
Ho ancora un gran mal di schiena, per colpa di questa brutta influenza che mi perseguita da una settimana. Si, sinceramente avrei preferito continuare ad alzarmi alle 6 ogni mattina come d'abitudine, piuttosto che passare le giornate stesa qua e là fra una corsa e l'altra in bagno (
no comment), nutrendomi di riso bollito e tè.
Sono qui che metto a posto qualche oggetto, e vedo come la struttura della mia vita, no, anzi, l'essenza stessa della mia vita è cambiata negli ultimi mesi.
Così, dopo un sacco di tempo in cui è successo poco o niente. Non vedo più di fronte a me binari di solido acciaio, pronti a condurmi in una direzione stabilita, ma un bel numero di piccoli sentieri di cui posso solo intuire la forma ed il percorso, ma stranamente, per me che sono sempre stata una donna dalle sospensioni parecchio rigide che non ama i viottoli impervi e pieni di buche, cominciano ad essere interessanti.
Dai sentieri si può sempre uscire con facilità, per perdersi in un bosco, scoprire una radura, imbattersi in personaggi imprevisti, scoprire
frutti nuovi e deliziosi. E anche, si, lo ammetto, pungersi le dita sui rovi mentre si pensa di raccogliere more, o irritarsi sfiorando
ortiche ben nascoste.
Ma è sempre meglio così, che il brusco e devastante deragliamento che serve per uscire da un binario.
O peggio ancora, dover aspettare che un macchinista a noi ignoto azioni il cambio, decidendo lui per noi.
E così eccomi qui, guardo la cartella con le pratiche del mio lavoro appena iniziato, che ancora non so neanche quanto è esattamente la busta paga. Ma so che a fine mese arriverà.
E i mucchi di fogli, appunti, progetti, sogni sparsi qui sulla mia scrivania.
E la nostra foto che aspetta ancora di essere messa in una cornice,
noi due che sorridiamo.
E sappiamo benissimo perchè.