, commentata, dibattuta, ignorata, presa in simpatia o antipatia.
L'ufficio è una stanza grande, con le pareti occupate da armadietti con archivi in ordine alfabetico.


Abbiamo lottato.
Stamani ho fatto una cosa nuova. Sono stata un paio d'ore davanti al più grande supermercato della mia zona a dare una mano per un'iniziativa di volontariato, la "
Sono in una fase di gravi dipendenze ed improvvisi colpi di fulmine. Dopo i cappuccini, i caffè al ginseng, le matite Caran D'Ache e i rossetti di Dior, adesso è il turno del burro salato sul pane tostato, accompagnato dal tè.
"Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in un'unica direzione finchè non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso."

C'è silenzio, nemmeno il traffico della provinciale riesce ad arrivare quassù, le auto sono appena macchioline di colore che scorrono dietro ai filari dei cipressi. Sembra una di quelle immagini da cartolina su cui intere schiere di americani appoggiano le loro fantasticherie sulla Toscana, eppure tutto è vero e nello stesso tempo così diverso da quell'idea.
Ogni tanto appare una pianta di fichi d'india, chissà come mai qualcuno le ha piantate, insieme a qualche ciuffo argentato di agave, a rendere il paesaggio più selvatico, meno dolce.
l'ennesima volta mi chiedo se è davvero ottobre, oppure il calendario ha preso una strada ignota e sta facendo quello che gli pare.
Un anno fa una persona molto speciale, e senza dubbio alcuno un eccellente scrittore, ha scritto il primo post sul suo blog.
Caro Grande Cocomero,
Ad un certo punto tutto si fa più chiaro.



Mi hanno regalato un cd, che contiene alcune canzoni che ascoltavo secoli fa... una ventina d'anni, più o meno, quindi si, secoli fa.
(Dialogo avvenuto realmente fra il mio nipotino virtuale C. ed un passante...)


Avete mai provato a mangiare un gelato passeggiando sotto la pioggerella di fine estate?
Alzarsi con calma, tardi, gustando la pigrizia del sabato mattina. La colazione in vestaglia, seduta, con calma, mentre il cane gioca con la mia ciabatta.
Se siete a Genova, o ci passate per caso, o non sapete che fare, prendete i vostri piedini e soprattutto le orecchie e portateli al Porto Vecchio, e precisamente al "Banano Tsunami", al Molo Ponte Embriaco, Genova, dalle ore 21.00.
E' stato bello ieri portarti a fare shopping, sei ancora un figurino con l'abito di sartoria e le cravatte Regimental che mi diverto a regalarti.
Tanti anni fa, quando la vostra amica qui scorrazzava negli studi di una minuscola radio locale fingendosi una dj, non esistevano i programmatori pagati apposta per scegliere i dischi, e quindi ognuno faceva da sè.
In qualche modo, stanotte sono tornata alle origini di questo blog. L'ho aperto nel febbraio scorso dopo aver sognato un gatto di pelo rosso che mi parlava con la voce di Marcello Mastroianni, come racconto nel
Giorni fa, a tavola, chiacchieravo con mio padre del più o del meno, e non ricordo bene come, ma siamo finiti a parlare di buone maniere e di come si sta al mondo, soprattutto quando un uomo si trova a corteggiare una gentil fanciulla.
Breve dialogo fra la sottoscritta e
Stavo cominciando a preoccuparmi.
Caro Mark,
(Dialogo. Io e la mia amica A. al telefono, il giorno dopo la mia terapia a base di "Le Iene" e birra.)
Dal sito
Stamani c'è il sole. Sai che novità, è agosto... Però l'aria è pulita, e la brezza che entra dalla finestra qui accanto è ancora fresca.
Quando ho iniziato a lavorare, tre mesi fa, ho rapidamente realizzato che sarebbe stata dura. 
Nel 1977 avevo sei anni e oltre a guardare Heidi e a fare merenda con pane burro e zucchero, ascoltavo la radio e sapevo già mettere i dischi sul giradischi di mio padre (salendo su una sedia perchè non ci arrivavo).

(Questa recensione di concerto è dedicata a
Io e la mia amica A. abbiamo lasciato l'auto in quel super custodito parcheggio del post precedente perchè stavamo andando allo spettacolo di inaugurazione del
Da qualche giorno i miei post sono in pratica uno la conseguenza dell'altro, così, nascono da idee o suggestioni che arrivano dal post o da qualche commento precedente. Mi piace vedermi quasi sfuggire di mano i miei stessi pensieri, vederli deragliare sotto i colpi gentili delle parole di qualcuno, e vederli trottare allegramente in posti che non ricordavo, o che ignoravo proprio del tutto...
Viareggio, 17 giugno 2007. La pattuglia delle "Frecce Tricolori" disegna meraviglie nel cielo.






Parola di Monicelli:











