mercoledì, 31 dicembre 2008






We're old enough for leaving home
the old joanna and the old trombone
It's all going on
I'm growing my sideboards long.
And you and me
can be who we want to be.
Listen now, right here
It's going to be a beautiful year.


(Mark Knopfler - We can get wild)

Sarà un bell'anno...?
scritto da Isa71 alle 17:56 pretesti: parole, musica, buonumore, inutilità fatta post commenti: commenti (12) (popup) | commenti (12)
martedì, 23 dicembre 2008
Tempo di Natale, tempo di Auguri... a quei pochi che ancora resistono alle sirene di altri (ben più miseri) lidi della rete, leggi Facebook et similia, a loro, ai miei lettori abituali e a quelli occasionali, i miei auguri per un tempo migliore. E che il tempo migliore cominci da ciò che si ha nel cuore.
Vi regalo un racconto di c a t p o e t e una foto scattata da me, con un abbraccio grande.
Auguri!

lanterne


Quel giorno, guidando come al solito verso casa, il dottor Ugo Lorenzi non era affatto allegro. In ufficio gli avevano prospettato un 2009 di sangue, sudore e lacrime. Gli affari delle aziende clienti stavano andando male, e questo avrebbe avuto un effetto dirompente sul fatturato dello studio di commercialisti nel quale lavorava da oltre dieci anni. Quindi, doveva dire addio alle solite vacanze in Kenya con la famiglia. Prima di entrare in autostrada, spense il cellulare. Non lo faceva mai, ma quella sera aveva bisogno di riordinare le idee.

Davvero, una situazione difficile. Paventava sopratutto la reazione della moglie, abituata a farsi due settimane al sole mentre a Milano l'inverno arrivava al culmine. Come spiegarle che non c'era niente da fare? Che bisognava accettare qualche sacrificio, con la speranza che in futuro gli affari tornassero a tirare? Accelerò un poco, per superare una Golf che oscillava pericolosamente tra il bordo strada e la corsia di sorpasso. Il traffico era sempre caotico, verso il fine settimana. C'erano camion che cercavano di fare l'ultima consegna prima dello stop forzato per il week end, auto già in marcia per la montagna, furgoni costantemente con la freccia fuori. Insomma, nulla di nuovo. Eppure, si sentiva a disagio in mezzo a quella confusione. Aveva davanti ancora una ventina di chilometri, e gli parevano centinaia.

Uscì al primo casello e si infilò in una della tante strade di campagna che aveva percorso, da ragazzo, con la bici del padre e la canna da pesca sulla spalla. Era molto che non vedeva quei posti. A parte le rotatorie, non erano cambiati. I filari di pioppi si alternavano ai campi arati, con la bella terra scura che ogni anno sapeva produrre quintali di mais, grano, tabacco. Gli faceva bene ritrovare il paesaggio dei suoi anni migliori, quando poteva fantasticare libero su tutto. Ricordava ancora di aver desiderato di diventare un musicista, poi un pilota di jet, un cantante rock, un archeologo... Si riscosse sul rettilineo che portava dritto al portone di casa. “Mah, che sarà mai” pensò, “al massimo si fa una litigata. Pazienza. Vorrà dire che mi terrà il muso per un paio di giorni”. Schiacciò il pulsante dell'apri-cancello e pochi istanti dopo era in garage. Prima di entrare in cucina, decise che avrebbe parlato alla moglie solo dopo cena. Non gli andava di farsi sentire dai bambini mentre discuteva di tagli ed economie.

Mangiarono come al solito, con la tv accesa, perché volevano vedere i filmati dove gli animali sembravano tanti clown, e ne combinavano di tutti i colori. Alle dieci, come al solito, dovette faticare per mettere a letto i figli. E pensare che ai suoi tempi lo mandavano in branda subito dopo carosello. Quando finalmente la casa fu tranquilla si risolse a fare la cruciale dichiarazione che gli avrebbe alienato la simpatia di Clara almeno per una settimana. Lei lo ascoltò con calma e attenzione, poi sembrò prender fiato per una lunga replica. Qui viene il bello, perché ciò che disse suonò piacevolmente imprevisto: “Avevo già intuito che per quest'anno le vacanze potevano saltare. Non sono mica scema. Li leggo anch'io i giornali. Ma non devi crucciarti. Anzi, ti ricordi i Salteri di Centa San Nicolò? Mi hanno chiamato per farci gli auguri. Siamo stati al telefono un'ora buona e ci hanno invitati ad andar su in montagna, nella loro malga riattata che a loro non serve. Lo sai che a me la montagna non piace, comunque, pur di portarci i ragazzi mi accontento.”

Ugo Lorenzi si sentì immediatamente sollevato. Nessuna guerra in famiglia. Niente barricate. Nulla di nulla. L'unica cosa che lo turbava ancora, era di dover passare ben quindici giorni in un paesino dove non c'era il benché minimo svago. Ma, come si dice, di necessità virtù. L'indomani, caricò la famiglia ed i numerosi bagagli sull'auto (e quella fu la volta in cui credette finalmente di aver fatto bene a prendere un SUV). Guidando piano, prese la via del Trentino Alto Adige, con i bambini che guardavano estasiati i picchi altissimi affacciati ai due lati dell'autostrada. Fece un paio di fermate tecniche in autogrill, infine depositò il gruppo in un posto che somigliava parecchio ad un presepe, con la neve alta mezzo metro e le case di legno illuminate da candele accese.

Aveva immaginato di annoiarsi, ma tra battaglie a palle di neve, pupazzi, lunghe passeggiate in mezzo ai boschi e racconti davanti al camino, non ebbe tempo per sbadigliare. La crisi gli aveva restituito il piacere stare con i suoi cari, di giocare senza preoccuparsi dei commenti altrui, persino di raccontare favole ai bimbi prima di dormire. Sulla strada del ritorno, si fece mentalmente una solenne promessa: mai e poi mai avrebbe sacrificato ancora il tempo a far soltanto soldi. Ora sapeva che vivere è molto, molto di più.
scritto da Isa71 alle 21:25 pretesti: parole, pensieri, amore, donne, arte, filosofia, uomini, emozioni, amico, buonumore commenti: commenti (6) (popup) | commenti (6)
sabato, 20 dicembre 2008


A Natale... strozza Pasquale!

(perchè viene voglia anche a voi di strangolarlo, vero??)

scritto da Isa71 alle 19:20 pretesti: malumore, inutilità fatta post commenti: commenti (5) (popup) | commenti (5)
lunedì, 15 dicembre 2008
rumtopfNon so se avete presente la situazione.
Freddo. Freddo cane. Del resto, a Trento, con i mucchi di neve ai bordi delle strade, è inevitabile.
Soprattutto se piove.
Per carità, per il resto poi Trento è bellissima, con quei bei palazzi di colori pastello e affrescati, coi balconcini e le fioriere di ciclamini.
Le persone sono sorridenti e gentili, anche se è freddo.
Io sono una donna di mare, e la neve mi sembra una cosa astrusa, irreale, e non so gestire molto bene il freddo così freddo. Ma tant'è, volevo vedere il mercatino di Natale, e così io e l'uomo che amo ci siamo avventurati su per la Val d'Adige per raggiungere la ridente cittadina.
Bellissimo. Pieno di cose splendide.
Però è freddo. Tanto. E verso le 14.30 abbiamo anche convenuto che fosse il caso di mangiare, e mentre ci avviamo verso qualche ristorante, scopriamo che al centro del cerchio di bancarelle del mercato, c'è un ulteriore cerchio magnifico, stupefacente direi, di bancarelle che offrono cibarie e beveraggi di ogni tipo.
Ma soprattutto, BOLLENTI.
Così, ci avventiamo su dei corposi panini CALDI a base di Luganega GRIGLIATA e quindi CALDA e di CRAUTI CALDI. E dopo, vuoi non bere qualcosa di CALDO? La scelta cade su una bislacca miscellanea a noi del tutto ignota: un bicchierone di liquido rosso con aggiunti dei frutti che a prima vista sembrano cotti.
Tutto magnificamente CALDO.
E anche magnificamente ALCOLICO.
La bevanda in questione, che sia benedetta e diffusa nei quattro angoli del mondo, è una specie di vin brulè condito col RUMTOPF: frutta macerata nel rum per mesi, tipica della cucina tedesca.
Bene. Tempo 24 secondi netti, il freddo è totalmente sparito e anzi, la neve dove passiamo si scioglie all'istante, e la felicità regna sovrana su di noi.
Ah, che meraviglia, l'inverno!
scritto da Isa71 alle 18:38 pretesti: viaggi, amore, arte, cucina commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
martedì, 09 dicembre 2008
Venerdì 12 dicembre, dalle ore 18.00 all'Hotel Villa Toscana da Uz
Viale Colombo 209 - Lido di Camaiore (LU)

Presentazione del libro

"Abito Parole"

di Carlo Alberto Turrini

con mostra fotografica di Marco Bertin, con immagini realizzate in B/N su pellicola ad infrarossi.


Un testo insolito, che ruota intorno al tema - casa - per parlare in realtà di un'umanità varia e disorientata, sfruttando stili letterari eterogenei: il racconto, la prosa, la massima, la poesia.
Nessuna possibilità di prevedere cosa accade nella pagina seguente, né come verrà raccontato...


L'attrice Rebecca Palagi leggerà alcuni brani dal libro.


abitoparole

Carlo Alberto Turrini vive e lavora a Verona. Nel 1982 pubblicò un libro di prosa e poesia intitolato "Il cielo", che fu apprezzato da critici quali Roberto Roversi e Franco Fortini. Ciò malgrado, abbandonò in seguito ogni progetto letterario per passare alla scrittura commerciale, impiegandosi come copywriter. Oggi torna alla letteratura per un radicale bisogno di libertà e di critica al "mondo di vivere" consumistico occidentale.

Marco Bertin, veronese. Ha pubblicato sei libri, tre sul tema del carnevale e tre sull'Africa.
Collabora con l'Unicef. Suoi portfolio sul ritratto e sul paesaggio sono stati pubblicati dalle più autorevoli riviste di settore. Esposizioni personali in Italia, Francia, Belgio, Austria,Germania, Portogallo. Le immagini che presenta parallelamente al volume "Abito parole" sono il risultato di una lunga ricerca svolta in tutta Europa.

scritto da Isa71 alle 22:25 pretesti: parole, pensieri, amore, donne, libri, arte, uomini, emozioni, amico, buonumore, viaregginitudine commenti: commenti (3) (popup) | commenti (3)
giovedì, 04 dicembre 2008
fuoco

L'incendio come eredità
spetterebbe a me.
Perchè sono silenzioso.
perchè non ho mai usato la forza.
Perchè sono sincero
e non discrimino
tra i materiali da bruciare.


c a t p o e t

(catpoet.splinder.com - abitoparole.splinder.com)
scritto da Isa71 alle 21:41 pretesti: parole, arte, filosofia, emozioni, catpoesie commenti: commenti (1) (popup) | commenti (1)
mercoledì, 03 dicembre 2008
grandineIl prestigioso bagno dei dipendenti del mio ufficio (chiuso a chiave, non si sa se per proteggerlo dagli intrusi o impedire che si veda quanto fa schifo...) ha una bella finestra di quelle di una volta, alte alte, che per arrivare alla maniglia, c'è da salire in piedi sulla tazza del water. Cosa che, capirete anche voi, non agevola il ricambio dei fumi chimici prodotti da certi miei colleghi...
Comunque.
L'altra mattina entro, e trovo la tapparella sollevata di qualche centimetro, e il vetro aperto. Visto che si gelava e stava diluviando, ho dato una spinta al vetro per accostarlo (mai mi sognerei di salire in piedi sul water) e mi sono dedicata ai miei bisognetti.
Mi alzo, mi ricompongo, mi volto per tirare l'acqua e... ohibò!
Cosa sono quei pallini bianchi che galleggiano allegramente nel mio bisognino??
Calcoli? Naftalina? Esserini alieni nelle loro ovette pronti ad uscire e invadere l'ufficio??
Mentre mi avvicino per guardare meglio, sento un "tic!" e vedo atterrare un altro pallino.
Mi giro verso la finestra, e scopro che si è nuovamente dischiusa, e sta lasciando entrare i chicchi di grandine che rimbalzando sul davanzale cadono dritti dritti nel water!
Non vi dico le facce delle mie colleghe quando sono rientrata in ufficio e trionfante ho esclamato:"Che tempaccio!Grandina perfino nella mia pipì!"
scritto da Isa71 alle 11:09 pretesti: lavoro, surrealismo, inutilità fatta post commenti: commenti (1) (popup) | commenti (1)